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CAPITOLO VII


LE ASTE PUBBLICHE PER LA VENDITA
DEI BENI DEL CONVENTO
DI S. MARIA MADDALENA

Esaurite le procedure relative alla soppressione dei conventi, inizia la seconda fase del lavoro del Magistrato Aggiunto, consistente nella elaborazione di stime a disegni dei monasteri soppressi onde consentire ai potenziali acquirenti di prendere visione dei beni posti in vendita.
Per quanto riguarda il complesso di Maddalene, il Magistrato Aggiunto sopra Monasteri Alessandro Duodo, autorità costituita con parte del Senato Veneto nel 1768 per coadiuvare i Provveditori sopra Monasteri nell'espletamento delle mansioni derivanti dai decreti di soppressione dei conventi, incarica il pubblico perito Francesco Duodo (l) , suo omonimo, di elaborare a stimare il complesso di Maddalene a le terre situate dentro il suo circondario. E' opportuno ricordare infatti, che oltre i chiostri a la Chiesa di S. Maria Maddalena, facevano parte del convento un ampio appezzamento di terreno adibito a frutteto, detto "brolo" e la casa del lavorante, tutt'ora esistente, posta a nord del cenobio: il tutto era circondato da una mura che delimitava la proprietà dei frati. Francesco Duodo, dunque, il 9 aprile 1773 consegna il suo lavoro al Magistrato Veneziano.
La lettura di questa stima risulta assai interessante, in quanto consente una ricostruzione meticolosa a precisa dell'intero complesso.

Eccola:
L.D.S.A.
Adi 9 aprile 1773. Vicenza

Misura, stima a dissegno del soppresso convento di S. Maria Maddalena posto fuori della Porta di S. Croce di questa Città, in contrà delle Maddalene, era abitato dai PP Gerolimini del B. Pietro di Pisa, formato per me infrasuritto pubblico fiscal perito per comissione dell'Ill. mo ed Ecc. mo Signor Alessandro
Duodo Aggiunto al Magistrato Ecc.mo Sopra Monasteri. Il qual convento è composto di stanze terranee n. 11, a di camere superiori n. 23, formano in tutte il numero di 34; oltre i Chiostri a corridori, Caneva a folladore sotterraneo, stalle, lobia, esclusa la Chiesa, Sagristia, Cimiterio, Campanile, Campane, confina tutto il circondario a levante a tramontana beni di ragione di questo soppresso convento, a mezzodì a ponente nob. signor Co. Giorgio Marchesini visintino salvis, previa l'invocazione dei SS. mi nomi di Gesù, e Maria dai quali unicamente procede ogni retta operazione, ho misurato,
stimato ed operato come segue:

Parte Prima.

FABBRICHETTA DEL SITO D'INGRESSO AL CONVENTO
CON GRANARETTO SOPRA.

Muri in due lati longhi p. 7, 4,
ed alts dedotta l'altezza delle
colonne a proporzione p. 2,1
fanno p. 17 che a tavole 7
valgono D. 119
Coperto di coppi tavellato
longo p. 5 e largo p. 3.3 fa
p. 18, che a D. 8 val D. 144
Solaro sotto longo p. 4.4 e
largo p. 3 fa pertiche 14, 2
che a D. 3 val D. 43.4
Fereate in quattro fenestre,
che valgono D. 30
Un scuro della Porta d'in
gresso ed un restello supe
riore val D. 14


FABBRICHETTA DEL CORRIDOR CONTIGUO ALLA CHIESA, CIOE'
Muro sopra la Corte dei
Chiostri longo p. 14 e
alto dedotta l'altezza
delle colonne p. 3 fà
p. 42 che a D. 7
il passo val D. 294
66


Altro muro opposto al
suddeto compreso il tem
piaro del lato verso Le
vante longo p. 11, 22 ed
alto p. 5,2 fa p. 62 che
a D. 7 il passo val D. 434
Prima Summa D. 1078, 4

Coperto di coppi, tave
lado longo p. 14 a largo
p. 2 fà p. 28 che a D. 8
val D. 224

Soffitto di cantinella
longo p. 14 a largo p.
1,2 fà p. 21 che a D. 3
val D. 63

Volto di cotto sotto con
terazzo di p. 21 come il
soffitto che a D. 8 val D. 168
Pavimento tavelado di p.
21 che a D. I,10 val D. 31,1
Otto colonne di pietra che
valgono D. 40
Arpi di ferro al diametro
dei volti, che valgono D. 32
Altre otto colonne pietra che valgono D. 32


FABBRICHETTA DI DUE CAMERE SOPRA LA SAGRESTIA,
CIOE'
Muri in quattro lati con
tramezera longhi p. 19, 2
ed alti p. 2 fanno p. 39
che a ducati 8 val D. 312
Coperto di Coppi tavelado
longo p. 6,3 a largo p.
3,1 fa p. 21.4 che a D. 8 val D. 174, 8
Soffitto longo p. 6, 2 e
largo p. 2, I fà p. I 4, 2
che a D. 2,10 val D. 36,5
Un scuro di porta a vetriate
in due fenestre D. 7
Ferreate in due fenestre
con vetriate valgono D. 17

Seconda Summa D.1137,3

FABBRICHE DEL LATO VERSO LEVANTE, CIOE'
Muro sopra la Corte p. 16,2
ed alto p. 7, 4 fà p. 128,3
opposto di tramezera longo
p. 16, 2 ed a lto p. 7, 4 fà
p. 127,4
ed altro sopra il Cortiletto
dei Chiostri
longo p. 16,2
ed alto p. 4 fà p. 2, 65
Summa muro p. 322, I
che a D. 7 il passo val D.2255, 8
Coperto di coppi tavelado
longo p. I 6, 2 e largo p. 7
fà p. 1 I5, che a D. 8 val D. 9, 2
Soffitto longo p. 16, 2 e
largo p. 5, 4 fà p. 95, che
a D. 2.20 il passo val D. 237,1
Solaro di legni a tolle
tavelade ed un
terzo volto
di cotto di p. 95 come il
soffitto, che a D. 7 val D. 665
Altro solaro tavelado longo
p. I 6, 2 e largo p. 3, 4 fa
p. 62 che a D. 8 val D. 372
Pavimento tavelado longo p.
16,2 a largo p. 2 fà p. 33
che val D. 49,1
Terza Summa D.4503, 8


NELLE CINQUE CELLE SUPERIORI
Sette paredane di cotto
longhe p. 26,3 a alte p. 2
fanno p.53,1 che a D. 4 val D. 212,16
Sette scuri di porta valgono D. 35
Otto scuri di fenestra con
veriate D. 40
Una nappa D. 9
Veriate del fenestron nel
corridor D. 7
Scala di pietra, che discende
in piano con pato a ferreata
a mezza scala, a restello
riguardante sopra il corridor
dei Chiostri val tutto con
pergolo di colonelle di pietra D. 88


IN PIANO. IN DISPENSA
Ferreata in una fenestra con
vetriata D. 18
Un forneletto di cotto un
scuro di porta ed una paredana
che chiude sito di transito
tutto val D. 18


IN CUCINA
Una nappa val con lavin e
camin D. 21
Ferreate in due fenestre
con vetriate D. 21
Quarta summa D. 469,16


NELLA STANZA SEGUENTE DETTA DELLA BURATINA
Scuro di porta, a vetriate in una fenestra D. 7

NEL GRANNARO SEGUENTE
Un scuro di porta a quattro
di fenestre D. 11
quattro tramezere
di muro
longhe p. 13, I ed alte p.
2, 2 fa p. 31, 3, che a d. 5
val D. 158
Due scale di tole che
discendono
nella Caneva
sotterranea che valgono D. 33


NELLA CANEVA E FOLADORE SOTTO DETTE STANZE
Quattro tramezere longhe p. 12
ed alte p. 2 fanno p. 29 che a
D. 5 val D. 120
Senti delle botti di cotto D. 9
ferreate in dieci fenestre
con scuri in esse val D. 60
quattro scuri di porta val
gono D. 20


NEL CORRIDOR DEI CHIOSTRI
Otto colonne di pietra valgono D. 40
sei arpi di ferro al diametro
dei volti valgono D. 24


FABBRICHE DELL'ALTRO LATO VERSO TRAMONTANA,
CIOE'
Muro di facciata sopra la
corte longo p. 22,12 ed alto
p. 6 fa D.133, 4
Quinta summa D.482

Opposto di tramezera longo p. 11, 2
ed alto p. 2,2
fa p. 2 7, 2
Altro muro sopra il cortivo
dei chiostri longo p. 11, 2
ed alto p. 4
fa p. 46
Altri muri di tramezera
longhi p. 13,3
ed alti p. 2,2
fanno p. 32, 3
Summa muro p.239, 4
che a D. 7 il passo val D.1678,12

Coperto di coppi tavelado
longo p. 11, 2 e largo p.
6, 4 fà p. 179,1 che a D.
8 val D. 634, 8
Soffitto longo p. 11,2 e
largo p. 5, 2 fa p. 62, 3
che a D. 2,10 il passo val D. 156,5
Volto di cotto con tavelado
sopra di p. 62,3 come il
soffitto, che a D. 8 val D. 501,1
Pavimento tavelado di p.
62,3 come il detto volto
che a D. 1,10 val D.94,1


NELLE NOVE STANZE SUPERIORI
Paredane di cotto diverse longhe in tutte
Sesta summa D. 3065, 8

p. 42.4 ed alte p. 2 fanno
p. 89,3 che a D. 5 val D. 448
Undeci scuri di porta
ed undeci di fenestre
con veriate valgono D. 65
Sentar di comodità diversi
valgono con cassa D. 19
Scala che discende in piano
che val con ferreate a mezzo
d'essa ed altra nel sottoscala
e scuro val D. 57


IN PIANO NEL REFETTORIO
Ferreate in tre fenestre
con vetriate D.48
Vetriate in tre altre fenestre D. 3
Tre arpi al diametro de volti D. 30
Un scuro di porta D. 5


NELL'ANTEREFETTORIO.
Ferriata a vetriata simile
alla sudetta D. 16
Un scuro di porta D.6
Un armaretto nel muro D. 3
Un lavello di pietra D. 9


NEL CORRIDOR DEI CHIOSTRI
Otto colonne di pietra valgono D. 96
Otto arpi di ferro al diametro
dei volti valgono D. 48
Settima summa D. 843


FABBRICHE DELL'ALTRO LATO VERSO PONENTE CIOE'
Muro sopra il cortiletto dei Chiostri
longo p. 12,1 ed alto p. 4 fà p. 48, 4
Altro muro opposto
di tramezera longo
p. 19,1 ed alto p.
6 fà p.115,1
Altro muro sopra
il Brollo longo p.
19 ed alto p. 6 fà p.115, 4
tramezere longhe
p. 15 ed alte p. 5
fà p. 90
Summa muro p. 369,4
che a D. 7 val D. 2588,12
Coperto di coppi longo p.
19 a largo p. 6 fà p. 115, 4
che a D. 8 val D. 926, 8
Soffitto longo p. 19 a largo
p. 4, 4, fà p. 91,1 che a D.
2,10 val D. 228
Solaro di legni a tole
tavelado un terzo del quale
a volto di cotto di p. 91,1
come il soffitto val D. 592, 1
Pavimento tavelado pur di
p. 91,1 che D. 1,10 il
passo val D. 136,16
Ottava summa D. 4472,2


NELLE SEI CELLE E CORRIDOR SUPERIORI
Sei scuri di porta D. 30
Un pergolo di ferro con
scuro a veriate val D. 13
Scuri in dieci fenestre con
veriate D. 40
una stoppa D. 11
Due finestroni nel corridor D. 6
Nove colonne di pietra valgono D.36


NELLE CINQUE STANZE TERRANEE E CORRIDORI
Otto scurì di porta D. 40
veriate in dieci fenestre D. 15
Due nappe D. 40
dieci colonne
di pietra e
quattro arpi D. 62
Scuro del porton sopra la
corte D. 6

FABBRICHETTA DELLA LISCIERA E SPAZZACUCINA SOPRA
Muri in tre lati longhi
p. 8,3 ed alti p. S fanno
p. 43 che a D. 6 val D. 258
Coperto di
coppi longo p.
4,2elargo2.4fàp.
12,3 che a D. 8 val D. 100,16
volto di cotto tavelado
longo p. 4, I e largo p. 2, l
fà p. 9,1 che a D. 7 va D. 64, 8
Nona summa D. 722, 4
Altro simile di p. 9,1 val D. 64, 8
Quatro colonne sostenenti
il coperto D. 8
Forno di cotto a stua sopra
d'essa, due forneletti, un
secchiaro di pietra con
scoladora,
tre scurf di
fenestra ed
uno di porta D. 8
Due fornelli di liscia D. 8
Pozzetto di cotto D. 12
Uno scuretto di ports e
fenestre in
una fenestra D. 6


FABBRICHETTA DELLA LOBIA NELLA CORTE ANNESSA
AL CONVENTO
Muro di ponente longo p.
7,1 a alto p. 2.2 fà p.
17 che a D.6 val D. 105
Coperto di coppi longo
p. 7,1 a largo p. 3,2
fà p. 25 che a D. 7 val D. 175
Quattro pilastri di cotto D. 16
Porcile chiuso da muro in
tre lati con scuro a solaretto D.16

FABBRICHETTA DELLA COLOMBARA
muri in tre lati longhi
p. 12 ed alti p. 6,2
decima summa D 496,5
fanno p. 78 che a D.
6 val D. 468
Coperto di coppi longo p. 3
e largo p. 3,1 fà p. I 0 val D. 70
Soffitto tavelado longo p.
2, 4 e largo p. 2, 4 fà
p. 7, 4 val D. 2,10 D. 19, I
Due solari sotto simili
valgono ambidue D. 7
Un scuro di porta a tre di
fenestre valgono D. 15

FABBRICHETTA DELLE STALLE,
FENIL E PORTICO
Muro di tramezera longo
p. 7 ed alto p. 1,4 fà p. 12,3
altro di facciata verso
tramontana longo p. 7
ed alto p. 3, 4 fà p. 24, 3


Tempiari due longhi
p. 8 ed alti p. 4 fan p. 32
Summa muro p. 69,1
che a D. 7 val D. 484, 8
Coperto di coppi longop. 7
e largo p. 7,2 fà p. 54
che a D. 7 val D. 378
Solaro del fenil longo p.
6, 4 e largo p. 3, 4
Undicesima summa D.1441,18
fà p. 26 che a D. 3 val D. 78
Un scuro di porta a tre
pilastri a scuro del porton d'ingresso D. 36
Muri di chiusura alla corte
ed altri di chiusura al Brollo
longhi in tutti p. 276
eccettuati quelli delle case
del signor Co. Marchesini ed
alti p. 1,4 fanno p. 496,4
che a D. 3 il passo val D.1490, 8
coperto di coppi D. 16
Dodicesima summa D.1620, 8
Riporto le oltrascritte summe
cioè:
Prima D. 1078, 4
2da D. 1137,3
3xa D. 4503, 8
4ta D. 469,16
5ta D. 482
6ta D. 3065, 8
7ma D. 843
8va D. 4472,12
9na D. 722,4
1 Oma D. 496, 8
11^ D. 1441,18
12^ D. 1620, 8


IL valore delle
fabbriche è D. 20332, 9
che dedotto
il 3zo ch'è D. 6777, 9
resta il valore netto di dette
fabbriche esclusa la Chiesa,
Sagrestia, Cimiterio,
Campanile,
e campane in D. 13555

sono da D. 6 4 l uno D. 2186 1
Fondi delle fabriche con la
corte fra i chiostri della
quantità ally misura visen
tina in ragione di Ducati 200
il campo val D. 72,1
corte fra levante a tramontana
delle suddette fabriche
compreso il fondo delle stalle
e colombara val D.164,2

Summa D. 2422, 4

Con le perizie del perito Francesco Duodo, avute in tempo utile, il Magistrato Aggiunto fa battere Pasta pubblica a Venezia, in piazza San Marco il 18 maggio successivo, ma purtroppo con esito negativo, come la seguente del 26 maggio 1773 (2). Dopo due aste andate a vuoto, Alessandro Duodo comunica al Senato 1'intenzione di soprassedere ad un ulteriore tentativo di asta, in attesa di tempi migliori ed acquirenti interessati, che comunque non si presenteranno, come vedremo più avanti, consentendo al sacerdote Francesco Ferri di fare le sue proposte. Per quanto riguarda invece le proprietà terriere dell'ex convento,ammontanti a complessivi 80 campi circa, il Magistrato Aggiunto attende qualche anno, a solo nel 1783 dà 1'incarico al perito Domenico Guarnieri (3) di elaborare a stimare le proprietà dell'ex convento di Maddalene. Anche questo perito consegna il suo lavoro al committente veneziano nello stesso anno 1783. Nel frattempo, a curare gli interessi del soppresso convento vengono incaricati i Girolimini del convento di S. Maria di Lispida, in provincia di Padova, località oggi conosciuta con il nome di "Monte Selvatico", sui colli Euganei. Il priore padre Bologna, il 20 agosto 1775, stipula con il conte Camillo Bissari un contratto di affittanza per la lavorazione delle terre dell'ex convento, consentendo a costui di coronare un vecchio sogno mai abbandonato. Al riguardo, ecco la trascrizione integrale del contratto suddetto:

"Addi 20 agosto 1775. Vicenza
Colla presente scrittura resta fermato come il Rev. do Padre Anselmo Bologna, Priore del V o Convento di S. Maria di Lispida eletto con parte del convento medesimo 7 agosto passato registrata in libro capitoli dello stesso, ha concesso, e concede a titolo d'affittanza temporale al nob. signor Co. Girolamo Bissaro q.m Enrico di questa città la possessione detta delle Maddalene con casa sopra, a così il broletto con casa detta la Palazzina nello stato, et essere, in cui s'attrovano, fuori della Porta di questa città, Coltura di S. Croce, era di quel soppresso Convento, a doppo la soppressione di S. Maria di Montesummano, devoluto il tutto provvisionalmente a detto di Lispida, a ben noto a detto nobile signor Co. Bissaro, a detta possessione, a broletto con case rurali sopra a coppo, a non a misura, et a comodo, et incommodo di detto signor Co. Conduttore, a con tutte le sue ragioni, ed a utile, a danno, rischio del medesimo, a senza debito di ristoro per niun escogitabile mottivo, o causa, tanto di tempesta, quanto d'ogni altro infortunio; a colli patti a condizioni seguenti, cioè:
Primo.
Siccome alli Rev.di Padri di detto Convento di Lispida furono provvisionalmente assegnate le rendite di detti beni, così la presente affittanza durar dovrà sino a tanto, che per pubblica munificenza continueranno li stessi, a detto convento nel possesso del provisional assegno della rendita medesima.
Secondo.
Dovrà detto Nobile signor Conte affittante far lavorar, a coltivar detti' beni da buon a diligente agricoltore, a quel migliorar, a non deteriorar, tener cavati li fossi e cavizzi, tener ben coltivata la terra e ben aggiustate le viti, et arbori, et in somma far in essi beni tutto quello possa la buona e diligente agricoltura; a quanto alle case suddette rurali dovranno essere abitate con buona regola.
Terzo.
Dovrà detto Nob. Signor Conte affittante far seminar ogni anno detti beni di due terzi di buona e bella e sufficiente semenza di formento, ed al terminar dell'affittanza, lasciar la Possessione stessa seminata come sopra, et un solo terzo di sorgo o altro, non dovendo mai essere svegrati prati in alcuna quantità per patto espresso.
Quarto.
Dovrà detto nobile Signor Conte affittante far piantar ovunque fa bisogno nelli beni suddetti d'ogni sorta d'alberi, et allevar viti con ogni diligenza, rimettere a sue spese le nogare delle piantate et in caso di far piantate nuove, dovrà detto Nobil signor Conte a sue spese far cavar le buse o fosse, e far piantar le piante, che occorreranno, il tutto a sue spese a quanto al tagliar onari dovrà osservar la regola et uso del Paese, non potendone però per patto espresso tagliare se non avranno almeno sette anni.
Quinto.
Per affitto di detti beni a case rurali et adiacenze dovrà, come promette, a s'obbliga detto nobil signor Conte affittante, pagar come segue a norma del convenuto con to stesso, cioè per tutte le rendite ancora esistenti in detti beni ora tenuti in lavoranza da Bastian a Valentin Zocca della stagione istessa, compresa il formento a fava appartenenti a detti rev.di padri del convento di Lispida, con le onoranze a debito delli medesimi lavoratori, dovrà pagar a corrisponder alla sottoscrizione della presente ducati 350 correnti dal lire 6, 4 per ducato, sono lire 2170, come vengono attualmente esborsati in mano del detto rev.do padre priore Bologna, qual gli fa saldo delli stessi.
Dichiarando però, che tutto quello quanto fu conseguito sino ad ora da detti rev.di Padri a loro consegnato da detti lavoratori, s'intenderà escluso, a non compreso nella presente, sicchè detto nobil signor Conte affittante non avrà a conseguir se non la porzione di quanto s'attroverà non per anco conseguito dalli medesimi.
Per gli anni poi avvenire, cioè incominciando dal S. Martino prossimo 11 novembre 1775, a sino durerà la presente, dovrà corrisponder a pagar annui ducati quattrocentocinquanta in due rate uguali, a queste anticipatamente, cioè la prima rata di ducati 225 il giorno suddetto S. Martino 11 novembre 1775 a la seconda il giorno 25 luglio 1776 a sic successive anticipate d'anno in anno con tutta pontualità durante la presente affittanza.
Sesto:
Occorrendo carrazi per condotta de' materiali, a tutto quello abbisognasse per accomodar le case contenute nella presente affittanza, dovranno esser fatte da detto Nobil signor Conte affittante a tutte sue spese.
Settimo.
Essendo detti beni affittati come sopra, tenuti in presente in lavoranza da detti Zocca coll'ordine della scrittura 7 febbraio 1772, a così s'intenderanno da oggi in avvenire li medesimi lavoratori dover continuar nella lavoranza sino a tanto piacerà a detto Nobil signor Conte affittante, senza alcun debito ne aggravio delli medesimi reverendi padri per occasione della scrittura stessa.
Fra Anselmo Bologna priore, affermo quanto sopra. Io Girolamo Bissaro affermo quanto sopra.


Questo contratto di affittanza, ovviamente, era ancora in corso durante i lavori di stima del perito Guarnieri, stime contestate vivacemente dai conti Gualdinello Bissari i quali innescano una polemica con il magistrato Veneziano,(4) poiché, a loro dire, circa 8 campi di terra arativa posta all'incanto come proprietà dell'ex convento apparterebbero invece al loro antico feudo di Costafabbrica. Di questo i nobili suddetti si sono convinti dopo aver consultato la mappa a le stime elaborate dal Guarnieri a confrontate con quelle elaborate dal perito Bortolamio Cecchetto il 20 gennaio 1776 al tempo dell'affittanza delle terre dell'ex convento. Al Magistrato veneziano essi presentano una loro proposta per la rettifica delle misurazioni. A comprova del loro argomentare, i nobili citano l’atto stipulato dal loro antenato Giacomo di Francesco Bissaro il 19 ottobre 1515 per mano del notaio vicentino Bonincontro Nello, atto a loro dire nullo, in quanto contenente l'alienazione di alcuni campi a favore dei Girolimini di Maddalene, operazione questa contraria alle allora vigenti disposizioni in materia feudale. La disputa si protrae nel tempo, ed in data 2 agosto 1783 i Bissari Gualdinello chiedono al Magistrato Aggiunto di essere reinvestiti della proprietà di queste terre, citando le leggi feudali che darebbero loro ragione. Non ricevendo risposta alcuna, il conte Girolamo Bissaro il 30 agosto 1785 sollecita nuovamente il magistrato veneziano a voler togliere dal cedolone di vendita dei beni dell'ex convento di Maddalene le terre che egli rivendica come parte del suo feudo. Il Magistrato Aggiunto sopra Monasteri non intende ragione a dà il via alle operazioni di vendita sull a base della stima del Guarnieri pari a ducati 18.532, di cui 10.630 quale valore delle terre; 450 di valore delle case, 457 per i livelli perpetui a 6.994 per i livelli di affitto. Nella sua relazione al Senato, questo magistrato afferma che dopo aver esperite ben cinque aste nel corso di diversi anni, riceve il 20 dicembre 1791 una offerta di 17.000 ducati dai Conti Bissaro Gualdinello per mano di tale Girolamo Salsi. Nella loro offerta però, i Bissari propongono di non conteggiare gli otto campi contestati, siti in quella che chiamano "contà del Bosco" in Coltura di S. Croce a Maddalene.
A questo punto l'Aggiunto ritiene conveniente accettare 1'offerta presentata dai nobili vicentini a ne dà comunicazione al Senato per il benestare. Il 3 aprile 1792 anche la vendita delle terre dell'ex convento è cosa fatta. Le modalità di pagamento consistono in un versamento di 5.000 ducati dopo un mese dalla approvazione della offerta, a 1000 ducati annui al tasso del 3 % fino alla estinzione totale del debito.
Tuttavia la completa definizione dell'affare passa attraverso due nuove perizie commissionate l’una dai Bissari Gualdinello a Bortolamio Cecchetto a l'altra dall'Aggiunto sopra Monasteri al perito Carlo Titoni, perizie che riproducono ambedue le proprietà dell'ex convento acquistate dai Bissari Gualdinello.
Il Cecchetto consegna il suo lavoro il 19 luglio 1794 ed il Titoni il 29 agosto successivo, a tutte a due dimostrano la corretta perizia effettuata dal Guarnieri nel 1783 e concludendo di fatto 1'annosa vertenza con il magistrato veneziano.
Trascorrono alcuni anni senza particolari problemi. I Bissari Gualdinello effettuano regolarmente i pagamenti delle rate pattuite. Con 1'approssimarsi della fine della Repubblica Veneta, nel 1797, ad opera di Napoleone Bonaparte a delle sue truppe, inizia un periodo di confusione politica a amministrativa di cui i conti Bissari intendono approffitare. Gli anni 1797 a 1798 sono anni difficili, tra un governo legittimo, quello veneziano, esautorato dai nuovi conquistatori francesi, ed il governo provvisorio di Vicenza, instaurato da Napoleone, dopo un anno a sua volta esautorato dagli Austriaci, nuovi padroni dopo l'accordo di Campoformido. Di questa situazione, come si diceva più sopra, intendono approffittare in molti, a tra gli altri, i conti Bissari. Questi non hanno ancora estinto completamente il loro debito verso la ex Dominante per l’acquisto delle terre a Maddalene, ed inoltre sono gravati di un altro consistente peso per aver acquistato qualche anno prima, i beni del soppresso convento di S. Maria delle Grazie a Vicenza.
Con una mossa a sorpresa, si fanno rilasciare il 18 gennaio 1798 dall'«Aulico Governo Centrale di Vicenza», instaurato all'indomani del trattato di Campoformido da un manipolo di illustri vicentini, tra cui appunto i Bissari, un decreto in base al quale viene ridotto del 25 % il debito con Venezia, a condizione di un immediato esborso di 2.000 ducati per la Cassa del Governo a di altri 2.000 per pagare parte dei debiti della città di Vicenza verso gli invasori francesi. Con questa operazione essi vorrebbero chiudere il conto ancora aperto con Venezia, ma dalla città lagunare Gasparo Lippomanno il 6 maggio 1799 dichiara nullo il decreto 18 gennaio 1798, "ingiungendo alli comparenti di sollecitamente pagare il debito ammontante al predetto 6 maggio complessivamente a ducati 3.027 di interessi a 33.768 di capitale".
In sostanza, forti della loro posizione di leaders della fazione favorevole ai nuovi conquistatori francesi, i Bissari Gualdinello tentano ancora una volta di fare un affare. Ma i loro propositi vengono ben presto ridimensionati grazie a quel Gasparo Lippomanno, puntiglioso funzionario veneziano, che incontreremo ancora più avanti, il quale dimostra come sia illegale il decreto 18 gennaio 1798 ed il successivo del 9 febbraio dello stesso anno dell`Aulica deputazione delle finanze di Vicenza." Perchè? Semplice, dice Lippomanno. Soltanto il 20 gennaio 1798 le armate austriache hanno preso il potere a Vicenza a la conferma viene dall'editto del generate Wally dello stesso giorno, il quale dichiara che "fino a che le province di Vicenza a Bassano non saranno regolate da un Governo stabilito per mezzo di un Commissario Imperiale, resteranno in attività le prime forme di governo provvisorio centrale" .
Questa narrazione della vicenda relativa ai terreni di proprietà dell'ex convento di Maddalene, oltre a chiarire i retroscena dell'operazione di acquisto da parte dei Bissari, ci consente di leggere una pagina di storia della città di Vicenza, concernente l'arrivo prima delle truppe napoleoniche ed il 20 gennaio 1798 di quelle Austriache. (5)
Oltre alla vendita delle pertinenze di Maddalene, il Magistrato Aggiunto provvede, in tre successive aste ad alienare altri beni appartenuti all'ex convento di Maddalene. L'Aggiunto utilizza per questa sua incombenza, i cosidetti "cedoloni" di vendita, ossia dei manifesti a stampa in cui sono elencati i beni messi all'asta.
Per quanto riguarda Maddalene, il primo fu pubblicato il 6 aprile 1785: in esso, oltre a 53 proprietà con a fianco elencato il nome del conduttore del fondo e la relativa rendita, è elencata anche la data di effettuazione dell'asta, il 6 maggio 1785. Una seconda asta fu annunciata con analogo manifesto il 13 ottobre 1787: anche qui vi appaiono altre proprietà messe all'asta e la data di effettuazione della stessa, il 29 novembre 1787.
Terzo ed ultimo cedolone riguardante Maddalene, è quello del 20 luglio 1798, con effettuazione della licitazione il 18 agosto successivo. Con questa asta, furono alienate tutte le rimanenti 59 proprietà dell'ex convento. Come si vede questo lavoro va avanti anche dopo il 1797, dopo cioè la caduta della Repubblica Veneta.
Evidentemente il lavoro iniziato dal Magistrato Aggiunto è stato ritenuto valido anche dalle nuove autorità austriache che acconsentono alla definitiva vendita di tutte le proprietà degli ex monasteri soppressi: in fondo i quattrini recuperati, finiranno comunque nelle casse dell'Impero.

1 A.S.VI. Convento di S. Maria Maddalena busta n. 165.
2 A.S.VE. Fondo Agg. Mon. Cedolini vendita conventi busta n. 64.
3 A.S.VI. Convento di S. Maria Maddalena Busta n. 165.
4 A.S.VE. Fondo Agg. Mon. busta n. 63.
5 A.S.VE. Fondo Agg. Mon. busta n. 63.