CAPITOLO VIII
ALCUNE NOTIZIE SUI FERRI
Per avere informazioni il più precise
possibile sulla famiglia del sacerdote Ferri (1), mi è
stato di valido supporto lo studio condotto dalla maestra Laura
Ferri, insegnante elementare, sul suo paese natale, Cerete, provincia
di Bergamo, a paese di origine del protagonista del prossimo capitolo
della ricostruzione storica di Maddalene.
Datare con precisione la presenza dei Ferri in Cerete, non è
facile, anche se dal 1403 in poi, in questo paese del Bergamasco,
quello dei Ferri è un ceppo familiare consolidato.
Tradizionalmente per i Ferri si pensava di risalire a Venezia,
ma pare invece, non sia così: in"Antichità
Bergamasche" di Mozzi, è ricordato per 1'anno 1377,
il sacerdote Pietro Ferri di Cerete, come rettore della parrocchia
dei S.S. Cornelio a Cipriano di Albano. Da manoscritti del prof.
M. Tagliabue, risulta poi che dal 1383,
fu parroco a Cerete nella chiesa di S. Vincenzo. Ma gíà
nella pergamena n. 84 di "Jura Episcop atus", risalente
al XIII
secolo, è citato tra i Ceretesi un "magister Ferri".
E prima ancora, precisamente net 1180, dei "Ferri di Collareto"
appaiono tra i confinanti di un appezzamento di terreno vescovile,
inve stito a privati, in cambio di un affitto in danaro (Rivista
"Bergomun" n. 1 3 del 1980 – Studio
di G. Barachetti sui possedimenti del Vescovo, nella Valle di
Ardesio pag. 98). Tra i creditori del Vescovo anche un "filius
Ferri tenet unum pratum ad Salinum quod fuit Cetronis et unam
petiam similiter, in cameo de Piro".
(G. Barachetti op. cit. pag. 175).
Il nome di questi fondi o persone, richiama anche attualmente,
zone nostre ad est dei centri abitati: "Salinum = Solina;
"Cetronis" = Cedrini; "Piro" = Piro e ancora
(sempre pag. 175 dello studio di Baracheti) "La Fontana"=
Le Fontan e Fonteno; "Brusati = Bruseti; "Palua = Pala;
"Plaza" = Piazza. Anche la stessa valle che dall'Argua
scende a Piazza, è detta nella parte alta "Valle Di
Colarete". La spiegazione si ha ricordando che nel 1225 il
Vescovo ha ceduto, come gia precisato, alla Chiesa di San Giorgio
in Ardesio, i diritti a le decime su terre proprie della contrada
ceretese di Piazza, per avere diritti a decime sulle vene argentifere
che quella possedeva.
Forse da allora i Ferri sono a Cerete? o non prima? Naturalmente,
parecchi rami della loro rigogliosa pianta familiare si sono spenti,
altri sono stati trapiantati altrove, altri ancora, mutando il
cognome, come vedremo, han dato vita a nuovi Casati. Data la loro
attività di commercianti, oltre la gestione sul posto di
estesi terreni a fabbriche di panni, l'emigrazione, come per i
Marinoni, anche per i Ferri deve essere stata una necessità
a cui non era possibile sottrarsi: le assenze, però, quasi
mai si facevano definitive. Ad intervalli più o meno lunghi,
rientrare in patria era d'obbligo, come il partire.
Lo stemma del casato, leone rampante con tre stelle a sei punte
a la corona, appare per intero in fondo alla tela del Guardi,
che fa da pala all'altare dei Ferri (metà inferiore del
leone azzurra in campo rosso; l'altra metà rossa in campo
azzurro) nella chiesa parrocchiale di Cerete Basso e scolpito
nella pietra, sopra i portoni di alcune case di Cerete Alto, tra
le quali l'antico palazzo, proprio dei Ferri, alle Fontane. Lo
stemmario di Cesare De Gherardi Camozzi, del 1888, riguardante
la bergamasca, però, non lo riporta. D'origine veneta forse?
Alcuni elementi a favore, non mancherebbero. I carteggi esistenti
nei due archivi parrocchiali, provano infatti, con certezza, una
lunga permanenza di Ferri ceretesi a Venezia, durante il dominio
della Serenissima a la loro feconda attività, il saldo
legame teso fra il paese natale a quello ospitante, la buona posizione
raggiunta.
Ma la documentazione sullo stemma manca, così il campo
delle ipotesi si amplia a sconfina. (Un ceramista francese incaricato
da parte di un emigrante di riprodurlo su piatto da appendere,
l’avrebbe perfino attribuito al duca Ferri di Lorena...)
Come si vede, occorre dare anche per questo, ancora molto spazio
alla ricerca, se si desidera arrivare a risultati attendibili.
(La nobiltà dei Ferri risulta in "Jeronimo q. ecc.mo
Augustini).
Oltre i notai, parecchi sono i Ferri di casa ceretese che si sono
distinti nei vari campi. Eccone alcune in brevissime note. Nel
1500, don Silvestro Ferri fu Bertulino, zelante sacerdote ed esperto
giurista, si prodigò a tal punto tra la sua gente, da meritarsi
in ogni scritto che to riguarda l’appellativo di "venerabile".
Vicerettore della parrocchia di San Vincenzo (in sostituzione
del titolare canonico Antonio Minoli, solitamente residente in
Borgo Canale di Bergamo) per più di mezzo secolo vi istituì
una Cappellania in onore dei santi Silvestro Antonio e Caterina,
garantendo con sufficienti mezzi (beni mobili ed immobili) la
presenza sul posto d'un apposito cappellano, per la celebrazione
quotidiana della Messa. (La cappella tolta in seguito alla famiglia
Ferri ed intitolata dai Vicini a S. Antonio, fu restituita ai
proprietari nel 1659, in occasione della visita pastorale a Cerete
del Beato Gregorio Bargarigo: uno dei discendenti, notaio Carlo
fu Ottavío, chiari infatti al Vescovo, l’indebita
trasformazione a chiese per sè a per i suoi successori,
d'essere reintegrato nei suoi diritti.
Più tardi, nel 1754, un altro sacerdote di questa famiglia,
emigrata a Venezia, don Francesco Ferri, con la stupenda tela
del Guardi, rappresentante la Madonna, il Bambino Gesù,
e i santi Silvestro, Antonio e Caterina, faceva all'altare del
casato ed alla Chiesa che l’ospitava, un dono d'inestimabile
valore.
Oltre queste, scarne sono le notizie inerenti la figura di questo
sacerdote che sarà uno dei protagonisti principali della
intricata vicenda del convento di Maddalene. Di lui sappiamo che
morì a Venezia il 12 dicembre 1785, senza aver coronato
il suo sogno di entrare in possesso dell'ex convento di Maddalene.
1 Ferri L. "Cerete nelle ricerche di una appasionata
di storia locale".