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CAPITOLO IX
LE VICENDE DELLA VENDITA
DEL CONVENTO DI S. MARIA MADDALENA
Sono trascorsi quasi due anni da quel 25
settembre 1772, quando i frati del convento di Maddalene sono
stati costretti ad allontanarsi.
Nonostante le aste pubbliche, il convento non trova acquirenti
a niente sembra turbare una situazione di impasse destinata a
durare a lungo.
Ma, evidentemente, i tempi sono maturi per certi cambiamenti.
Il 9 maggio 1774, perviene a Marcantonio Primani, sostituto di
Alessandro Duodo quale Magistrato Aggiunto Sopra Monasteri (1),
una proposta di acquisto da parte di tale don Francesco Ferri
dei beni a del convento di Maddalene. Sintetica nel contenuto,
ma altrettanto inequivocabilmente chiara la proposta. Eccola:
"In via d'umilissimo progetto esibisco io sottoscritto
di depositare nell'Officio dell'Ill.mo ed Ecc.mo Signor Provveditore
alli ori et argenti conto deposito provvisorio alli tre per cento
in Zecca a credito della Cassa Opere Pie sostenuta dall'Ill.mo
ed Ecc.mo signor Marcantonio Primani, Aggiunto Sopra Monasteri,
ducati correnti da 6:4 l'uno sono milleseicento cinquanta, a questi
nel seguente modo, cioè ducati quattrocentocinquanta all'atto
dell'accettazione a deliberazione del presente progetto; ducati
seicento nel termine di mesi sei prossimi venturi; a li altri
ducati seicento nel termine di mesi sei susseguenti; cosicchè
net termine di un anno che s'intenderà incominciato dall'accettazione
di questa saranno effettivamente depositati tutti li sopradetti
milleseicentocinquanta ducati; a ciò per l'acquisto che
intendo a fare del soppresso convento di S. Maria Maddalena fuori
della Porta di S. Croce di Vicenza, era abitato dai PP. Girolimini
con le fabbriche tutte, corte a brolo entro il circondario dello
stesso convento, assumendomi inoltre il carico del mantenimento
della Chiesa, con sacristia, campanile, campane, a di rimettere
i sacri arredi quando saranno logorati quelli che mi saranno in
ora consignati, ed inoltre gli obblighi della celebrazione della
S. Messa in tutti li giorni festivi, come sta previsto nella polizza
d'incanto, de quali incanti molti ne seguirono senza che sia stato
mai deliberato a veruno per non esservi state esibizioni avanzate
come questa. E coll'esibizione di idonea pieggeria per la manutenzione
di quanto prometto a mi obbligo sac. Don Francesco Ferri. "
Chi è dunque don Francesco Ferri? Le notizie su di lui, non
sono purtroppo molte. Sappiamo che era un sacerdote originario di
Cerete Basso, in provincia di Bergamo, dove possedeva dei terreni.
Qualcosa di più abbiamo saputo leggendo le pagine precedenti,
ma senza peraltro ricavarne granché. Egli tuttavia, abitava
ed operava a Venezia. Per quale motivo si sia interessato al convento
di Maddalene, resta un mistero. In via ipotetica, si può supporre
che egli fosse conoscente dei Beregan a che questi lo avessero convinto
a trasferirsi a Maddalene, anche in seguito alle pressioni fatte dai
Governatori della Coltura di S. Croce nei confronti della nobile famiglia
Beregan. Sta di fatto che il Ferri conosce í retroscena riguardanti
questo monastero, ossia le aste battute in piazza S. Marco a andate
a vuoto. Forse medita anche di lucrare qualche ducato da una operazione
che in effetti egli compie nel dicembre 1773. Sicuramente conosce
la valutazione fatta dal perito Duodo a ritenuta dai più decisamente
troppo elevata. Ed ecco, infatti, che il 10 dicembre 1773, cioè
cinque mesi prima di presentare la sua offerta, vende per la somma
di ducati 2550 circa 27 campi tra prativi, arativi a boschivi a Cerete
Basso ai fratelli Simone a Caterina Ferrari. Costoro depositano 318
ducati a titolo di acconto al Collegio dei X Savi sopra le Decime
in Rialto, come previsto dalla normativa allora in vigore. Questa
ricevuta riveste una particolare importanza, in quanto sarà
la causa delle vicende che vedremo più avanti. Dunque il
Ferri fa la sua proposta, consistente nella disponibilità
a versare, quale valore dell'intero complesso conventuale di Maddalene
e sue adiacenze 1650 ducati, pagabili in tre rate, a cioè
450 ducati al momento della accettazione della offerta da parte
dell'Aggiunto, altri 600 ducati a sei mesi ed i restanti 600 ad
un anno dalla entrata in possesso dei beni acquistati. Il Primani,
destinatario della proposta del sacerdote Ferri, informa con una
sua lettera del 13 maggio 1774 il Senato della novità, rammentando
che il Ferri offre 150 ducati in più rispetto alla offerta
massima ottenuta durante le aste. Si dice tuttavia disponibile a
tentare una ulteriore asta pubblica se questa fosse 1'indicazione
del Senato. Vale la pena trascrivere per intero il testo della missiva
poc'anzi menzionata.
"Ser. mo Principe,
Sempre intenta la mia obbedienza all'esecuzione dei pubblici emanati
decreti per la vendita de soppressi conventi non fascia mezzo alcuno
a migliorare le rendite della Cassa Opere Pie. Pratticati però
vari incanti senza alcuna offerta dagli Ecc.mi miei precessori,
a parimenti della mia rassegnazione sopra il Convento di S. Maria
Maddalena fuori della Porta di S. Croce in Vicenza, era abitato
da PP. Gerolimini con fabbriche, sue adiacenze, a terreno parte
cortivo, a parte brolo arativo in quantità di campi 4.2 tavole
16 pur compreso metà nel Fondo d'ingresso al Convento, oltre
il fondo delle fabbriche in quantità di campi 1/4 tavole
92 e w3/4 mi sortì finalmente l'esibizione di ducati 1500
v.c.
Per ottenere un qualche aumento non ho trascurato il maneggio che
non si nega affatto inutile, sicchè posso umiliare all'Ecc.mo
Senato l'offerta che unisco di ducati 1650 della valuta stessa con
la condizione però di effettuar l'esborso della summa suespressa
con ducati 400 al tempo dell'accettaxione e deliberazione di tale
progetto, ducati 600 al termine di mesi sei, ed altri ducati 600
net fine delli susseguenti mesi sei, onde net periodo di un'anno
sia supplito all'intiero, esibendo di prestar idonea pieggeria per
la manutenzione di quanto promette al tempo della consegna dell'instromentale
investituta, assogetandosi ancora agli obblighi tutti a quali esso
acquisto è chiamato dalla poliza d'incanto.
Comparisce esso Convento colle dinotate adiacenze in stima per ducati
2838,13, da quali detratti ducati 1400 di capitale dipendente dalli
tre obblighi soliti ragguagliarsi al 3 % cioè di mantenere
la Chiesa, Sacristia, arredi a far celebrare la Messa ogni giorno
festivo di cadauno anno, accresce di ducati 214.11 l'esibizione
presente delta stima sudetta.
Veramente la dilazione del pagamento nel modo suespresso senza contribuzione
del prò del 3 % come si stile minore essa offerta, a sottrae
dalla Cassa Opere Pie la tenue somma di ducati 27, ma la risarcisce
poi, il di più che della stima viene esibito, cioè
detratti li 27 ducati predetti amonta a ducati 187.11. Credendola
adunque V.S. accettabile sarò pronto anche ad un nuovo esperimento
d'incanto sopra questa base, se fosse così comandato. Grazie.
Data dall'Aggiunto sopra Monasteri li 13 maggio 1774.
Marcantonio Primani Agg. to sopra Mon. ri. "
Ottenuto dal Senato parere favorevole alla cessione del convento
alle condizioni del Ferri, in data 4 giugno 1774 il Primani dà
disposizione affinché venga preparato il relativo decreto
di possesso del convento a favore dell'acquirente Ferri, onde consentirgli
di provvedere ai versamenti pattuiti. Seguirà, dopo il pagamento
della prima rata la autorizzazione al rilascio del regolare atto
di investiture del bene acquistato. Il Ferri ritiene sufficiente
presentare alla Cassa Opere Pie, quale primo versamento pattuito,
la ricevuta rilasciata a Simone a Caterina Ferrari del costituto
di deposito di 318 ducati a fronte dei 2.550 di cui risulta essere
creditore verso i Ferrari stessi per la vendita delle terre di Cerete
Basso.
Tuttavia questa ricevuta, ad un attento esame da parte dell'avvocato
fiscale Spiridion Calichiopeli, collaboratore dell'Aggiunto, viene
accettata con riserva. Al Ferri viene rinnovato l’invito al
versamento di quanto stabilito, senza che questi peraltro vi provveda.
Il Primani, dopo aver lasciato trascorrere inultimente oltre un
anno, quanto mai seccato, il 26 settembre 1775, visti inutili tutti
i tentativi di convincere il Ferri a rispettare gli impegni assunti,
scrive al Senato Veneto, denunciando il Ferri per insolvenza a chiedendo
alto stesso organo supremo di annullare il decreto 4 gíugno
1774 che dà al Ferrí il diritto di dichiararsi proprietario
dei beni acquistati. Per la verità, il decreto è ancora
custodito nei cassetti dell'Aggiunto, in attesa di istruzioni sul
da farsi. Egli propone addirittura di rifare una nuova asta pubblica,
addebitando le relative spese al sacerdote insolvente. La missiva
indirizzata al Senato dal Primani è, infatti, quanto mai
chiara:
"Ser. mo Principe,
il decreto 4 giugno 1774 accogliendo l'esibizione di ducati 1650
v. c. per l'acquisto del soppresso Convento di S. Maria Maddalena
fuori della Porta di S. Croce di Vicenza, era abitato dai PP. Gerolimini
ha permesso all'Aggiunto di rilasciarne l'Instromento con le suggerite
cautele. Consistevano queste, oltre gli obblighi naturali espressi
dalla Poliza d’incanto nelle condizioni di effettuar l’esborso
della suma esibita con 450 ducati al tempo dell'accettazione del
Progetto, ducati 600 nel termine di mesi 6 e li restanti ducati
600 in fine delli susseguenti mesi sei, cautando il tutto con idonea
pieggeria. Dichiarò il Rev.do don Francesco Ferri con positivo
Costituto 6 dello stesso giugno 1774 di aver fatto l'acquisto suddetto
per conto proprio e si obbligò alle condizioni espresse nel
suo progetto a volute dal sommo decreto.
Non è comparso il compratore colla dovuta partita di
Zecca del N.H. Provv. Ori ed Argenti, di libero esborso alla Cassa
Opere Pie dei primi 450 ducati, non solo dentro li quindici giorni
dopo il decreto, a dopo la sua accettazione, ma nemmeno dopo molti
nelli posteriori. Al difetto del primo esborso, successe il secondo
e finalmente si aggiunse il terzo, cosicchè spirato L'anno
senza che egli abbia prestata la pieggeria, a senza che abbia prodotta
in questi intervalli altra partita, che di una porzione di quanto
deve, la quale non poteva essere admessa dalla mia ubbidienza vincolata
alle cautele sopradete. In questa situazione io mi sono costretto
di rassegnar L'emergenza dell'Ecc. mo Senato, a di ricordare insieme
che altro espediente non resta per la buona discipline della materia
a per l'altrui esempio, che quello di tagliare il decreto stesso
per l'effetto che siano rinnovati gli Incanti a danni spese ed interessi
di esso Rev.do Ferri, come viene prescritto dalla stampata polizza
d'incanto. Grazie.
Data dall'Aggiunto Sopra Monasteri li 26 settembre 1775
Marcantonio Primani Agg. to Sopra Monasteri. "
Il giorno dopo, 27 settembre, è il Ferri a consegnare personalmente
una sua lettera all'Aggiunto, nel suo ufficío, lamentandosi
per il fatto che dopo oltre un anno non gli viene rilasciato il
decreto di possesso del convento. Di più, afferma che gli
viene negato con "misteriosa insistenza" assumendo quindi
un atteggiamento vittimistico per ottenere maggiore attenzione.
Sollecita nuovamente anche la consegna dello strumento di investiture,
ossia 1'atto notarile vero a proprio. Dice testualmente la lettera
del sacerdote:
" 27 settembre 1775
Il Rev.do don Francesco Ferri non sa comprendere il motivo per cui
tutt'ora dal Ministro dell'Ecc.mo Agg.to sopra Monasteri negate
gli venga con misteriosa insistenza l'instrumentale investitura
del suo acquisto del soppresso Convento di S. Maria Maddalena fuori
della Porta di S. Croce di Vicenza, dipendente da decreto dell'Ecc.
mo Senato 4 giugno I 774.
A tutela pertanto delli Beni a ragioni sue s'attrova in necessità
di prodursi alla venerate giustizia a sapienza del medesimo Ecc.mo
Aggiunto sopra monasteri ed umilmente implore venga terminato a
deciso, che attese le cose tutte, che sono corse, a come stanno
debba essere fatta al rev.do Ferri l'instrumentale Investitura del
suo acquisto del Convento stesso come vuole ragione a giustizia
non meno, che la pubblica ammancabile fede, a ciò per tutto
quello a quanto.
Sac. don Francesco Ferri"
L'incontro tra i due deve essere stato sicuramente alquanto burrascoso.
Il magistrato infatti è furibondo. Lo si capisce dal tono
della nuova missiva che il Primani invia immediatamente al Senato,
segnalando l’accaduto e avvertendo lo stesso Organo Superiore
di un nuovo stratagemma messo in atto dal Ferri per aggirare il
magistrato veneziano.
Racconta il Primani, che il Ferri è riuscito ad ottenere
il traslato a proprio nome, ovvero l’atto di investitura della
proprietà del convento di Maddalene, senza aver versato neppure
un ducato. Chiede inoltre come deve agire nei confronti del sacerdote,
al fine di dare un esempio a quanti siano intenzionati a non rispettare
le ordinanze del Senato Veneto. La missiva del Primani inizia così:
"Ser. mo Principe,
con mia sorpresa a con esempio di pessime conseguenze non solo alla
buona disciplina delle vendite di questa Cassa Opere Pie, il religioso
don Francesco Ferri in questa mattina si è prodotto personalmente
con l'unita lettera in questo officio nella quale a fronte di non
aver mai presentato nei tempi e modi prescritti alcun legale pagamento
dell'acquisto del soppresso Convento di S. Maria Maddalena fuori
di Vicenza circoscritto nel decreto dell'Ecc. mo Senato 4 giugno
1774 alle comandate cautele, come ho rassegnato nella mia precedente
scrittura ed a fronte di tutta la tolleranza avuta nel lungo corso
di quindici mesi ai suoi studiati sotterfugi chiama il Fisco in
Giudizio e propone che gli sia rilasciato l'Instromento d'investitura.
A questo fine ha avuto il coraggio di fame anche anticipatamente
all'esborso il traslato al proprio nome alle Xme del Clero, ed ora
nell'offesa di chiamar misterioso l'insistenza del Ministro che
servendo con onore e con esattissima pontualità al comando
espresso di ven. Ser.à gli ha rimarcato che l'attesa era
dipendente dalle leggi a dall'unico sovrano volere.
Non aggiungerò alcun riflesso sul carattere della carta,
offensivo la dignità e le pubbliche leggi a diretto soltanto
ad impedir con un nuovo stratagemma il decreto che ne precedesse
l'incanto a danni a spese del difettivo come vogliono le leggi a
la disciplina della materia. In tale emergenza, l'autorità
dell'Ecc.mo Senato saprà conoscere qual espediente convenga
ai riguardi suoi, mentre della mia obbedienza saranno sempre venerate
le Somme sue risoluzioni. Graxie.
Data dall'Aggiunto sopra Monasteri il 27 settembre 1775.
Marcantonio Primani agg.to sopra Monasteri. "
Dunque anche questa volta ha la meglio il Magistrato veneziano.
Infatti il Ferri non ottiene soddisfazione a le cose restano al
punto di partenza. Da queste lettere è difficile capire da
quale parte stia la ragione e da quale il torto. Qualcosa di più
si riesce a capire dal documento cronologicamente successivo, vale
a dire dalla relazione dell'avvocato fiscale del Magistrato Aggiunto,
Spiridion Maria Calichiopeli, il quale su richiesta del nuovo Aggíunto
sopra Monasteri, Agostino Barbarigo, subentrato a Marcantonio Primani,
ricostruisce i fatti testè narrati.
Motivo di questa relazione è la richiesta inviata al Magistrato
Aggiunto, da tale Girolamo Salsi per conto di Francesco Farabini.
Questi chiede la restituzione di 495 ducati versati alle casse del
provveditore agli Ori, Argenti in Zecca, che afferma aver consegnato
al Ferri per 1'acquisto del convento di Maddalene. All'avvocato
fiscale, Agostino Barbarigo chiede anche un parere legate sulla
pertinenza dells richiesta del Farabini, al fine di potergli rispondere
convenientemente.
La dettagliata relazione così comincia:
"Illmo et ecc. mo Signor Agg. to Sopra Mon. ri
Per rispettabilissimo comando dell'E. V. deve l'umiltà di
me sottoscritto Avvocato Fiscale produr le informazioni, et il riverente
mio sentimento sul mente, all'E. V. prodotto da d. no Girolamo Salsi
Int. o, a per home di d. o Francesco Farabini, che implore sia posto
in libertà il deposito di ducati quatrocentonovantacinque
v.c., seguito all'officio del n.h. Provveditore agli Ori ed argenti
in Zecca li 18 febbraio 1779 a credito del n.h. Aggiunto sopra Monasteri,
stante esser cessato il motivo per cui era da annotarsi per parte
del Farabini istesso il costituto relativo.
Dietro i maneggi tenuti dal n.h. di lei predecessore, per la vendita
del sopresso convento di S. Maria Maddalena, fuori delta Ports di
S. Croce di Vicenza, era abitato dai PP. Gerolimini, sortì
di ritrovare dal rev.do Don Francesco Fern l'esibizione di ducati
milleseicentociquanta, con la condizione per altro di effettuar
l'esborso delta somma esibita con ducati quattrocento cinquanta
al témpo dells accettazione a deliberazione del progetto,
ducati seicento net termine di mesi sei a li restanti ducati seicento
net fine delli susseguenti mesi sei, cautando il tutto con idonee
pieggierie per la manutenzione di quanto promette al tempo dells
consegna dells instrumentale investiture.
Non adempito dall'acquirente il volontario assunto impegno di esborsar
a credito delta Cassa Opere Pie all'atto delta decretazione del
progetto gli esibiti ducati quattrocentocinquanta, produsse otto
mesi dopo l'accennata copia di partite, quale abbracciando soltanto
ducati quattrocentonovantacinque v.c. fu bensì dal N.H. Aggiunto
d'allora trattenuta La copia istessa a cauzione dells cassa medesima,
ma non girossi il capitale dipendente da quells, posciacchè
doveano a quel tempo esborsarsi dall'acquirente li suddetti ducati
quattrocentonovantacinque, ma la somma di ducati ottocentotredici
effettivi. Esibita da esso lui in progresso altra copia di partite
comprensiva ducati trecentodiciotto v. c. depositati li 10 settembre
1773 a credito del Colleggio ecc.mo del X savi sopra le decime in
Rialto da Simon a Catterina Fratello e sorella Ferrari acquirenti
una pezza di terra di campi 27 circa arativi, prativi, boschivi,
erano di ragione dells Cappellania Ferri in Cerete Basso distretto
di Bergamo, non fu creduto delta mia riverenza che accettar si dovesse
a motivo che net costituto di deposito medesimo eravi apposta la
condizione delta Investita del rifferito capitale in luogo cauto
a sicuro a perpetua cauzione di detto acquisto.
Erano trascorsi mesi quattordeci a più ne quali non avendo
cautato il Feri con le promesse idonee Pieggerie l'acquisto nè
fatti a tempi debiti i patuiti esborsi, fu in necesità il
n.h. Aggiunto d'allora di rassegnar con sue scrittura 26 settembre
1775 l'emergenza all'Ecc.mo Senato, a di raccordar insieme, che
altro espediente non rimaneva per la buona disciplina delle vendite
dell'antedetta Cassa, a per l'altrui esempio, che quella di tagliare
l'enunciato decreto 4 giugno 1774 per l'effetto della rinnovazione
degli Incanti a danni, spese et interesse d'esso Ferri, come viene
prescritto dalla stampata polizza d'Incanto.
Attrovandosi il punto nella esposta situazione, ricorse il rev.
do Ferri alla via giudiziaria, a con sua scrittura del detto mese
in confronto dell'ecc. mo avvocato fiscale implorò, che attese
le cose tutte corse a come stanno debbagli esser fatta l'instromentale
investitura dell'acquisto del convento suddetto, di cui fa seguir
con arbitrio il traslato a di lui nome al Collegio ecc. mo de X
Savi.
Partecipata con scrittura 27 detto mese ed anno all'ecc.mo
Senato l'emergenza, diretta soltanto ad impedire con nuovo stratagemma
il decreto che ne precettasse l'incanto a danni, spese del difettivo,
come si disse, pendono per anche su di esse due scritture le sovrane
pubbliche deliberazioni.
Vedendo il Farabini protrarsi di molto la consumazione dell'affare,
gli cadde in mente di prodursi all'E. V ad oggetto venisse posto
in libertà il deposito fatto a di lui nome ma esistendo questi
a credito del N. H. Aggiunto ed essendo stata prodotta la copia
di partita al di lui ufficio non dal depositante Farabini ma dal
Ferri acquirente, ogniqualvolta venisse posto in libertà
il deposito suddetto, oltrecchè resterebbe priva affatto
della necessaria cauzione: la cassa antedetta potrebbe incontrarsi
un qualche obice per parte del Ferri medesimo per essere egli stato
il presentatore della copia istessa di Partita.
Non essendo stato il Farabini costretto dal N. H. Aggiunto a depositar
la indicata summa che fu da lui spontaneamente depositata a credito
di questo ufficio, non ha al presente di addimandare che venghi
posto in libertà, posciacchè se avesse potuto avere
effetto l'instromento di investitura, sarebbe stata da molti mesi
girata a dita nome a credito del n.h. Aggiunto sopra Monasteri conto
Cassa Opere Pie.
Perchè ritorni al depositante, è di mestieri per divoto
mio sentimento che o venghi dall'Ecamo Senato comandato sull'indicate
due scritture il riverito suo volere, o si annoti dal Ferri costituto
di rimozione dell'estesa prodotta con l'espressa dichiarazione inoltre,
di non pretender in alcun tempo veruna azione, a ragione sul prefatto
soppresso convento.
Evero peraltro, che non può al presente la detta summa investirsi
nei pubblici depositi; posciacchè se seguisse la Investitura,
darebbe anzi al Ferri di pretendere l'instromento d'investitura
come propose con sua scrittura giudiziaria, abbenchè non
abbi cautato con idonee pieggierie l'acquisto, a non abbia effettuato
a tempi debiti gli stabiliti esborsi.
Reputo perciò, che debba continuar a rimanere in deposito
la prefatta summa fino alla total consumazione di questo affare.
Servito dalla natural insufficienza mia allo specioso demandato
incarico, midò l'onore di baciar umilmente le mani.
Data li 29 maggio 1778.
Spiridion Maria Calichiopeli. "
A questo punto viene quasi da pensare, leggendo la documentazione
consultata, che il Ferrí agisca in tutta questa vicenda,
con l’intento di raggirare anche l’Aggiunto sopra Monasteri.
Non si capisce altrimenti, come mai il Ferri operi cercando sotterfugi
anzichè impegnarsi nel rispetto dei patti assunti. Sembra
di capire che i fratelli Simon a Caterina Ferrari, a loro volta
abbíano ceduto tutto a questo Francesco Farabini, che trovandosi
impossibilitato ad entrare in possesso delle terre acquistate, reclama,
a ragione i suoi diritti chiedendo adeguata tutela nei confronti
del Ferri. Al Farabini, tuttavia non viene concesso il rimborso
richiesto, nonostante abbía dimostrato che i 495 ducati erano
suoi, anche se versati a nome del Ferri.
Le cose restano com'erano a niente a nessuno sembra in grado di
poter districare l’ingarbugliata vicenda. Qualche tempo dopo
la precisa ricostruzione dei fatti presentata al nuovo Magistrato
Aggiunto sopra monasteri Barbarigo dall'avvocato fiscale Calichiopeli,
il Ferri tenta una nuova carta per sbloccare la situazione appena
descritta. Lo fa chiedendo aiuto ad un amico, tale Dolfin Tron,
il quale a sua volta è in amicizia con il Barbarigo. Dolfin
Tron accompagna con un biglietto vergato di suo pugno una "nota
informativa" preparatagli dal Ferri che riporta la sua versione
dei fatti.
"In esecuzione della legge 1605, comincia il Ferri, furono
deliberati nell'anno 1773 al pubblico incanto alcuni beni di ragione
del jus patronato Ferri sostenuto a possesso da me prete Ferri Francesco
per il prezzo di ducati 318,18 v.c., che sono de piccoli ducati
2550, depositato dagli acquirenti al Collegio Ecc.mo de X Savi per
partita dell'Ecc.mo signor Provveditor agli on et argenti in Zecca
da esser investiti in luogo cauto a sicuro a perpetua cauzione del
loro acquisto. Miglior investita far non potevasi per mia parte,
quanto quella proposta all'Ecc.mo Signor Agg.to sopra Monasteri
nel mio progetto 9 maggio 1774.
Dopo tanti tentativi non era riuscito a detta S. E. ma carica di
vendere a prezzo vantaggioso il Convento di S. Maria Maddalena fuori
della porta di S. Croce di Vicenza, era abitato dai Rev.di padri
Girolimini colle annesse fabbriche, corte, a brolo stimato per ducati
2835,13, da quali però dettrar si dovevano ducati 1400 per
gli obblighi di mantenere la Chiesa, sagrestia, campanile, campane,
li sacri arredi a di far celebrare la S. Messa ne giorni festivi
cosicché dovevasi ricavare da detta vendita soli ducati 1453,13.
Mi sono però offerto
di far detto acquisto coll'esborso di ducati 1500, a nell'assumermi
gli obblighi espressi cosicchè s'avvantaggiasse la Cassa
Opere Pie di ducati 46, 9. Fu riguardata come fortuna inaspettata
la mia proposizione ed è anche riuscito al n.h. Aggiunto
di maneggiarla cosà utilmente, che mi condusse ad accrescere
l'esibizione d'altri ducati 150. Sono in tutti ducati 1650, pagabili
in tre tempi, cioè ducati 450 all'atto della deliberazione,
600 in capo a sei mesi e gli altri 600 al compimento dell'anno,
offrendo anche in cauzione del pagamento la pieggeria. Fu accompagnata
dall'Ecc.mo Aggiunto all'Ecc.mo Senato l'offerta a con sovrano decreto
1774 4 giugno fu comandata la stipulazione dell'instrumento stesso,
quindi l'investimento medesimo. Recai a quel Magistrato la copia
di partita del Deposito fatto all'Ecc. mo Provveditore agli on et
argenti dagli acquirenti dei miei beni, pagai le acque per l'acquisto
a così pure dazio a massetteria, nè mancai da effettuar
l'altro deposito per la seconda ratta da me progettata ed accolta
cosicché in conto del prezzo di ducati 1650 ne sono in ben
pubblico 1050, ed altri 600 dovrò esborsarne. Dopo tanti
sacrifici, non posso certamente apprestarmi di vedermi negata la
consegna dell’instromento a per conseguenza il possesso del
ben acquistato. Non ci si può impuntar impontualità,
effettuato avendo non solo il primo pagamento ma anche quel secondo
che far non dovevo se non nei sei mesi dopo l'acquisto. Non manca
da pieggeria esistendo ducati 1050 in deposito a rimanendo sempre
li beni in pubblica cauzione; la terza ratta non deve da me estinguersi
che un'anno dopo il possesso.
Ecco però le veramente dolorose mie circostanze primo da
più di tre anni del capitale del primo deposito a da due
anni circa dal deposito secondo, che mi avrebbero fruttati in esborso
di quanto imposto il dazio, masseteria, il pagamento d'acqua ed
il traslato tutto sulla fede d'un instrumento già convenuto
ed all'ombra di un sovrano decreto dell'Ecc. mo Senato, mi ritrovo
senza il dinaro a senza li beni nell'incertezza dell'esigerlo a
nella impotenza di ogni altra disposizione; che perciò ricorro,
continua il Ferri, alla valida protezione dell'Ecc.za Vostra implorando
che sia finalmente, mediante la sua autorittà, ultimato d'orare
pronto anche a rimuovere lettera 1775 27 settembre per formalità
presentata al Magistrato Ecc.mo sopra Monasteri col solo ed unico
oggetto di preservare le mie ragioni. Grazie"
Anche questa missiva non contribuisce certo a chiarire i fatti:
credibile sembra, infatti, anche il Ferrí. Purtroppo neanche
questa supplica all'Aggiunto avrà esito positivo. Il ministro
veneziano, infatti, non dà risposta alcuna al sacerdote,
né subito né in seguito.
Ma come spesso accade, a sistemare le cose ci pensa il tempo. Dopo
otto lunghi anni di totale silenzio e immobilismo, la vicenda torna
a movimentarsi con la morte di don Francesco Ferri il 12 dicembre
1785.
Un anno dopo, il 29 dicembre 1786 l’avvocato fiscale Calichiopeli,
ancora al suo posto, riapre il caso Ferri, con un suo scritto indirizzato
all'Aggiunto sopra Monasteri, nel quale dopo aver ricostruito il
susseguirsi dei fatti e insistendo nel ricordare che il Ferri aveva
lasciato trascorrere quindici mesi senza provvedere al pagamento
del prezzo pattuito per l’acquisto del convento di S. Maria
Maddalena, rammenta come
“fu partecipato alla autorittà pubblica dal N.
H. predeccesor dell'E.V emergente con scrittura 26 settembre 1775,
che indica non esservi altro espediente che il taglio del decreto
4 giugno 1774. Nonostante la mancanza ai patti assunti, continua
Calichiopeli, si avanzò il defunto sacerdote acquirente di
produr li 27 settembre detto anno (1775) in confronto dell'Ecc.
mo avv. to fiscale giudiziaria estesa al Magistrato ecc. mo Sopra
Monasteri proponendo il rilascio dell'instromento d'investitura:
a denotò ad un tempo aver fatto seguir al proprio nome il
traslato al Magistrato Ecc.mo dei Soprindendenti alle Xme del Clero
in antecipazione del esborso, chiamando misteriosa la istanza del
ministro che avea apertamente ricusato, atteso non esser stato effettuato
neppure il primo pagamento di rilasciar il relativo instromento;
il che fu anche rassegnato all'autorittà somma con riverente
scrittura del giugno istesso.
Di chè a nome del detto sacerdote mancato ai vivi implorasi
la dissoluzione e storno del riferito contratto stante non aver
ritratta nè esservi nella giudiziaria utilità vana,
rendesi necessario di riconoscere ed esaminare il testamento del
defunto, se per caso vi fosse aver autentica fede della di lui morte;
ed altra fede che assicuri aver beni in Decime il sacerdote istesso;
a conchè si rimarchi della eredità espilata; è
di mestieri che il vivente detto si presenti al n.h. Aggiunto sopra
Monasteri implorando che venghi per conto pubblico accolto di tal
nuovo il detto soppresso Convento, che siano a lui condonate le
spese tutte, danni ed interessi per il reincanto di esso: esibendosi
di annotar dietro gli assensi che venissero prestati, qualunque
costituto o condizione pur di fare a di lui spese ritrattar il seguito
traslato, in maniera che possa a debba il N. H. Aggiunto disporre
liberamente di esso.
Spiridion Calichiopeli"
Morto il Ferri, per un momento sembra che la complessa vicenda possa
essere ricomposta; questa ipotesi in realtà, rimane soltanto
una illusione. Aperto il testamento del defunto, infatti, questi
lascia eredi delle sue sostanze il fratello ed i nipoti, ma anche
lascia loro il compito di definire con 1'Aggiunto la vertenza riguardante
1'acquisto del convento di Maddalene.
A questo punto, come abbiamo visto, Calichiopeli chiede al magistrato
Agostino Barbarigo l’annullamento di tutti gli atti relativi
al defunto sacerdote, onde consentire una nuova asta pubblica. Sembra
tuttavia, di capire che neppure questa soluzione sia quella giusta:
ancora una volta le cose restano così come erano nel giugno
1774.
Frattanto a Maddalene da oltre un decennio la popolazione locale
è priva di un adeguato sostegno spirituale, spesso invocato,
anche a causa della lontananza dalla Chiesa parrocchiale di S. Croce.
La sola Chiesa dell'ex convento viene aperta nei giorni festivi
per consentire al coadiutore del parroco di S. Croce di celebrarvi
la Messa.
I governatori della Coltura di Santa Croce, già da tempo,
hanno chiesto un fattivo interessamento alla nobile famiglia Beregan,
che a Maddalene possiede vastissime proprietà terriere a
sopratutto una bellissima casa di campagna, perché interponga
i suoi buoni uffici presso le autorità veneziane con le quali
i Beregan intrattengono stretti rapporti.
La gente chiede di avere un sacerdote che rimanga stabilmente a
Maddalene. I Beregan accolgono l’invito. Attraverso Antonio
Beregan, figlio di Pier Carlo, che già ricopre elevate cariche
pubbliche in seno alla Dominante, cominciano i contatti, si cerca
una soluzione ormai non più rinviabile. Egli riesce a contattare
gli eredi del defunto don Francesco Ferri. Inoltre, riceve dal suo
gastaldo Giacomo Ramanzin, una pressante richiesta perché
verifichi la possibilità di acquistare le terre attigue all'ex
convento ed il complesso conventuale stesso per conto di suo fratello
Francesco. Quest'ultimo, possidente padovano, offre anche il denaro
sufficiente per l’acquisto. Dati i tempi a sopratutto le precedenti
esperienze, il Ramanzin chiede al Beregan di perfezionare lui l’atto
relativo con il Magistrato Aggiunto, a proprio nome. Il Beregan
prende la palla al balzo ed in un sol colpo riesce a concludere
positivamente tutte e due le questioni.
Il 24 maggio 1793 ottiene dagli eredi Ferri il diritto al subingresso
nell'acquisto dell'ex convento di Maddalene. Accertata anche la
disponibilità del Magistrato Aggiunto a definire la vendita
del convento di Maddalene, informa il Ramanzin della possibilità
di portare a buon fine 1'affare, grazie anche ai buoni auspici di
suo padre Pier Carlo. Con i 1650 ducati del possidente padovano,
Antonio Beregan il 1^ giugno 1793 ottiene dall'Aggiunto sopra Monasteri
l’atto di investitura del convento di Maddalene.
E' la parola fine alla ultraventennale vertenza. Anche questo documento
conservato tra gli atti del Magistrato Aggiunto sopra Monasteri
merita di essere trascritto interamente.
'In dei eterni nomine amen.
Anno ab incarnatione Domini Nostri jesu Christi millesimo septuagesimo
nonagesimo terzio Indizione undicesima Die vero.
Deffinita intieramente stante volontario costituto in questo officio
annotato li 24 maggio cad. da d. o Gio. Cavalli a nome degli Eredi
del q. don Francesco Ferri ogni pretesa alla quale soggetto era
in forza di una istanza prodotta in confronto dell'Ecc.mo Avv. Fiscal
di questo officio sino dal 27 settembre 1775 dall'ora q. Francesco
Ferri il soppresso Convento di S. Maria Maddalena fuori della Porta
di S. Croce di Vicenza era abitato da Padri Gerolimini del B. Pietro
di Pisa acquistato in vigor di sommo decreto 4 giugno 1774 dell'Ecc
mo Senato dal suddetto q. don Francesco Ferri subentrò nell'acquisto
del suddetto convento a per il prezzo, condizioni patti a modalità
di pagamenti che da quel tempo sino alla presente non fu mai verificata
dal defunto Ferri il n.h. Antonio Beregan di Piero Carlo come per
il costituto di dichiarazione in questo officio li 24 corrente mese
da d. o Gio Cavalli in questo Foro, non che dall'altro costituto
di accettazione annotato pur in quell'officio il giorno stesso dal
N.H. suddeto.
Quindi è che dovendosi da noi Aggiunto sopra Monasteri infrascritto
rilasciare con li soliti legali metodi l'Instromento d'investitura
a possesso dell'infrascritto Convento con fabbriche sue adiacenze
a terreni parte corte a parte brolo prattivo in quantità
di C. 4.2.16 compreso metà del fondo di ingresso al convento
oltre il fondo delle fabbriche in quantità di c. 1.92 a 3/4
ed aggravi descritti, a con tutte a cadauna sue abienzie a pertinenze
diritti a privileggi, azioni a ragioni ad esso spettante, ed appartenente
fu effettuato per parte del suddetto N. H. Antonio Beregan il primo
offerto pronto pagamento di ducati 250 v.c. a conto dell'intiero
di lui acquisto di ducati 1650 della valuta stessa, come appar dalla
rassegnata copia di Partita a relativo costituto di deposito del
giorno d'oggi.
Perciò in esecuzione del sommo decreto dell'Ecc. mo Senato
del 4 giugno 1774 ed anco per l'autorità conferitaci da altre
precedenti deliberazioni dell'Ecc.mo Senato primo e 3 giugno, 7
ottobre a 14 dicembre 1769 e 2 settembre 1773, Noi Aggiunto Sopra
Monasteri facciamo ad esso N. H. Antonio Beregan di Pietro Carlo,
Eredi a successori suoi ed in perpetuo piena a finale ed irrevocabile
quietanza, dando al medesimo il possesso, dominio, a libera padronia
sopra il Convento, fabbriche, adiacenze, ingressi, ed altro come
sopra, con ogni a cadauna azione ragione, diritto, et jus ad esso
convento spettante ed appartenente con promessa di manutenzione
in forma a di legittima difesa, e manutenzione in ogni caso di erizione.
Quel Convento, fabbriche adiacenze ingressi ed altro qui sotto descritto
a perpetua memoria resterà obbligato sino all'intiero a compito
pagamento del surriferito offerto prezzo di ducati 1650 v.c.
Segue la descrizion del Convento ed altro
Pervenuti in forza del pubblico instrumento del giorno d'oggi
da Noi firmato net N. H. Antonio Beregan di Pietro Carlo il Convento
con fabbriche, sue adiacenze a terreno parte corte a parte brolo
in quantità di campi 4.2.16 compreso metà del fondo
d'ingresso al convento oltre il fondo delle fabbriche in quantità
di campi 1.92 a 3/4 era abitato da Padri Girolimini del B. Pietro
da Pisa detto di S. Maria Maddalena fuori della Porta di S. Croce
di questa città con tutte a cadauna sue abienzie a pertinenze,
diritti a privileggi azioni e ragioni ad esso spettanti ed appartenenti,
si darà perciò V.S. Ill.ma il merito di far per il
Ministro competente poner all'attuale corpo nel possesso del surriferito
convento ed altro il predetto N.H. Antonio Beregan acquirente ut
supra, o il di lui legittimo procurator o commesso, facendolo riconoscere
quale legittimo padrone, a proprietario del suddetto convento ed
altro con tutte le sue abenzie a pertinenze diritti a privileggi
a ragioni ad esso spettanti ed appartenenti. Attenderà l'Aggiunto,
dal plausibile di lei zelo, li riscontri dell'effettuato possesso,
a dell'adempita consegna insieme con la riferta dell'esecuzione
prestata dal presente Ministro, augurandole frattanto ogni compita
felicità.
Data li 1 ^ giugno 1793.
Agostino Barbarigo Aggiunto. "
Ottenuto dunque il possesso del convento con l’atto testè
descritto, il 10 giugno seguente tra il Beregan ed il Ramanzin viene
firmata una scrittura privata per 1'acquisto del convento a terre
di Maddalene, scrittura consegnata poi al notaio Carlo Ceresola
di Padova (3) a da questi trascritta nei suoi atti il 19 dicembre
1794. Ecco di seguito il testo completo:
"Il signor Francesco Ramanzin di Zuanne, persona ben affetta
al nume del signor Nicola Beregan a da detto n.h. in sua vita raccomandato
al n.h. Antonio Beregan, suo nipote, si rivolse a detto n.h., onde
cercasse con tutti i mezzi possibili a maneggi di poter verificare
l'acquisto di campi a fabbriche del soppresso convento di S. Maria
Maddalena dei PP Girolimini fuori delta Aorta di S. Croce di Vicenza,
e a tat effetto a per essere in questo impiegati gli esborsò
hello scorso mese di maggio ducati trecento da lire sei a soldi
quattro, sono de piccoli lire milleottocentosessanta, restando tra
di loro pattuito che non trovandosi in caso allora detto Ramanzin
di far altri effettivi esborsi per quella somma senza che esso n.
h. avesse dovuto esborsar di più si per effettuare pagamento
pronto al Magistrato Aggiunto sopra Monasteri, che per tutte a cadauna
altre spese occorrenti in tali affari, si sarebbe contentato, esso
n.h. per compiacerlo di formarne un livello affrancabile in anni
quindici con il pro del quattro per cento a con l'ipoteca relativa
de beni stessi o buoni sino alla affrancazione a restando poi esso
Francesco Ramanzin soggetto ed obbligato di supplire alli pagamenti
che restassero da effettuarsi verso il Magistrato Aggiunto nel modo
stesso come fosse da esso n. h. ed il Magistrato convenuti, dovendosi
in conseguenza di ciò, l'acquisto stesso intendersi di ragione,
proprietà, azione, comodo ed incomodo di esso Ramanzin, salve
soltanto le modificazioni a patti qui sottoposti senza delli quali
esso n. h. non si sarebbe condotto ad effettuar detto acquisto per
suo conto ma to avrebbe fatto per conto solo suo proprio: che si
intendi a s'abbia da intendere che la Chiesa con tutti gli arredi
sacri a tutto ciò che non fosse ad esso venduto, ma consegnato,
con gli obblighi relativi de li restauri, mantenimento a così
pure l'obbligo di far celebrare la Messa festiva a di provvedere
l'occorrente destinando egli a per ora ed in avvenire lui a successori
suoi il sacerdote per celebrarle con l'obbligo poi, di dover esso
Francesco Ramanzin acquirente di dover dare a consegnare ad esso
n.h. suddetto una casa ridotta in buono stato di abitazione a ristaurata
del corpo di esso convento ridotta sufficiente per l'abitazione
di detto sacerdote, a se colà egli non abitasse per qualunque
altra persona, consistente in due camere con cucina a tinello anche
per piano, dove sarà più comodo a facile l'eseguirla,
con l'occorrente per servizio domestico di camere a legnaia adossate
a detta abitazione a con quel ingresso a scala pietra, che sarà
più facile, comodo, adattato a meno dispendiosa ad eseguire
in relazione al luogo, dovendo questa restar come casa propria,
a di libera ragione di esso n.h. a successori suoi e così
pure abbiano a restare di ragione sua propria a libera le due statue
all'ingresso ed altra sulla loggia della Chiesa con li due vasi
etruschi da esser trasportati da esso n.h. unitamente al lavello
di marmo posto nell'antirefettorio. Quindi è che in relazione
di quanto fu in allora stabilito tra di esso ` n.h. Antonio a detto
Francesco Ramanzin con la presente scrittura che dovrà avere
to stesso valore come se fosse un notarsi ad instromento rogato
in atti di pubblico nodaro, a che potrà essere posta a piacere
di cadauna delle parti quanto ovunque, viene da esso n.h. dichiarato
a da esso Francesco Ramanzin accettato quanto segue: che eseguito
il dì primo giugno corrente l'acquisto tra il n. h. Antonio
Beregan di Pier Carlo a l'Ecc. mo Aggiunto sopra Monasteri, dichiara
che incontrate a liquidate d'accordo le spese tutte fatte e pareggiate
le piccole partire a saldate per scarsella le differenze restando
esso n. h. creditore di ducati duecento da lire sei a quattro per
ducato, questi per anni quindici continui cominciati il primo giugno
corrente, vengono da esso n. h. dati a concessi a livello affrancabile
obbligandosi come si obbliga detto Ramanzin di corrispondere a detto
N.H. ducati otto all'anno corrente, che sono il 4 % e questi sempre
successivamente sino alla affrancazione che si . effettuerà
a capo degli anni quindici convenuti, restando perciò sino
allora ipotecati, come sopra tanti di essi campi quanti sono sufficienti
per detti ducati 200. Ed in conseguenza del convenuto ed effettuato
esso n.h. dichiara che detto acquisto seguito il dì primo
corrente to ha fatto per conto, nome interesse a con i dinari di
esso Francesco Ramanzin dichiarando che rimaner debba a comodo ed
incomodo di esso Ramanzin con l'obbligo di adempiere alli rimanenti
contamenti ed esborsi da farsi in Zecca sino all'intiero saldo delli
ducati milleseicento a cinquanta prezzo dell'acquisto da effettuarsi
nel corso di anni dodici con il pro a scaletta del tre per cento
che dovranno esser eseguiti in relazione all'instromento suddetto
nella Zecca a nome di esso n.h. Beregan di Pier Carlo per il chè
resteranno ipotecati li campi a fabbriche tutte sino all'intiero
saldo ed affrancazione di detti ducati 1650 relativamente all'instromento
stesso a salve ad esso n.h. Beregan la Chiesa con arredi sacri,
mobili, sacrestia, campanile, campane, camposanto ed inoltre la
casa del corpo del Convento ridotta come sopra restando pure come
sopra ad esso n. h. le due satue a l'altra con li vasi sulla loggia
appresso la Chiesa egualmente che il lavello di marmo esistente
nell'antereffettorio, assumendosi esso n.h. di mantener a conservare
li suddetti luoghi di Chiesa, sacristia, arredi come sopra a come
nell'instromento d'acquisto stesso nonchè ritenendosi il
debito di far celebrare la Messa nelli giorni festivi da quel sacerdote
che sarà da esso destinato anche come sopra: che però
così accettando esso Francesco Ramanzin a comodo, ed incomodo,
utile a danno esso acquisto de beni e convento da esso N. H. fatto
a suo conto a con li dinari di esso Francesco Ramanzin ed obbligandosi
a pagar il pro del 4 % delli ducati duecento nonchè a consegnare
la casa suenunciata in proprietà a dominio di esso n. h.
eredi a successori suoi, sarà la presente privata scrittura
con la manutenzione delli patti et inviolabile sua esecuzione sottoscritta
da ambo le parti. Antonio Beregan affermo quanto sopra. Francesco
Ramanzin affermo quanto sopra. "
Dunque, al nobile Antonio restano, come pattuito, la Chiesa, il
campanile, alcune stanze attigue per consentire di ricavare la dimora
per il sacerdote, oltre al lavello di marmo, due vasi etruschi a
le tre statue poste due all'ingresso ed una nella loggia della Chiesa.
Rileggendo gli inventari, non mi sembra di aver trovato traccia
di questi pezzi; ciò non toglie che il Beregan abbia saputo
comprendere il valore di questi oggetti e volutamente ne abbia preteso
la consegna per usarli a suo piacimento. Anche il merito della soluzione
della ventennale questione per il possesso del convento di Maddalene
va pertanto, equamente ripartita tra il Ramanzin ed il Beregan.
Questi ultimi fatti tenderebbero a dimostrare una volta di più
che il Beregan conosceva il Ferri, ed inoltre che lo stesso nobile
aveva ben recepito le istanze dei governatori della Coltura di S.
Croce, per far arrivare a Maddalene un prete per le necessità
della gente del luogo.
Neppure il Beregan però, riesce ad entrare in possesso dei
beni acquistati con facilità ed immediatezza. Trova infatti,
ad ostacolare il "suo" diritto i conti Gualdinello Bissaro,
che secondo il Beregan, non gli consentono di prendere possesso
di quanto acquistato, poichè hanno chiuso la porta del convento
ed impedito a chiunque di entrare in quelle che loro definiscono
"proprietà" .
Molto probabilmente, i Bissari, in seguito al contratto di affittanza
dell'agosto 1775, si sono poco per volta impossessati anche del
convento, del relativo brolo, stante anche il perdurare delle beghe
tra l’Aggiunto ed il Ferri.
Comunque, anche loro, dopo qualche mese di resistenza, cedono sotto
le pressioni dell'Aggiunto, con il quale hanno da poco concluso
per l’acquisto delle terre dell'ex convento, a consegnano
al legittimo proprietario Beregan i beni da quest'ultimo acquistati.
Secondo il Beregan, però, il danno subito deve essere da
qualcuno pagato. Subito non cerca soddisfazione, ma quando la Serenissima
sarà stata dichiarata decaduta dai Francesi, anche lui cercherà
di trarne vantaggio, chiedendo di pagare meno ducati di quelli pattuiti.
Il 13 ottobre 1798, infatti, il Beregan invia una nota al Regio
Dipartimento Rendite pubbliche, appena istituito dagli Austriaci,
per segnalare l’incidente avuto con i conti Bissaro Gualdinello
a per chiedere una riduzione del pagamento per i danni subiti a
causa dei ritardi a lui non imputabili, a dei litigi con i nobili
confinanti.
"Il N.H. Antonio Beregan, si legge nella supplica, acquistò
dall'ex Magistrato Aggiunto Sopra Monasteri il giorno primo giugno
1793 il Convento di S. Maria Maddalena fuori della Porta di S. Croce
di Vicenza era dei PP Girolimini, a terra annessa per il prezzo
di ducati 1650 v.c da pagarsi in anni 12 previo L'esborso di ducati
200.
Mentre per forza di tale contratto il n.b. acquirente, che già
fece il primo immediato esborso delli 200 ducati, doveva andar tosto
al possesso delli Beni suddetti, ch'erano allora tenuti in affito
dal signor Domenico Andrioli di Vicenza, giacchè per L'art.
4 di detta locazione che cadeva al momento della vendita dell'affittanza,
trovò invece una opposizione nelli Nobili signori conti Bissaro
di Vicenza, i quali chiudendo la strada, a le porte di detto Convento
istituirono una rendita con apposita domanda a comandando di non
far novità ed impedirono gli atti possessori, to che obbligò
l'Aggiunto a sostenere un litiggio ed intanto non potè l'acquirente
verificare il possesso dei beni acquistati, come consta dagli atti
praticati.
Due danni quindi ne nacquero al n. h. Beregan: un primo che mentre
è aggravato del pro sul capital dell'acquisto egli dovette
intanto perdere le rendite d'un anno corrispondenti a ducati 60
circa oltre l'uso del convento. Il secondo discapito procedente
da questo ritardo dipende dalla caduta di un pezzo di muro, a cui
non si potè riparare non essendo li beni suddetti in dominio
del n. h. Beregan, attesa la già sussistente vertenza.
In questo stato di cose viene ora richiamato al pagamento di ducati
157.8 per conto di pro scaduto a di ducati 452 per conto di capitale
sino a tutto aprile p. p.
Quanto però è giusto, che sia soddisfatto il pubblico
credito altrettanto questo Regio Dipartimento troverà nella
sua equità risarcire il N. H. stesso da sofferti pregiudizi.
Nell'atto pertanto che il divot.mo signor Gio Pietro Cominottico
procurator del suddetto n.h. Beregan implora che questo Dipartimento
vedi di riconoscere le beneficiazioni esposte, offre ancora di supplire
ciò, che fatte le dovute detrazioni sarà per sopravanzare
di pubblico credito in conto di pro sino tutto aprile passato scorso
ed inoltre di contarli ducati 200 effettivi in conto di capitale
a alla rimanente somma dalle sin d'ora scadute ratte sarà
questo soddisfatto entro mesi sei. Grazie. "
E' appena il caso di ricordare che il procuratore del Beregan Gio
Pietro Cominottico compie a nome del suo assistito queste richieste,
pur se il reale proprietario è Francesco Ramanzin. Viene
da supporre, a commento della lettera appena trascritta, che la
vertenza intentata con l’Aggiunto dai conti Bissaro sia andata
per le lunghe più di quanto sia credibile leggendo gli atti
relativi.
Non si capisce altrimenti, come mai il Beregan incarichi il suo
procuratore di intercedere presso il Regio Dipartimento Rendite
pubbliche perchè gli venga riconosciuto una riduzione del
debito per il danno subito. La risposta alla domanda inoltrata dal
Beregan il 13 ottobre 1798, è comunque negativa, come netto
è il rifiuto dell'autorità austriaca a riconoscere
i danni. Nonostante la caduta della Repubblica Veneta, gli uomini
dell'amministrazione rimangono gli stessi di prima, a la riprova
sta nella firma di colui che il 12 agosto 1799 risponde alla domanda
del Beregan: è sempre quel Gasparo Lippomanno che già
abbiamo avuto modo di conoscere precedentemente.
Anche Vicenza deve adattarsi, pur se a malincuore, alla tirannia
dei nuovi arrivati. Ai vecchi podestà a capitano si sono
sostituiti dal 27 aprile 1797 i Governi Provvisori instaurati da
Napoleone Bonaparte, governi che tuttavia rimarranno in carica pochi
mesi, poichè in seguito al trattato di Campoformido del 17
ottobre 1797, i francesi lasceranno agli austriaci tutto il Veneto.
Le truppe asburgiche entreranno infatti a Vicenza il 19 gennaio
1798, instaurando nuovi governi a nuove forme amministrative tipiche
dell'impero Asburgico.
La storia di Vicenza ci ricorda che tutto questo durò a lungo,
fino al 1866, quando anche il Veneto fu annesso al nuovo Regno D'Italia
dei Savoia.
1 A.S.VE. Fondo Agg. Mon. busta n. 64 fascicolo Convento di S.
Maria Maddalena.
2 A.S.VI. Convento di S. Maria Maddalena busta n. 168.
3 A.S. Padova Fondo Notai Notaio Carlo Ceresola, alla data.
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