CAPITOLO VI
LA SOPPRESSIONE DEL CONVENTO
DI S. MARIA MADDALENA
Per introdurre questo argomento, è necessario
prima spostare 1'attenzione sulla situazione politica della Repubblica
Veneta all'epoca dei fatti, a cioè nella seconda metà
del 1700.
Venezia, da quasi due secoli impegnata ad espandere la sua influenza
commerciale a territoriale verso Oriente, si stava dissanguando
finanziariamente in estenuanti a costosissime guerre per mantenere
il primato commerciale in quelle lontane terre. Anche la perdita
dei domini orientali in seguito agli attacchi dei Turchi nei primi
decenni del 1500 a la concomitante coperta dell'America, con la
conseguente deviazione dei traffici commerciali, fonte primaria
della sua ricchezza verso quelle nuove terre d'oltreoceano, stava
portando Venezia verso una lenta, ma progressíva decadenza.
Resistendo ai Turchi a Cipro (1571 1573) e a Candia (1644 1686),
riconquistò per qualche tempo la Morea ed umiliò
i Barbareschi a Tunisi nel 1784 1786, anni nei quali si svolgono
i fatti che interessano anche il convento di Maddalene.
Furono sopratutto le ingenti spese sostenute con queste continue
guerre ad obbligare il Senato Veneto ad escogitare nuove scelte
impositive nei confronti della popolazione per far fronte alle
incombenti necessità.
Da qui la serie di decreti con i quali il Senato Veneto, una volta
soppressi i numerosi conventi e monasteri del suo territorio,
intendeva entrare in possesso delle loro notevoli proprietà,
e rimpinguare così le sue esauste finanze con i proventi
delle vendite. Con un decreto del Maggior Consiglio del settembre
1767, Venezia vietava a chiunque net territorio delta Repubblica,
di eseguire donazioni, eredità, vendite ad opere pie, conventi,
monasteri, chiese, ecc., obbligando invece chi era interessato
a dare il tutto a "pro di zecca", cioè a favore
delle pubbliche casse.
Con un'altra legge dell'anno successivo, 1768, lo stesso Senato
dettava norme motto drastiche al fine di ridurre 1'entrata in
convento e monasteri di nuovi giovani, rendendo quasi impraticabile
questa scelta.
Con altri analoghi provvedimenti, lo stesso Senato Veneto dette
inizio alla prima importante serie di soppressioni di conventi
in tutto il suo territorio. A questa prima ne seguì una
seconda che pur interessando numerosi monasteri del territorio
vicentino risparmiò ancora per un anno il convento di Maddalene.
Una scrittura "ad pias causas" del 12 giugno 1772 serve
a far comprendere agli interessati gli intendimenti del Senato
Veneto. "Li Padri Girolimini, vi si legge, o sian del B.
Pietro da Pisa, tengono 9 conventi, 5 de quali per difetto del
numero conventuale cadono in soppressione. Gli altri quattro restano
bensì oggi in una provvigional sussistenza, a riceveranno
a tal fine assieme colla rendita ancora gli individui dei luoghi
soppressi; ma in progresso nemmeno essi possono sottrarsi allo
stesso destino. Lo stato misto di questua a di possedimenti dovendo
esser tolto in parità degli altri ordini regolari della
medesima classe, la risultanza delle rendite non arriva a porgere
i modi sufficienti al mantenimento della attuali individui nemmeno
col presente vestiario. La scrittura della Conferenza per le tasse
esibirà il dettaglio economico altresì di questo
corpo, a li nomi dei conventi sono dichiarati alla nota segnata
G "(1).
E' comunque del 3 settembre 1772 il decreto del
Senato Veneto con il quale si dette inizio alla terza ondata di
soppressioni che interessò per primo, a Vicenza, proprio
i Girolimini di Maddalene, ai quali fu notificato il 6 settembre
successivo.
Ecco il testo del suddetto decreto:
"Dei Girolimini, infine, sopprimendosi presentemente i
5 conventi marcati nel rispettivo foglio, gli altri si raccoglieranno
assieme colle rendite gli individui di quelli, intendendosi però,
che anche questi 4 constituiti di sola provvisionale sussistenza,
abbiano in progresso ed a norma del praticato, a sottostare alla
loro soppressione, non somministrando le rendite nei modi bastanti
al proprio mantenimento. "
A Maddalene, i Girolimini erano in attesa di questo provvedimento
già da qualche tempo, a quindi la notizia della soppressione
non li coglie di sorpresa. Tra la documentazione reperita, risulta
infatti chiaramente lo stato d'animo di quei religiosi in attesa
di un provvedimento che era da tempo nell'aria.
Per capirlo è sufficiente leggere le lettere inviate al
Magistrato Aggiunto Sopra Monasteri dal Tenente dei corazzieri
Nicola Gualdo di Vicenza, incaricato di far eseguire le ordinanze
suddette, a cominciare dalla prima del 9 settembre 1772.
"Per dovere d'officio rassegno al zelo distinto di V E.
le notizie raccolte per le rinnovazioni intorno agli arbitri valori
che si sono presi li rev.di Padri prior a procurator del Convento
di S. Maria Maddalena dell'ordine de Girolimini esistente fuori
di questa città perpetrati per quanto si presume in mala
fede a col provvedimento della loro soppressione.
Vengono loro pertanto imputati l'avvenuto spianto, anco taglio
di moltissimi arbori in una campagna di raggione del Convento
medesimo, con riflessibile danno della medesima, avendo fatto
ridurre le piante stesse in legna ad use da fuoco, della quale
indi abbino pratticata la vendita a che ciò sia stato pratticato
nel decorso novembre.
Per la notorietà del fatto vengono aggravati, che in questi
ultimi giorni, ed in vicinanza alla seguita soppressione vendessero
molti effetti mobili dei quali tutti non s'è potuta verificare
la respettiva loro individualitù, ma botti, vino a banchi
a dicesi che il tratto delle vendite possano averlo convertito
a proprio use punto assai riflessibile.
In questa mattina s'è loro intimata l'esatta esecuzione
delle rispettabili tutte del 6 corrente, onde ogni cosa ora, nel
convento stesso esistente sia preservata illesa d'ulteriori disposizioni,
essendo ad essi consegnata in propriemani copia della lettera.
In toni parimenti ho inoltrato una corazza a cavallo con mondo
di chiamata delli PP Prior a Procurator di Monte Summan per l'adempimento
per tutto delle ingiuntemi Commissioni.
Umilio alla E. V le più divote notizie in ragionamento
di quel fervido impegno, in cui da me si riguardano li più
affari a la pronta esecutione delle sue prescrizioni, con meno
onore di baciarLe divotamente le mani.
Vicenza, 9 settembre I 772. "
Dunque, come il lettore avrà capito, i
Girolimini aspettavano giorno per giorno la notizia della soppressione
del loro convento di Maddalene. Già dal novembre 1771 infatti,
avevano cominciato ad abbattere le piante della loro campagna
per farne legna da ardere: questa la esplicita accusa che il tenente
Gualdo rivolge a loro. A peggiorare la situazione, i religiosi
vengono anche accusati di aver venduto agli abitanti della Coltura
ogni cosa che potesse trovare acquirenti all'indomani della notificazione
della soppressione, cioè il 6 settembre 1772. Evidentemente
era questo un modo per cercare di recuperare in ducati, il maggior
valore possibile prima del definitivo allontamento da Maddalene.
Il tenente Gualdo deve avere avuto il suo bel daffare, da buon
servitore della Repubblica Veneta, a controllare che il provvedimento
di soppressione venisse eseguito senza il rischio di ritrovare
le stanze del complesso completamente svuotate delle masserizie
ivi custodite. Ne è riprova la seconda missiva che il capo
dei Corazzieri invia all'Aggiunto il 12 settembre 1772.
"A scanso della matturità delle ripetute istruzioni
contenute ell'originario foglio di V E. in via summaria, ho raccolto
possibilmente quali fossero state le disposizioni perpetrate per
parte dei Superiori del convento dei Girolimini di S. Maria Maddalena
fuori di questa città, prima della soppressione decretata
dalla provvidenza dell'Ecc.mo Senato a trovo che si restringono
ai seguenti effetti.
Ho rilevato che abbino venduto le masserizie necessarie alla cucina
a persone diverse, che vale a dire a chi un capo a chi l'altro.
Così parimenti delle botti a tinazzi a questi arnesi parimenti
a più persone di quelle vicinanze.
Li stramazzi furono comprati d'un tale Zuanne Casarotto, gastaldo
del marchese Repeta, quale anzi fece l'acquisto d'un tinazzo delli
suddetti.
Dicesi parimenti, che sia stata da essi venduta molta biancheria
ma non mi risultano al presente chi l'abbi acquistata.
Così pure fecero la vendita di tre carri di fieno all'osto
del Morachin Antonio Casola, questo a quanto mi risultano dall'estese
sommarie indagini.
Sopratutto si fa riflessibile per la comune opinione il danno
inferto col taglio degli alberi nella campagna, la che peraltro
mi sembra che converrebesi fondatamente verificato con una legale
perizia.
Per questi mottivi non sarà minimanente ritardata l'essecuzione
delle pubbliche commissioni, anzichè ho rinvenuto li più
stringenti eccitamenti alli rev.di padre Prior a procurator di
Monte Summano, ora arrivati in questo convento perchè resti
consumato per intiero l'affare a mi stimo presenti gli
inventari prescritti con che in continuazione bacio divotamente
le mani. Vicenza, 12 settembre I 772. "
Tra gli ordini che il tenente Gualdo impartisce al priore ed al
procuratore del convento di Maddalene c'è sopratutto quello
di redigere gli inventari di quanto presente nel convento. Ecco,
forse proprio perchè sapevano di dover sottostare a questa
incombenza, i religiosi si sono disfatti di quanto era loro possibile,
rischiando, come abbiamo letto, provvedimenti punitivi.
Avuta comunque 1'ingiunzione alla formazione degli inventari,
vi si apprestano, pur se a malincuore. L'incombenza spetta principalmente
al priore ed al procuratore di Maddalene, ma vengono coinvolti
nell'obbligo anche i responsabili del convento del Summano.
Per portare a termine il lavoro imposto loro dal Magistrato veneziano
i frati impiegano alcuni giorni. Il 25 settembre 1772 il tenente
Gualdo può scrivere a Venezia comunicando di aver eseguito
il comando ricevuto e inviando 1'intera documentazione richiesta.
Ecco di seguito, 1'inventario completo di quanto esistente nel
convento di Maddalene al 9 settembre 1772:
"In pronta dovuta obbedienza a pubblici ossequienti comandi
restano da not sottoscritti Priori a Procuratori de rispettivi
conventi di Santa Maria Maddalena a di S. Maria di Monte Sumano,
fuori di Vicenza, ordine di S. Gerolamo congregazione del Beato
Pietro da Pisa, rassegnate le note spettanti agli inventari campagna
ed altro richiesto con mandato dell'Ecc. mo Aggiunto Alessandro
Duodo rilasciato sotto li 9 del corrente mese di settembre dall'illustrissimo
signor Cancelliere prefettizio.
Inventario primo della Chiesa ed adiacenze.
nel Conservatorio dentro la sagristia.
Candelleri d'argento n. 14 Lampade d'argento
n. 3 Fabelle d'argento n. 3 Croci d'argento n. 2 Una croce di
legno con Cristo d'argento Un turibolo con navicella a cucchiaio
d'argento Un secchiello con aspersorio d'argento Un ostensorio
d'argento Tre calici d'argento Un messale fornito d'argento Due
reliquiari di legno coperti di lancetta d'argento
Un altro di leano dorato.
Nella Sagristia piccola
Una urna di legno dorato per il sepolcro.
Un tavolino di noce
Un scabello di noce
Una carega di noce
Un armadio con diverse palme
Una croce da morto
Un campanello
Un bastone per il triangolo
Nella Sagristia grande
Un banco grande di noce per i calici a paramenti;
Pianette di diversi colori n. 23;
Tre piviali di diverso colore;
Una croce coperta di rame con ai lati due angeli di legno;
Due vasetti di stagno con palme;
Una scatola di cartone contenente corporali;
Corporali cinque a molte animette a diversi purificatori a fazzoletti;
Due coltrine di damasco rosso per le porte laterali del presbiterio.
Due piccole per i lati del tabernacolo
Un padiglione rosso di damasco;
Dodici cussinelli di diverso colore
Una veste talare da prete; Amitti n. 19;
Balarestri di pietra con porte in due bande;
Una lampada di ottone pendente all'altare.
Coro
Coro con i suoi sedili, scabelli a spalliere;
Un leggio di noce col suo banco;
Tre mute di tabelle di legno.
Quattro libri da canto
Un piccolo organo con palme.
All'Altare della Beata Vergine
Palla indicante Maria Vergine, il Bambino Gesù a sant'Antonio
da Padova con corone sopra il loro capo, d'argento, pittura del
Carpioni.
Candelleri sei d'ottone, a croce pur di ottone.
Tre tabelle di legno
Un campanello
Due cussini di bulgaro
Una lampada d'ottone pendente a detto Altare.
All'Altar del Cristo
Palla significante Cristo flagellato alla colonna opera dell'insigne
Jacopo da
Ponte detto il Bassano Vecchio.
Quattro candelleri di legno
Tabelle di legno
Croce con Cristo d'ottone
Lampada di ottone
Cingoli n. 7
Camici tre festivi a feriali n. 16
Otto cotte
Una continenza con ricamo d'oro
Tovaglie festive n. 5
Sottotovaglie n. 16
Due tovagliette per la Comunione
Una cassa di gesso con pots cera vecchia
Un armaretto contenente il trono per l'esposizione
Messali da vivo n. 5
Messali da morto n. 4 _
Messali da morto n. 4
In Chiesa
Altar maggiore con porte laterali di noce
Un tabernacolo sopra detto Altare ornato di marmi con due portelle
di ferro e due chiavi
Una pisside con le coppe d'argento ed il piede di metallo dorato
Otto candellieri di ottone
Tabelle ordinarie di legno
Due banche di note Cinque bracialetti con fioroni di ferro
Un campanello
Una piccola custodia contenente piccolo vasetto d'argento per
folio Santo custodito da portella di ferro;
Nello spazio di detta Chiesa
Dodici banchi di noce;
Due confessionari di noce;
Pulpito con sue scale tutto di gesso;
Banchi di gesso cinque;
10 Statue dieci di pietra disposte nelle pareti;
Crocefisso Grande sopra la Aorta maggiore;
Coltrine cinque con suoi rispettivi fern;
Quattro fanali di latta per accompagnar il Santissimo, che sono
delta coltura;
Sotto il Coro
Due legazzi
Due cavalletti neri
Una tavola per former il mortorio;
Batterella per la settimana Santa;
Campanile
Due Campane ed un Campanello,
Corde tre.
Questa Chiesa non ha confraternite, nè
altro, fu eretta da fondamenti dai nostri antichi Padri; a qui
sempre si coadiuvò il Parroco di Santa Croce di Vicenza
a motivo delta distanza di tre miglia a Belle strade, a de' tempi,
e sotto il presente Parroco, etiamdio, cotta dottrina a predicazione.
Io padre Alessandro Sesso priore delle Maddalene
affermo quanto sopra;
Io padre Antonio Caprin, prior di Monte Summan affermo quanto
sopra;
Io fr. Giandomenico Manfroni procuratore di Monte Summan affermo
quanto sopra;
Io Giovan Battista Gualtieri procuratore del Convento di Maddalene
affermo quanto sopra.
Oltre a questo inventario, relativo, come si
può capire, alla Chiesa del Convento, il priore di Maddalene
a quello del Summano provvedono a stendere l'inventario dell'intero
convento. Eccolo:
Nella prima Camera:
Un genuflessorio;
Una mezzaluna di gesso;
Un letto con stramazzo;
Un trepiede con catino;
Nella seconda Camera
Tre caregoni di note lavorati;
Una mezzaluna di gesso;
Un trepiede di note;
Un catino; un armaro di note;
Un genuflessorio;
Un letto con stramazzo;
Nella terza Camera:
Una mezzaluna di gesso;
Tre portine di note;
Un genuflessorio;
Un letto con stramazzo;
Un trepiede con catino;
Nel camerino:
Tre careghe pretine;
Un tavolino;
Un genuflessorio;
Un letto con stramazzo;
Nella camera del Priore:
Tre pretine;
Un tavolino di note;
Nella camera del Vicario:
Nulla.
Nella camera del Procuratore:
Pretine n. quattro;
Un tavolino di note.
Caneva:
Un tinazzo grande cinto di ferro.
Tre botti da dodici mastelli c.a. cinte di ferro;
Tre carettelli;
Un mastello da caneva.
Cortile:
Un pagliaio inserviente di dote pèr la boaria del lavoratore;
Colombara senza colombi.
Stalla con fienile a sopra poco fieno, a legname dell'intrante
lavoratore.
Nel granaro del Chiostro:
Un banco contenente la biancheria
Tovaglioli n. 110
Tovaglie n. 18
Sugamani n. 14
Canevazze n. 19
Lenzuoli n. 5
Foresteria
Nella prima Camera sive saletta:
Sei caregoni di noce coperti di bulgaro
Un tavolino di pezzo;
Un ritratto di v.c. Nicola Pasqualigo.
Tondi n. 20
Un cerchio di stagno
Un trinciante
Sei possate d'ottone
Coltelli da cuoco n. sei
Un vaso di latta per folio
Un banco grande di gesso;
Una gratacasola
Due tavole
Un pestello di ferro Un mortaritto di bronzo;
Un mortaro di pietra viva; Scansie due di gesso;
Nell'atrio del refettorio: Un lavello di marmo
rosso con galletti di ottone; Un armaro nel muro contenente candelieri
n. 6 di ottone; Diverse mochette di ferro.
Refettorio
Un quadro sacro rappresentante Caino ed Abele; Sei caregoni di
noce travaghati; Una credenziera; Otto careghini;
Due careghe di noce;
Una tavola ovata a spezzata di larga cinconferenza;
Cucina
Pignatte n. 3 co suoi coperchi;
Un caldiero da polenta;
Una caldarola da minestra;
Un secchio ed una cazza;
Cinque manestri di ferro;
Due mastelli di ferro;
Due gradelle;
Due catene da fuoco;
Tre trepiedi; Soffietto di ferro,
beccacenere a badile con manico di legno;
Una molletta ed uno spiedo.
Pignatti, antrani, scodelle ed altro di terra;
Una panca a due careghe di noce;
Due padelle;
Una padella da maroni;
Una capponara;
Corda con molletta di ferro per tirar l'acqua dal pozzo.
Dispensa Sottocoppe di stagno n. sette;
Quattro scaldini;
Sottotazze di stagno n. 6;
Fiamminghine n. dodici;
Piatti di terra in quantità.
Nella camera del padre Antonio Rosa:
Un tavolino di pesso dipinto;
Due pretine;
Nella camera di padre Magala
Un tavolino di noce;
Una libreria di pesso;
Cinque careghe pretine;
Due o tre quadri da niente;
Nella camera di padre Giuseppe Bon:
Nulla.
Nella camera di padre Antonio Mazzi:
Tre careghe pretine;
Un tavolino di noce;
Una librerietta di pesso;
Libreria
Salmaticensi;
S. Gregorio Magno
Pollin
Bregundia
Sovinin
De re Sacramenta
Credo
S. Bernardo
A Morti
'', Graveson
Saianelli
Mastrio
Mesnil
Tirin
Ceresara
Du Pasquiev
Ginet
Rotand
Lescion Satirrem
Sant'Ilario
S. Zenon a
Domenico Magro
Platina ed altri libriccioli di niuna valuta esistenti nullameno
in detta libreria.
Io Alessandro Sesso Priore delle Maddalene affermo
quanto sopra;
Io fra Antonio Caprin di Monte Summan affermo quanto sopra;
Io Giandomenico Manfroni procurator di Montesumman affermo quanto
sopra;
Io Giobatta Gualtieri procuratore delle Maddalene affermo quanto
sopra.
Dopo aver inventariato quelle misere cose esistenti nel convento,
ai religiosi fù ingiunto di procedere alla annotazione
di tutti i beni posseduti, sia sottoforma di livelli sia di livellari.
Nota de livelli a livellari secondo L'ordine
del campione.
1 Dal Conte Alessandro Valle come erede de beni di Monticello
per instromenti 1532 5 ottobre a 1538 9 gennaio D. 2
2 Dal conte Ottavio Trenti successo al Verlati per instrumento
1594 2 aprile D. 2
3 Dalla signora Elisabetta Alberti successa alla signora Angela
Baretta per instrumento 1594 20 dicembre D. 15,36
4 Da Alessio Bortolotto da Monte di Malo per instrumento 1637
10 luglio D.68:4
5 Dal N.H. Contè Marco Angarani per instrumento 1695 8
marzo D.4
6 Dagli Eredi Dal Zotto da Velo per instromento 1696 31 dicembre
D.17:1
7 Dal Conte Paulo Brasco di Vicenza per instrumento 1720 17 agosto
D.153:
8 Dal signor Bortolo Grazian da Lugo per instrumento 1723 3 ottobre
D.15:10
9 Dagli eredi del q. Bortolo Grazian da Lugo per instrumento 1724
15 dicembre D. 31:
10 Dagli eredi del q. Gregorio Cattelan per instrumento 1725 da
Lugo D. 31:
11 Dai Busa da Fara Cessi Arturo pure da Fara per instromento
1726 4 settembre D. 34:2
12 Dagli eredi del q. Giuseppe Callegari da Lugo per instromento
1730 14 settembre D. 2 7:18
13 ; dai Fracassi da Chiampo per instrnmentn 1736 2 marzo D. 37:4
14 Dai detti per instrumento 1737 8 agosto D. 24:16
15 Dai Rizzati da Lugo per in strumento 1737 1 ottobre D. 24:00
16 Dagli eredi del q. Franco Scaramazza da Montecbio Maggior per
instromento 1670 3 febbraioD. 33:5
17 Da Bonaventura Ballardini da Vicenza per instromento 1738 12
maggio D. 86:16
18 Dall'Ospital di S. Valentino di Vicenza successo a Bortolo
e Elli Rossi per instrumento 1737 15 ottobre D. 51:36
19 Da Andrea a Bernardo Ello q. Franco Jesi da Gerin oppur città
per instrumento 1740 20 settembre D. 41:14
20 Dal signor Gio. Federico q. Giobatta Lorenzon di Vicenza per
in strumento 1744 9 marzo D.24:16
21 Dai Mincbi da Scbiavon per in strumento 1744 15 giugno D. 199:16
22 Dal Signor Pietro Vandinelli di Vicenza per instrumento 1720
13 marzo D. 34:2
23 Dal R. Signor D. Antonio q. Bortolo Fracasso da Chiampo per
instrumento 1748 10 luglio D. 74:8
24 Dalla Sig. ra Elisabetta q. Francesco Scudella per instrumento
1754 5 agosto di Vicenza D.15:17
25 Da f lli Ipodiso Marcantonio q. Girolamo Billa da Trissino
per instromento 1743 14 settembre D.24:16
26 Da Gioachin a Gio. Fratelli Cardi da Lugo per instromento 1748
24 settembre D. 65:12
27 Da Giuseppe q. Gio. Federico Campesati da Vicenza per instromento
1751 27 novembre D. 54:1528
28 - Dal R. d. Giuseppe q. Mattio Albieri da Sossano per instromento
1756 13 giugno D. 8
29 Dal Conte Gio. Batta e Ello Fracanzani di Vicenza per instromento
1757 24 settembre D. 136:8
30 Da Giuseppe Caprin successo ai Trentini da Breganze ed abitante
al maglio di Lobbia Coltura di S. Croce di Vicenza per instromento
1761 3 ottobre D. 130
31 Da Silvestro Calgaro cesso N.S. Lucrezia q. N.H. Bortolamio
Capra città opur Camisano per instrumento 1733 10 febbraio,
in due ratte cioè 25 luglio a 18 novembre D. 74:8
32 Dal Conte Gualdinello a flli Bissari da Vicenza per instrrumento
1443 8 febbraio invece di formento stara 3 D.4:10
33 Da Francesco q. Mattio Valerio successo Toffanin dalla Motta
per instrumento 1703 D. 14:17
34 Dalli N.H. Nicola a Elli Beregani successi Francesco Pollo
per instrumento 1548 21 agosto D. 23:16
35 Dal signor Francesco q. Amadio Rigobelo da Vicenza per instromento
1745 24 marzo D. 20:86
36 Da Giacomo Bonetti da Castelnovo per instrumento 8 gennaio
1643 D. 34:2
37 Da Francesco Dal Zotto cui ora è successo Tomaso Schivo
da Velo per instrumento 1696 26 agosto D. 17:1
38 Da D.o Zuanne q. Antonio Dalle Mole per instrumento 1764 23
giugno D. 12:2
39 Da D.no Zuanne q. Zuanne Conte da Salcedo per instromento 1767
15 maggio D. 48:4
40 Dal N.S. Giuseppe Magrè per instrumento 1768 23 dicembre
D. 42.86
41 Dalla Signora Barbara Baretta da Schio per instromento 1770
3 febbraio D.35:5
Soldo investito sopra i pubblici Banchi di Venezia
L'appalto del vino di detta Dominante paga ogni
anno in due ratte eguali, e cioè settembre a marzo lire
61:9 per volta per il capitale di ducati 775 come rilevasi da
Copia di partita tratta dalli quaderni da capitali esistenti nell'officio
dell'Ecamo signor Provveditor alli Pro fuori di Zecca.
Livelli a livellari formento
1 Da Giuseppe Gasparini da Piovene come erede Gaspari a come risulta
da Processi c. detto Capovin, stara 2
2 Dal Conte Simandio Chiericato da Vicenza successo Bissari, stara
58
3 Dal Conte Gualdinello a Elli Bissari per instromento 1571 10
giugno, stara 3
4 Dal n.signor Conte Girolamo e Ello Bissari per instromenti 1512
12 febbraio a 1571 10 giugno, stara 2
5 Dal convento di S. Maria di Monte Summano successo M. Stefano
Stradotti da Piovene per instrumento 1652 22 aprile, stara 2
6 Da Sebastian Stivanello da Cogolo per instrumento 1594 18 gennaio,
stara 2
Soldo giacente sopra il Monte non ne abbiamo.
Nota dc' prodotti della nostra possessione contigua
al Convento data lavoranza a Gio. Maria Minchio cogli obblighi
a patti come in questa, consistente in ottanta campi circa cogli
aggravi a con quanto richiede la venerata pubblica ricerca.
Anno 1767
Formento a formentelli in tutto stara 159:2/4
Sorgo tra primo a secondo stara 163
Sorgo rosso stara 8
Fava stara 17
Mosto n. 3 6:2/4
Fascine da brasca n. 2300
Legna tonda c.a. 14
Socche c.a 3
Di galette di ns. porzione ca. 74.9
Di fieno del ns brolo c.a. 281
Anno 1768
Formento a formentelli stara 152
Sorgo turco tra 1 " e 2" stara 234
Sorgo rosso stara 12
Miglio stara 6
Fava stara 2:2/4
Mosto n. 9 7:2/4
Fascine n. 2200
Legna tonda c.a 12
Socche c.a 5
Di galette di ns. porzione n. 63:9
Di fieno del ns brolo n. 301:13.
Anno 1769
Formento a formentelli stara 205:
Sorgo Turco tra 1 " e 2" stara 234:2/4
Sorgo rosso stara 12
Miglio stara 4
Mosto n. 50
Fascine da brasca n. 2000
Socche n. 6
Di galette di ns porzione n. 85:17:6
Di fieno del ns brolo n. 248
Anno 1770
Formento tra 1 ^e 2" stara 219:2/4
Yezzoni stara 10
Sorgo tra 1" a 2^ stara 251
Sorgo rosso stara 14
Miglio stara 1
Mosto n. 50
Fascine n. 2150
Socche n. 3
Di galette di ns porzione n. 903:9:6
Di fieno del ns brolo n. 196,
Anno 1771
Formento a formentelli stara 117:2/4
Sorgo tra 1 ^e 2^ stara 121
Fava stara 3:3/4
Miglio stara 1
Mosto n. 45
Fascine n. 2060
Di galette di ns porzione n. 69:10
Socche dolci a forti n. 45
Di fieno del ns brolo n. 218
Obblighi infissi
Pper il N. H. Contarini messe n. 51
Campi 4 alla Costa pagano decima
(a peso del lavoradore) canone
al Monastero di S. Felice di Vicenza
(a peso del convento) invece di cera D. 2
Anniversari n. 15
Messe annue n. 435
Al Clero D. 29:2
Alle gravezze D. 25
Alla camera fiscale D. 46
Un anno per l'altro al sussidio 22 colte
Al comun di Provano D. 3
Patti ed annuali corrisponsioni
Il lavoradore Gio.M. Minchio ha tutta la campagna
a mettà, deve trasportar a Thiene, Malo a Vicenza ed altri
luoghi di simile distanza le biade a d'entrata; seminar canevo,
condur con la sola cibaria fieno calcina legname cotti, a quanto
bisogna per li restauri; pagar da Pasqua ovi n. 120; dalla Maddalena
polastre paia 4; al S. Martino capponi paia 8; dall'Epifania carne
porcina
n. 150; cavar i fossi che la circondano solo a metà.'
Case
Detta Boaria con stala a fienili abitata dal lavoradore vicina
al convento
Coltura di S. Croce.
Detta Palazzina abitata dal Gastaldo contigua al convento strada
comune abitata da Francesco Bellagamba con broletto annesso per
la quale paga annualmente d. 124;
Detta del Corpus Domini a Vicenza abitata da Giovanni Pollo per
la quale paga in due ratte anticipate D. 124;
Detta di Fara posta in distanza della villa,
condotta per mettà da Grazian; Della 2^parte non si può
aver nulla ed è soggetta alla vendita per esser bene dativo
Forte Artuso di detto luogo ne farà l'acquisto con lire
duecento poco più.
Questi sono gli inventari predisposti il 18 settembre
1772 dai frati di Maddalene a dal Tenente Gualdo fatti arrivare
al Magistrato Aggiunto a Venezia qualche giorno più tardi.
Di fatto da questo giorno i Girolimini cominciarono a prepararsi
al loro trasferimento sul Summano. Trascorsero infatti solo alcuni
giorni, prima che essi lasciassero definitivamente Maddalene,
dopo 335 anni di permanenza.(2)
A nulla valsero le ripetute richieste dell'allora priore Alessandro
Sesso per verificare la possibilità di annullare il decreto
di soppressione del convento di S. Maria Maddalena.
Questo inventario, redatto in più copie, fu controfirmato
anche dall'allora parroco di. S. Croce don Agostino Martinati,
che prese in carico la Chiesa ed il Convento soppresso. Il parroco
suddetto, nell'accettare quanto sopra, annota che:
"... ricevo in consegna il convento a attesto che l'ufficiale
predetto mi ingiunse l'ordine di dover sempre tenere chiuso il
convento senza introdurre nessuno o dare accesso o ricovero a
cbiccbesia. Come pure di fare celebrare il sacrificio della Messa
in ogni giorno festivo corrispondendo al celebrante l'elemosina
per essere risarcito dall'Eccellentissimo signor Aggiunto. "
Dal tono di queste parole, pare di capire che l'allontanamento
dei frati da Maddalene abbia creato qualche fastidio alla pubblica
autorità, se il tenente Gualdo arrivò ad obbligare
il parroco a tenere aperto il convento solo nei giorni festivi.
E' ipotizzabile che la popolazione del contado abbia cercato di
opporre resistenza alla partenza dei religiosi, che erano per
tutti un punto di riferimento costante a prezioso per tutte le
necessità spirituali, morali ed educative.
La lettura dell'inventario dei beni a degli oggetti del convento,
ci fornisce inoltre, un'altra conferma riguardante 1'intero complesso
conventuale, ricostruito, come da loro stessi dichiarato, dai
primi frati arrivati a Maddalene a partire dal 1437.
Le stesse parole poste in calce all'inventario, aiutano a comprendere
meglio to stato di disagio in cui venne à trovarsi all'improvviso
la popolazione di Maddalene a delle contrade vicine. Praticamente
da un giorno all'altro non fu più possibile recarsi alla
Chiesa del convento; non c'era più religioso alcuno disponibile
per le necessità più immediate, senza contare che
venne a mancare anche quel minimo di istruzione che i frati contribuivano
a fornire attraverso le lezioni di dottrina cristiana. Del tutto
comprensibile, quindi il malumore della gente comune contro le
autorità locali, ree ai loro occhi di aver favorito l'esecuzione
dei decreti di soppressione senza nulla tentare per una soluzione
alternativa.
Partiti i frati, la Chiesa venne aperta solo nelle
giornate festive per Celebrazione della Messa, officiata da un
coadiutore del parroco di Santa Croce. Questo stato di cose, si
trascinò, purtroppo, fino alla fine del 1793, allorchè
1'intervento del nobile Antonio Beregan pose fine ad una intricata
vicenda che sembrava senza via d'uscita a di cui parleremo in
un prossimo capitolo.
1)Bartolomeo Cecchetti La Repubblica di Venezia
a la Corte di Roma nei rapporti della religione Tomo II"
2)A.S.VE. Fondo Agg. Mon Busta n. 64 Convento di S. Maria Maddalena.