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PREFAZIONE


1
Viviamo in un Paese che raccoglie a conserva sembra incredibile, la maggioranza relativa, se non assoluta, dei beni culturali creati dall'uomo su tutta la Terra. E noi veneti, in particolare, stiamo su un territorio che non ha nulla da invidiare, in fatto di testimonianze storico-artistiche, alle regioni centrali del nostro Paese, per quanto riguarda l'epoca medioevale, a le supera nettamente per quanto riguarda l'età moderna, che possiamo far correre, sotto questo aspetto, dal nostro condiocesano Andrea Mantegna al genio neoclassico di Canova: cioè per quattro densi, operosi, gloriosi secoli.
Anche se gran parte dell'immenso patrimonio architettonico creato dai maggiori e minori artisti (così si chiamano, ancor oggi, al mio villaggio, gli artigiani: artigiani si consideravano, anche se unici net loro genere, Michelangelo a Bach) è giunta sino a noi, dobbiamo per un verso deplorare la frequenza a facilità con cui nel secolo scorso (ma anche nella prima metà del Novecento!) andarono distrutte opere a costruzioni che oggi saremmo in grado di valorizzare a di ammirare, a per l'altro lamentare lo stato di incuria, degrado, semiabbandono in cui altri insigni manufatti giacciono, si tratti di monumenti architettonici, di opere pittoriche o di altre espressioni dell'intelligenza creative, amorosamente poste a servizio sia della società civile sia della comunità ecclesiale. Quando diciamo "insigni" non intendiamo tanto connotare nel senso della fama o celebrità, quanto nel senso di "segno": è insigne, sotto tale aspetto, tutto ciò che contiene, conserva, ed esprime un segno, una presenza di senso, un'indicazione di orientamento culturale a spirituale. Anche una colonna mozza, anche un umile capitello diruto in mezzo alla campagna è, sotto questo riguardo, "insigne". Forse è la nostra stessa ricchezza di tali segni, accumulate per un millennio e più su un territorio complessivamente circoscritto, quello che ci mette nell'impossibilità di attribuire a ciascuno di essi il valore, la cura, l'attenzione che tutti indistintamente meriterebbero. C'e peraltro più di un "segno", tra noi, che ci lascia intravedere l'inizio di un nuovo orientamento culturale.

2
Quest'opera, primo frutto del "Comitato per il recupero del complesso monumentale di Maddalene di Vicenza" recentemente costituitosi (19/2/ 1992), è di grande valore perchè raccoglie insieme le motivazioni ideali del Comitato stesso a le finalità assunte nello statuto.
Dalle pagine seguenti, con meticolosa documentazione stese da Gianlorenzo Ferrarotto, traspare il valore storico eccezionale del complesso monumentale di Maddalene, parte significativa della vita religiosa del Vicentino, che ha visto protagonisti per 350 anni i frati Girolimini, voluti da papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer), presso la precedente Chiesa di S. Maria Maddalena, ai piedi del Monte Crocetta, per frenare il dilagante malcostume a ravvivare la fede dei poveri abitanti di quel territorio. Da questa prima cura pastorale, dopo la soppressione del convento (1772) da parte della Repubblica di Venezia, prese l'avvio per merito di Antonio Beregan (1793) l'attuale comunità ecclesiale, con un proprio curato.
E' opera meritevole già l'aver offerto alla comunità parrocchiale di Maddalene la conoscenza delle proprie radici storiche, in momenti di forte frammentazione sociale, come l'attuale. Auguriamo che presto il Comitato riesca a rendere visibili queste radici con il progettato recupero del complesso monumentale, opera di grande valore civico a religioso.

3
Ci pare che il lavoro s'inserisca con specifici connotati scientifici a culturali nel quadro di reviviscenza storico
documentaria riguardante a il versante civile a quello più propriamente religioso. Per quel che possiamo dire, la rinascita degli studi, la frequenza delle indagini seriamente condotte, la sempre più copiosa messe di risultati dati alla luce, stanno a testimoniare le proporzioni, impensabili sino a qualche decennio fa, di un fenomeno che nell'imminente secolo XXI non potrà se non dilatarsi ed approfondirsi. Ne cogliamo i contrassegni anche nell'adozione, progressivamente più sicura e rassicurante, di non solo onesti ma proprio ineccepibili metodi a di ricerca e di esposizione. Dobbiamo considerare oramai esausta la gran versa che in passato trovava modo di zampillare, con acque non sempre trasparenti, più dalle buone intenzioni a dal desiderio che certe cose fossero andate in un certo modo, che da quello che il grande storiografo Lod. Ant. Muratori (1672 1750) chiamava "il nerbo del documento ".
Certo, la storia fatta coi soli documenti è arida e, almeno a livello di coscienza a conoscenza popolare, poco avvincente. Ma senza la documentazione, correttamente individuata e intelligentemente interrogata a fatta parlare, non si può più fare neanche una bella leggenda. Nella storia seriamente condotta (storia vuol dire, da Erodoto in poi, indagine, ricerca, prima che narrazione) anche i dati minori dicono cose interessanti, aprono all'intelligenza problematizzante sempre nuovi interrogativi. Pensiamo, per esempio, alla forza evocativa dei nomi: "Maddalene" ricorda, di primo acchito, la Maria penitente che fece innestare sulla sobria verità evangelica ricchissime fenomenologie a immaginative e pittoriche, collegate con l'importanza che nella religione cristiana ha, o dovrebbe avere, l'esperienza penitenziale. Sulla stessa direzione, si colloca il nome dei monaci che fan pensare a Girolamo, l'incandescente e "invettivo" presbitero dalmata che sceglie, per indagare le Scritture a far penitenza dei peccati, nientemeno che Betlemme. Lieti di aver preso visione di questo primo frutto della fatica intelligente e generosa del Comitato per il recupero del complesso monumentale di Maddalene a Vicenza, esprimiamo il desiderio che tale lavoro apra la strada ad altri recuperi (pensiamo, solo per un istantaneo riferimento, al complesso di San Silvestro, per restituire al quale l'importanza che pur merita nel cuore della Città non basta la passione generosa del prof. Cevese), e formuliamo 'augurio che sia per tutti - per la Civica Amministrazione, per la Chiesa particolare, per le Persone che hanno la grazia di amare la verità della storia e la bellezza dell'arte d'incoraggiamento e stimolo la benemerenza di pochi.

Vicenza, 16 luglio 1992, Madonna del Carmelo
+ Pietro Nonis, vescovo