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CAPITOLO
II
ORIGINE DEL NOME "MADDALENE"
La copiosa documentazione risalente ai primi anni
del 1300, ci consente di dare con certezza una spiegazione convincente
dell'origine del nome che oggi appartiene al quartiere alla estrema
periferia nord della città di Vicenza. Tra le altre è
assai interessante la descrizione del Pagliarino, il quale ci informa
che verso la fine del primo millennio esisteva sulle pendici settentrionali
dell'attuale Monte Crocetta, allora chiamato "Monticellus Famulorum",
una chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, che non è quella
tuttora esistente, poiché questa fu ricostruita dai frati
Girolimini sulle rovine di quella più antica, al loro arrivo
a Maddalene, a partire dal 1437. Accanto alla Chiesa era stato costruito
un modesto convento abitato da monache, forse donne di vita convertite,
che intendevano così espiare le loro colpe, dedicandosi alla
preghiera ed alla cura dei malati.
Il loro eremo fungeva, infatti, anche da ospedale, nel quale trovavano
un pò di sollievo i sofferenti del contado, altrimenti destinati
a penose tribolazioni.
Le ricerche effettuate non hanno consentito di appurare la data
in cui le monache si insediarono in questo convento, ma si sa che
esse lo abbandonarono verso il 1300 a causa delle frequenti guerre
che in quegli anni si combattevano anche nel vicentino, rendendo
estremamente precaria la sicurezza di quanti abitavano fuori dalla
città.
La partenza delle monache non portò, ad ogni modo, alcun
mutamento al nome che oramai aveva assunto la località, rimanendo
anzi identificativo della stessa a di quanti in essa vi abitarono
fino ai giorni nostri.(1)
Prima ancora di questo insediamento di monache, abbiamo alcune notizie
riguardanti Maddalene riferite al X secolo. Per la verità,
alcuni studiosi recentemente hanno fatto sorgere il dubbio che possa
esserci stato anche nella nostra zona un insediamento longobardo.
Essi infatti, vorrebbero far risalire a questa epoca la costruzione
di quella che oggi è conosciuta come la "busa di Dal
Martello" (2). Effettivamente questo sito ha l'aspetto di una
arena, ma scavi atti a risolvere questo enigma a tutt'oggi ancora
non ne sono stati fatti, per cui si rimane sempre nel campo delle
ipotesi, ma non delle certezze storiche.
Partendo quindi dal finire del decimo secolo, è accertato,
da documenti tutt'ora esistenti presso la Biblioteca Bertoliana
di Vicenza, (3) che il terreno su cui sorgeva la primitiva chiesa
a l'annesso convento, era di proprietà del monastero benedettino
di S. Felice che lo conservò fino al 28 luglio 1426, allorché
papa Martino V trasferì alla prebenda arcidiaconale del Duomo
la Chiesa ed i benefici del convento di S. Maria Maddalena di Portanuova,
come risulta dalle pergamene conservate presso 1'archivio capitolare.
Il testo del documento sopraccitato, redatto in Latino, recita così:
"Exihibita siquidem nobis super pro parte
dilecti filii Antonii De Cadianis archidiaconi ecclesie vic. peticio
continebat quod licet archidiaconus... in magna homini verenatione
magnoque honore in illis partibus habeatur ipse tamen... iuxta sue
dignitatis exigentiam decenter vivere et incombentia sibi onera
commode nequit supportare. Yerum sicut eadem peticio subiungebat
di S. Nicolai prioratus noncupata cuis septuaginta et Omnium Sanctorum
de Valdagno, que alias eidem ecclesiae S. Nicolai autorictate apostolice,
dicitur unita fuisse et cuis quadraginta necnon S. Mariae Magdalena
de Gazo extra muros vinc. ruralis ecclesiae cuis quinque prefato
archidiaconati cuis quadraginta sex ducatorurn auri fructus... non
excedunt perpetuo incorporarerunt... non solum archidiaconus ipse
statum suum decentius... qua re... " (4)
Secondo il Mantese, dopo la partenza delle monache
all'inizio del 1300, del convento presero possesso certi frati,
come ricorda anche il cronista Ferretto de' Ferretti nel suo testamento
del 4 aprile 1337, senza peraltro specificare a quale ordine religioso
appartenessero. Anche Viviana di Lanzè parla di questi frati
nel suo testamento del 1330. Forse erano benedettini conversi, simili
a quelli esistenti a Lisiera, ed è certo che la direzione
della comunità religiosa era ancora in mano ai benedettini
del monastero di San Felice, come risulta da un documento del 3
ottobre 1343 Vi si legge che un certo fr. Pietro da Piacenza, dell'ordine
di S. Benedetto, fu promosso quale priore delta Chiesa di S. Maddalena
del Montesello Famulorum. Il 24 aprile 1346, Giacomo da Barbarano,
vicario generate del Vescovo Biagio, con lettera diretta a fr. Giovanni,
monaco del predetto monastero, lo autorizzava a ricevere dall'Abate
di S. Felice "primam tonsuram et ordinum psalmístatus".
Fu senz'altro la posizione isolata in cui si trovava 1'eremo ad
indurre il Cardinale Gabriele Condulmer il 18 febbraio 1407 a delegare
il monaco benedettino Giacomo da Padova, il canonico Bartolomeo
De Rossi da Carpi a Battista Valmarana per la consegna del convento
a della chiesa, di S. Maria Maddalena ad un certo Antonius de Sigellis
da Reggio, persona non meglio specificata, comunque legata sia ai
benedettini di S. Felice che ai canonici delta cattedrale.
Il cardinale Gabriele Condulmer, veneziano, net 1401 successe a
Bartolomeo Colonna da Roma nella commenda della Abbazia di Sant'Agostino
a Vicenza, fino a quando, qualche anno più tardi, la cedette
all'insigne Lorenzo Giustiniani, veneziano pure lui.
In quegli anni, a Vicenza, che si era spontaneamente data alla Serenissima
Repubblica Veneta il 17 maggio 1404, era Vescovo Giovanni da Castiglione,
insigne letterato della Università di Pavia, incarico che
dovette lasciare alla sua nomina a Vescovo della città avvenuta
net 1390.
Il Vescovo Giovanni da Castiglione fu costretto a questa scelta
in seguito ai patti intercorsi tra Vicenza a Venezia all'atto della
dedizione della città berica, che prevedevano 1'obbligo della
residenza in città, dal momento della nomina a vescovo, per
il titolare di tale importante carica.
La presenza dei benedettini conversi non durò tuttavia a
lungo a Maddalene, poiché ancora Gabriele Condulmer, neI
frattempo eletto papa con il nome di Eugenio IV, alla morte di Martino
V, provvide con una bolla a separare nuovamente dalla prebenda arcidiaconale
del Duomo la Chiesa ed il convento di S. Maria Maddalena, nei primi
giorni del 1437,
mentre a Vicenza era Vescovo Francesco Malipiero.
1) G. Giarolli - "Vicenza nella sua toponomastica" pag.
142.
2) A. Previstali - "Longobardi a Vicenza" pag. 70.
3) G. Maltese - "Memorie storiche ecc." pag. 415 a nota
n. 56.
4) G. Mantese - op. cit. pag. 225 a nota n. 80.
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