CAPITOLO VII
LE FAMIGLIE NOBILI A MADDALENE
Estremamente interessante è risultata
la ricerca attorno a questo argomento. Fino ad oggi era nota a
Maddalene, la presenza di una sola famiglia di rango nobiliare,
i Beregan, anche se per la verità poco si conosceva di
loro.
La sorpresa è arrivata quando ho avuto la certezza della
presenza della famiglia Contarini insediatasi sul Monte Crocetta
dove edificò la casa di campagna ora proprietà Dal
Martello, a partire dalla seconda meta del 1500.
Questa famiglia veneziana, fu la prima ad occupare ed iniziare
l'opera di bonifica delle terre del Pian delle Maddalene, opera
che già avevano iniziato un secolo prima i Girolimini a
al Biron i Loschi.
A questo primo casato nobile veneziano ne segui, un secolo dopo,
un'altro: quello dei Gozi o Gozzi.
Ambedue queste famiglie abbandonarono Maddalene all'inizio del
1700, cedendo le rispettive proprietà ad un'altra nobile
famiglia, ma questa volta vicentina: i Marchesini.
E' grazie a loro se oggi possiamo conoscere in modo circostanziato
e preciso i vari miglioramenti apportati al fondo agricolo, essendo
stati costoro a lasciarci in eredita un numero considerevole di
mappe della zona, da loro fatte eseguire da vari periti in occasione
delle suppliche di volta in volta presentate al magistrato veneziano
dei Beni Inculti per ottenere l'autorizzazione a prelevare acque
pubbliche a scopi irrigui.
Indubbiamente le migliorie più interessanti nella nostra
zona, furono apportate da quest'ultima famiglia; alcuni reperti,
come ad esempio la pila da riso, sono ancor oggi visibili nell'aia
di casa Dal Martello sul monte Crocetta.
Dopo oltre cent'anni di presenza impegnata a Maddalene, anche
la famiglia Marchesini abbandona: lo fa forse più per necessita
finanziarie che per volontà, con 1'ultimo erede, quel Leonardo
Di Thiene, figlio di Giulia Marchesini, ultima vera esponente
di questo casato attenta al miglioramento del suo fondo agricolo.
Dopo di loro è un susseguirsi di passaggi di proprietà
di scarso rilievo, come vedremo più avanti.
A nord, comunque, padroneggiano i conti Bissari, come già
abbiamo visto, attraverso 1'acquisto delle terre dell'ex convento
che arrivavano fino al Moracchino, dove confinavano con quelle
dei Beregan.
In Lobbia, oltre a quest'ultima famiglia, erano presenti i Dal
Bue o Dal Bò, casato senza titoli nobiliari, tuttavia possidenti
terrieri che abitavano a Rettorgole, pur se estendevano le loro
proprietà fino in Lobbia.
Loro era 1'oratorio di Lobbia a di loro resta il nome della strada
Ponte del Bò, che contrariamente a quanto afferma il Giarolli
nel libro "Vicenza nella sua toponomastica", prese il
nome da questa illustre famiglia.
Cominciamo ora a vedere da vicino una ad una queste famiglie,
cominciando dalla più nota, quella dei Beregan.
LA FAMIGLIA BEREGAN
Questa famiglia (1)l di antica origine vicentina,
contrariamente ad altre nobili casate beriche, viene poco ricordata
nonostante abbia avuto in oltre tre secoli, numerosi illustri
componenti che hanno partecipato attivamente alla vita politica
della Serenissima.
Già nel 1229 è certa la presenza di un Beregan,
notaio, di cui peraltro poco si conosce. Resta assodato, tuttavia
che la famiglia Beregan, o Berengani, come veniva citata talvolta
dagli scrittori (2), comincia a distinguersi arricchendosi notevolmente
già nel secolo XVI con il commercio della lana a della
seta. Il Tommasini (3) ricorda che sin dal 27 gennaio 1442 si
legge nella parte registrata nella matricola dell'Onorato Collegio
dell'Arte della lana, che Sebastiano Giobatta Beregano e Gio.Girolamo
Beregano, nati da Battista Beregano, esercitavano la nobile arte
della lana.
Assunta per prima la nobiltà vicentina, la famiglia ottenne,
con Nicola o Nicolò Beregan, nato a Vicenza l’ 11
febbraio 1627 dal conte Alessandro Beregan a dalla contessa Faustina
Checato, nell'aprile del 1649 di essere aggregata al patriziato
veneto versando per le necessità della Repubblica 60.000
ducati ed altri 40.000 ducati depositarono in Zecca. Questo Nicolò
Beregan, (che definiremo senior per distinguerlo da un suo omonimo
che incontreremo più avanti), a diciannove anni fu onorato
dal Re di Francia del Collare di San Michele, titolo onorifico
ottenuto per meriti speciali. L'anno seguente 1647 si sposa con
Orsetta Garzadori, contessa vicentina, a dal loro matrimonio nascono
numerosi figli. In seguito all'ottenimento del titolo di patrizio
veneto trasferisce la propria residenza in laguna, alle Zattere,
dove rimarranno anche i suoi eredi fino alla decadenza della Serenissima.
Tuttavia questo Nicolò Beregan si rende responsabile nel
1656 di un oscuro episodio che il Cicogna descrive minuziosamente.
Il 18 febbraio 1656 il Beregan fu bandito dal territorio della
Dominante con l'accusa di aver assassinato un mercante tedesco.
Il Beregan era debitore nei confronti di Antonio Vamer, oriundo
di Amburgo della somma di 1000 ducati. Incontratolo in laguna,
lo fece salire nella sua gondola, a dopo averlo condotto verso
il palazzo Contarini Bertuzzi, con la forza cercò di estorcegli
una scrittura dalla quale risultasse che il suo debito nei confronti
del Vamer, era stato onorato. Costui gli oppose resistenza, ma
senza successo, poichè il Beregan, aiutato da altre due
persone lo soppresse. Questa fu infatti 1'accusa mossagli, per
la quale dovette subire quattro anni di confino. In seguito alla
domanda di grazia, ottenne il 18 aprile 1660 di ritornare a Venezia,
dove iniziò a trattare pubblicamente cause criminali a
si acquistò fama di eloquente avvocato. L'episodio viene
confermato anche dal Da Schio (4) nel suo manoscritto "Persone
memorabili" (5).
L'inclinazione che egli ebbe per i dilettevoli studi della poesia
a della storia, gli fecero impiegare lunghe ore al tavolo da lavoro.
Fu associato ai Dodomei di Venezia, ai Concordi di Ravenna, ai
Gelati di Bologna e ad altre accademie ancora nel 1671.
Il Cicogna ci informa ancora che "dettò molte cose
in verso, ma tutte macchiate dalle insipidezze dei suoi tempi,
se si eccettua la traduzione dei poemi di Claudiano che intraprese
da vecchio, quando ritornò in lui il buon gusto, che gli
consentì di portare a compimento il suo lavoro."
Anche in prosa si fece valere componendo una storia delle guerre
d'Europa sviluppatesi ai suoi tempi, divisa in sei parti, delle
quali però, solamente le prime due furono completate. Morì
a Venezia il 17 dicembre 1713 all'età di anni 86, rimanendo
fino all'ultimo lucido di mente e attaccato allo studio.
Il figlio più illustre di Nicolò Beregan senior
fu Antonio, nato l'8 ottobre 1665 a Venezia. Nel 1705 fu provveditore
alla Sanità a nel 1709 fu nominato provveditore all'Armar.
I provveditori all'Armar vigilavano sopra le armate del mare a
sopra tutto ciò che riguardava la loro buona direzione
a amministrazione, con facoltà anche di eleggere alcune
cariche; venivano dal Senato che li nominava. Nel 1712 aveva sposato
Isabella Loredan.
Alvise Minio, figlio di Paolo Beregan q. Todero, nato il 14 ottobre
1668, cugino di Antonio, fu provveditore alla Sanità nel
1705 a dal 1707 alle "Cazude", cioè Giudici di
quella carica che aveva per oggetto l’esigere i crediti
decaduti per decime non pagate.
Questi giudici avevano diritto d'ingresso nel Senato, ma senza
voto. Lo stesso anno 1707 fu nominato componente del Collegio
dei X Savi. Nel 1709 fu nominato al "Proprio", uno dei
primi uffici della Repubblica, istituito per togliere gli arbitrii
dei dogi a assicurare il perfetto sistema aristocratico. Subì
in seguito vari cambiamenti, a varie ispezioni gli furono demandate.
Altre ancora, invece, gli furono levate e passate ad altri uffici.
Nel 1712 Alvise Minio Beregan era Procurator, cioè uno
dei nobili che esaminavano le liti che insorgevano tra i procuratori
di San Marco per le Commissarie, tutele dei "pupilli",
assegnazione di alimenti, ecc. Il Capellari nota che finalmente
nel 1713 era al Sopragastaldo, cioè a quell'ufficio istituito
per la esecuzione a dichiarazione delle sentenze di qualsiasi
magistrato di prima istanza a per tutto ciò che spettava
ai Gastaldi Ducali.
Altro illustre Beregan fu Antonio Michiel, figlio di Tommaso q.
Alvise nato il 31 dicembre 1669, anche questo cugino degli altri
due Beregan prima ricordati. Fu alla Sanità nel 1705 a
nel 1707 fu eletto fra i componenti del Collegio dei X Savi a
fatto senatore della Giunta. Nel 1712 era stato scelto a podestà
a capitano di Crema, ma vi rinunciò. Nel 1696 ebbe in moglie
Foscarina Cappello di Domenico. Di Nicolò Beregan Junior
parleremo in modo approfondito, poiché fu persona che ebbe
parte attiva, tramite il nipote Antonio, alle vicende che hanno
interessato il Convento di Maddalene.
Questi nasce il 28 maggio 1713 da Antonio a Isabella Loredan.
Era quindi nipote in linea retta con Nicolò Senior, suo
nonno morto pochi mesi dopo la sua nascita, nel dicembre dello
stesso anno.
Nicolò Beregan Junior fu un appassionato studioso. Si sposò
nel 1737 con donna Elisabetta Lippomanno, nobile veneziana. Dal
loro matrimonio nacquero quattro figli, Pietro Carlo, Girolamo,
Alessandro a Maria. Fu proprio Pietro Carlo a generare Antonio
Beregan, il donatore della Chiesa di S. Maria Maddalena alla popolazione
della Coltura di S. Croce.
Di questo Nicola Beregan Junior esiste un sonetto nelle rime raccolte
per le nozze di Gaetano Molin a Delfina Loredan (Padova, Stamperia
del Seminario, 1744), un componimento intitolato "Il Museo
di Apollo".
Altro lavoro noto dato alle stampe è "Poesie diverse
di Nicola Beregan patrizio veneto a senatore tratte alla luce
di mano rispettosamente amorevole" (in Padova, Gonzatti,
anno 1786). Il Cicogna ci ricorda che "chi le pubblica dice
che sono queste poesie nate tra i leggeri capricci della gioventù
dell'Autore, tra le sue familiari spinose cure, tra i gravi uffici
della virilità a finalmente, tra le più profonde
meditazioni alle quali nell'età più provetta il
genio dell'autore ha consacrati gli interventi tutti di tempo
che gli furono concessi dai più stretti doveri". Dice
ancora che "si fecero etiamdio voti perchè 1'autore
abbia tempo di perfezionare a ripulire le altre infinitamente
più gravi opere del vasto suo impegno intraprese".
Fra le varie cariche dal Beregan ricoperte si deve ricordare nel
1764 la Quarantia Civil Vecchia; nel 1765 la Quarantia Criminal;
nel 1767 fu podestà a capitano a Capodistria a là
venne iscritto alla Accademia dei Risorti a per gli abitanti scrisse
il XXXI sonetto delle Poesie sopra richiamate, quale ringraziamento
per 1'affetto che gli abitanti di Capodistria gli dimostrarono.
Nel 1770 fu Provveditore alle Biade; nel 1773 fu consigliere del
provveditore ai Beni Inculti, nel 1775 fu Consigliere alle Artiglierie
a nel 1779 era provveditore agli Ori a Argenti, dopodichè
a 67 anni, lasciato lo scranno di senatore, si ritirò a
Padova. Qui morì nella notte tra il 30 novembre a il 1"
dicembre 1793.
Di questo Nicolò Beregan junior, nonno di Antonio, troviamo
indicazione dei beni posseduti con il fratello Pietro, ai confini
delle terre di proprietà dell'ex convento di Maddalene
anche in alcune mappe del 1773, fatte preparare dall'allora Magistrato
Aggiunto sopra Monasteri, Alessandro Duodo, ed elaborate dal perito
Gio.Domenico Guarnieri, al momento della soppressione del convento,
per conoscere le proprietà del convento stesso da mettere
all'asta (6).
Un altro Beregan illustre fu Alessandro figlio di Nicolò
Senior, nato il 13 febbraio 1655. Fu nominato nel 1681 "Sopracomito
di Galera" e nel 1684 fa parte dell'impresa di S. Mauro a
due anni dopo nel 1686, partecipa all'acquisto del Navarino. Nel
1680 era stato pretore a prefetto di Cattaro.
Anche Baldassare Beregan fu un altro dei numerosi figli di Nicola
Senior nato il 20 dicembre del 1671. Si sposò nel 1699
con donna Cattarina Contenti di Giovanni. Viene ricordato per
la notevole erudizione a le conoscenze agrarie a anche la conoscenza
appassionata della poesia di Michelangelo Zorzi.
Girolamo Beregan fu anche lui figlio di Nicola Senior. Nel 1685,
offertosi quale volontario, rimase vittima di un ammutinamento
dei suoi soldati, che per rubargli la cassa con i soldi, non esitarono
ad ucciderlo, a soli 21 anni.
Altro figlio di Nicola fu Francesco Beregan, di carattere irrequieto
e qualche volta violento. Nel 1689 per varie cause fu bandito
dal Consiglio dei X. Si ravvide in seguito, ma nel giugno del
1709, a 49 anni morì. Si esercitava nella poesia a di lui
rimane un epigramma latino "In lauream Gergii Cornelii"
che si trova indicato nel catalogo del Priuli.
Pietro Carlo Beregan, figlio di Antonio, nipote di Nicola Senior,
nasce il 20 aprile 1722. Nel 1744 si sposa con Maria Girolama
Vezzi q. Zuanne. Fu uno dei più distinti senatori del suo
tempo della Dominante. Fino al 1764 fu uno dei giudici al Cattaver,
magistratura senatoria che vigilava alla preservazione dei beni
del Comune. Negli anni 1765, 1768 a 1769 fu uno delle Quarantie.
Nel 1767 era al Collegio dei XII, che aveva facoltà di
giudicare in appellazione fino alla somma di 800 ducati, magistratura
che fu ampliata in seguito a quindici membri nel 1780. Dal 1770
in poi fu Avogador del Comun a dal 1778 al 1781 ne fu invece Consigliere.
Fu nominato provveditore di Zecca nell'anno 1784 a nel 1789 fu
Provveditore al Sale. L'anno seguente ricoprì la carica
di provveditore alle Biave a nel 1791 quella di governatore alle
entrate pubbliche. Nel 1795 ritornò nuovamente alla carica
di Provveditore al Sale. Morì dopo la caduta della Repubblica,
avendo lasciato di sè ricordo di eloquente oratore.
Le pubbliche cariche ricoperte da questo illustre Beregan, hanno
il potere di far vedere sotto un altro aspetto le vicende narrate
nelle pagine precedenti. Indubbiamente, per il nobile Antonio,
figlio di Pier Carlo, non deve essere stato difficile, tramite
i buoni auspici di suo padre, ottenere il dovuto interessamento
onde cercare di risolvere in maniera conveniente 1'intricata vicenda
rimasta per oltre venti lunghi anni sospesa a causa della vertenza
con il Ferri, che, a Venezia, è certo, era conosciuto in
casa Beregan. Pier Carlo Béregan, oltre ad Antonio, primogenito,
ebbe altri due figli: Giovanni ed Angela.
Il 31 maggio 1786 Pier Carlo con un atto volontario nomina quale
fidecommisso il figlio primogenito Antonio. Questo termine stava
ad indicare una disposizione secondo la quale il testatore imponeva
all'erede 1'obbligo di conservare a poi trasferire 1'intera eredità
ricevuta ad una sola persona. In pratica, il nobile Antonio Beregan
diviene con questo atto del padre proprietario di tutti i beni
della famiglia, la cosidetta "Facoltà Beregan".
Ma anche questa disposizione non durerà a lungo. Sara infatti
Napoleone ad abolirla al suo ingresso a Vicenza, ed anche i Beregan
vi dovranno sottostare.
Antonio Beregan nasce a Vicenza il 22 maggio 1745 da Pier Carlo
e Maria Girolama Vezzi. Il 21 aprile 1783 si sposa con Caterina
Sesler (7). Dal loro matrimonio nascono tre figli: Pier Carlo
primo il 2 gennaio 1786; Pier Carlo 2" il, 22 novembre 1787
a Maria Giovanna, unica donna della famiglia Beregan, degna di
menzione, che il 29 giugno 1801 si sposa a Treviso con Alessandro
Giuseppe Semitecolo. Costei scrisse versi in onore di Carlo Paluello,
suo cognato, in occasione del suo matrimonio.
Come tutte le famiglie patrizie, all'indomani dell'ottenimento
del patriziato veneto, anche i Beregan si dotarono di un loro
stemma. Questo consisteva in uno scudo d'oro con un pino verde
alzato dalla punta ed il capo azzurro, caricato di una stella
cometa ondeggiante accompagnata da due gigli, il tutto d'oro sormontato
da una fraglia unita di rosso, caricata di un leone d'oro che
con la destra brandisce una spada.
La famiglia Beregan possedeva alle Maddalene notevoli proprietà
terriere, ivi compresa la signorile dimora di campagna, costruita
presumibilmente nella prima metà del cinquecento.
I Beregan avevano anche il palazzo di città, esattamente
in contra SS. Apostoli, oltre al già ricordato palazzo
in Venezia alle Zattere.
Nell'estimo del maggio 1666, Baldissera Beregan, dichiarava di
possedere a Maddalene i seguenti beni:
una casa dominicale in contra della Maddalena, con altre case
poco discoste per use de boaria a lavoratori con corte a orti,
abitata da Dal Monte Giobatta a Manetto Domenico;
un'altra casa affittata a Pietro Verzara a figli, confina con
la strada comune; altre due casette in pertinenza del Morachin
con corte a poco orto affittata a Giustin Marangon e a Francesco
Fabro; confina con la strada pubblica;
altra casa con terra arativa in contra del Morachin; confina con
la strada pubblica affittata a Giobatta Sbessa, osto;
altra casa al Morachin, abitata da Giobatta Berti;
altra casa abitata da Agnolo Bettin in contrà del Morachin;
confina con la strada pubblica;
un'altra casa con poca terra abitata da Giacomo Pajusco; confina
con la strada pubblica, al Morachin;
altra casetta al Morachin abitata da Bernardo Guarallo; confina
con la strada pubblica;
altra casa in contra del Morachin abitata da Cristofaro Dalla
Valle, confina con la strada pubblica e beni dei signori Bissari;
- altra casetta abitata da Giacomo Scapin, gastaldo del signor
Baldissera Beregan; altra al Morachin affittata a lavoranti; una
pezza di terra al Morachin di campi 12 lavorati da Ongaro Antonio;
altra pezza di terra di campi 14 lavorata dai fratelli Zara;
una pezza di un campo;
una pezza di campi 3/4, piantata de viti a alberi lavorata da
Pasquale Stievano;
un'altra casetta in contra del Capitello affittata a Alessandro
Matolin con una tezza a stalla che serve alla possessione dei
fratelli Zara;
un'altra casetta in contrà della Maddalena affittata ai
fratelli Dalle Hore Pietro, con altre tre casette affittate a
Geronimo Capeleto che confina con beni del signor Prospero Gozi
a le altre due abitate dalla Marietta Sbopuzza;
altra casetta sul monte affittata ai Verzara; altra casetta sul
monte per i lavoratori confina con i Gozi;
altra casetta sopra il monte della Crocetta affittata a Bernardo
Lastura; una pezza di terra prativa in parte chiamata il Monte
Novo a Vecchio e Valleselle, confina con i signori Lonigo a Prospero
Gozi, lavorate da Pietro di Rossi;
una pezza di terra arativa in contra del Morachin a contra della
Maddalena di campi 196 pascolivi a montuosi di cui 16; boschivi
24 circa; prativi 50 circa; arativi 106 e sono lavorati da Giacomo
Verzara, Pietro di Rossi, f.lli Dalle Hore, e Giobatta Burbello
e lavorano il monte novo e il monte vecchio;
in contra della Lobia campi arativi 66, piantati di vide et arbori,
confinano con i signori Feramosca e il ghebo dell'Orolo;
altri sedici campi prativi in pertinenza di Retorgole, in contra
del Maglio; confinano con la strada comune ed il signor Dal Bue
lavorati da Francesco Longhin;
un'altra casa da lavoratori con campi 28 già acquistati
da Antonio Pello, in contra del Morachin, campi arativi, piantà
de viti a alberi, lavorati da Antonio Ongaro. (8)
Come si può ben vedere, tutta 1'estensione terriera ad
est della Seriola fino alla Lobbia era di proprietà della
famiglia Beregan. Si può inoltre aggiungere che anche le
modeste abitazioni situate lungo la strada "regia",
come veniva chiamata 1'attuale statale del Pasubio, erano tutte
di proprietà dei Beregan che le usavano per i propri lavoranti.
Al riguardo risulta assai interessante la mappa allegata alla
supplica per uso di acqua della Seriola presentata al Magistrato
ai Beni Inculti da Baldissera Beregan nel 1669 in cui si vede
disegnata in modo chiaro la casa "dominicale" della
nobile famiglia a le varie minuscole casette situate lungo la
strada regia. Non può non balzare all'occhio la sontuosità
della dimora della famiglia Beregan che doveva davvero essere
un piccolo gioiello, grazie anche alla cura che questa famiglia
aveva dedicato alla realizzazione dell'intera villa a dei sontuosi
giardini annessi, posti lateralmente, lungo il corso della Seriola,
oggi non più visibili perchè distrutti.
Altro particolare curioso è quella distinzione che viene
fatta del Monte Crocetta in Monte Novo a monte Vecchio: non saprei
dire da che cosa derivino queste denominazioni, in quanto non
sono riuscito a trovare alcuna spiegazione.
Tra le altre proprietà di questa famiglia, va ricordata
la Ca Beregana di Thiene a la vasta tenuta terriera ad Albettone
detta "dell'Oca" che facevano parte dei loro vasti possedimenti
sparsi in provincia di Vicenza. I fratelli Antonio, Giovanni ed
Angela Beregan entrarono in possesso di tutto questo alla rinuncia
fatta il 22 settembre 1797 dal loro padre Pier Carlo (9).
Pochi giorni dopo, essi provvidero a suddiversi la eredità
paterna. Ad Antonio rimasero i beni di Maddalene, compresa la
villa, a Giovanni quelli di Thiene ivi compresa la Ca Beregana
a alla sorella Angela andarono quelli di Albettone.
I fratelli Beregan conservarono fino al 1810 i loro beni posseduti
nel vicentino, dopodichè, li cedettero a vari acquirenti,
ritirandosi in alcune loro proprietà possedute nel trevigiano,
forse anche in conseguenza dei notevoli cambiamenti politici a
sociali intervenuti, i quali abolendo tutti i privilegi esistenti
con la Serenissima Repubblica Veneta, costrinsero i nobili dell'epoca
ad un notevole ridimensionamento.
Così, mentre a Thiene Giovanni Beregan cede quasi tutte
le sue proprietà, seguito dalla sorella Angela che si priva
della vasta tenuta dell'Oca di Albettone, anche Antonio Beregan
abbandona la casa patrizia , di Maddalene che aveva contribuito
a restaurare, (10) trasferendosi a Lanzago, vicino a Treviso.
Con un atto privato nel maggio del 1800 cede in affitto al vescovo
di Vicenza monsignor Zaguri la suddetta villa fino al 1810, allorchè
viene acquistata da Gio.Battista Dal Lago assieme a circa 58 campi
di terra.
Il 31 ottobre 1807 cede parte delle sue proprietà al Moracchino
a don Giovanni Ambrosiani (11); il 3 ottobre 1809 vende a tale
Luigi Carlotto campi 58 di terra compresa la Boja (12) e il 14
febbraio 1811 vende altri beni a privati vari (13).
Di Antonio Beregan si perde a partire dal 1817 ogni traccia, mentre
il fratello Giovanni, più giovane, a testimonianza forse
di una situazione economica non più florida, è costretto
a cedere numerosi beni di famiglia per far fronte ai numerosi
creditori come risulta dall'atto del 3 febbraio 1817 (14).
In quell'anno Antonio Beregan non abita già più
a Vicenza, essendosi trasferito con la famiglia a Treviso in contrada
S. Stefano, agli Ortazzi ai civici 46/47 (15) oramai da quasi
vent'anni.
Ad una ricerca sommaria non risultano al giorno d'oggi, esistere
più ne' in provincia di Vicenza nè in quella di
Treviso famiglie con il cognome Beregan. Esistono invece a Padova
delle famiglie "Berengan", ed altre famiglie si trovano
a Venezia città a provincia.
Conoscendo le frequenti storpiature di cognomi verificatesi nel
secolo scorso, nulla vieta di pensare che potrebbero essere costoro
gli unici discendenti di quella antica a nobile famiglia vicentina,
alla quale Maddalene deve gratitudine per aver trovato, attraverso
Antonio Beregan, la soluzione alla ventennale bega tra il Ferri
ed il Magistrato Aggiunto.
1. Cicogna Emanuele Antonio "belle Inscrizioni Veneziane"
Vol. V" pag. 476 e segg. Biblioteca Bertoliana Vicenza.
2. Cicogna Emanuele Antonio "belle Inscrizioni Veneziane"
Vol. V" pag. 476 a segg. Biblioteca Bertoliana Vicenza.
3. Francesco Tommasini Famiglie nobili vicentine ms, n. 3337 manoscritti
Biblioteca Bertoliana Vicenza.
4. G. Da Schio "Persone memorabili" ms. 3380 manoscritti
Biblioteca Bertoliana Vicenza .
5. G. Da Schio "Appendice di persone memorabili" ms
n. 3403 Biblioteca Bertoliana di Vicenza.
6. A.S. VI. Fondo Corp. relig. sopp. busta n. 165 Convento di
S. Maria Maddalena. A.S.VE. Fondo Avogaria di Comun reg. IX pag.
53.
7. A.S.VI. Estimi del 1655 busta n. 621.
8. A.S. VE. Serie Notarile atti Gio.Matteo Maderni busta n. 10473
a 10474. A.S. VI. Fondo Notai Costalunga Giuseppe alla data.
9. A.S. VI. Fondo Notai Erizzo Vincenzo alla data.
10. A.S. VI. Fondo Notai Bortolotti Giovanni alla data. A.S. VI.
Fondo Notai Gandin Giuseppe alla data.
11. A.S. VI. Fondo Notai Spranzi Marco alla data. A.S. VI. Fondo
Notai Bortolotto Giovanni atto del 3/10/1809
LA
FAMIGLIA CONTARINI
Accanto
al fondo servito per ventotto anni da dimora ai capuccini, e restituito
ai proprietari Lonigo nell'anno 1565, si sono insediati dal 1550
i Contarini di S. Samuele di Venezia (1) , nobile a potente famiglia
veneziana, che in epoche diverse ebbe modo di portare alle massime
cariche della Serenissima alcuni suoi discendenti.
La prima esponente di questa famiglia che arriva a Maddalene è
Cecilia Contarini, discendente da Giacomo Contarini, il cui figlio
Piero, (morto nel 1545) ebbe numerosi figli: quattro maschi: Giacomo,
Giobatta, Girolamo, Francesco a tre figlie, Caterina sposata a
Polo Contarini, Agnese a Gerolamo Contarini, a Lucrezia a polo
Contarini.
Dei quattro figli maschi di Piero, solo Girolamo si sposò
ed ebbe un figlio naturale al quale impose il suo stesso nome:
a questi Gio. Batta, suo zio, lascerà un podere al Dolo.
Questo Girolamo, nipote di Giobatta, ebbe una unica figlia Cecilia,
che sposò Alberto Bertucci Contarini a che è la
Cecilia menzionata all'inizio. Essendo 1'unica erede di questo
ramo Contarini, tutta 1'eredità, compresa quella dello
zio Zorzi (morto nel 1570) confluì su di essa, consegnando
alla sua discendenza la grossa ed indivisa proprietà di
famiglia.
Fin dal suo matrimonio gli zii l'avevano liquidata con una convenzione
pacifica, in cui le promettevano settecento ducati 1'anno, ma
durante la loro vita non eseguirono questo patto, sapendo ormai
che la nipote sarebbe divenuta per legge erede di tutto; anzi
convenne loro tenersela in casa con il marito Alberto, il quale
seguì 1'amministrazione dei poderi, sostituendo in quegli
incarichi noiosi lo zio Gio.Batta.
La "facoltà" dei Contarini era consistente. Nella
"condition" del 1582 essi descrivono in primo luogo
la casa: "in contrada di San Samuel sopra il Canal Grando
una casa da statio, stimata alle decime ducati quaranta a misier
Geronimo scultore (..) in tutto ducati 90" (2)
Possiedono poi, sempre a Venezia, una casa con terreno ai Santi
Apostoli con attigue quattro casette; otto casette in Calle della
Testa; due case a San Stae; una volta piccola a Rialto. A Padova
hanno due case vecchie al Pontecorvo, di cui una serve per loro
abitazione quando vanno in quella città.
Ma i beni di campagna sono molto più consistenti: a San
Bruson al Dolo possiedono fin dal 1360 1'investitura del Vescovo
di Padova di metà delle decime del paese, a ora possiedono
una villa "sopra la Brenta, con il cortivo, horto et brollo
dalla qual non si ricava cosa alcuna (cioè non viene affittata),
ma più tosto ne è di spesa" (per lavori di
costruzione?), con un fondo di circa centosettantaquattro campi
di difficile coltivazione.
In Polesine, sotto Rovigo, possiedono duecentoquaranta campi di
bonifica (detti della Pincara a Bagnacavalla, o ritratto del Gorzon),
a altri quattrocentoventi campi alla Balduina sotto Este: tutto
terreno da bonificare, in società con i consorti Priuli
a Donà.
Infine (e questo è il dato che più ci interessa)
essi dichiarano di possedere "in visentino territorio, nella
villa delle Madalene, della Costa et Montevialle, campi quattrocentovinti
in circa, per la maggior parte prativi et pascolivi, fra i quali
ci sono campi quaranta di monte con una casa da patron con brollo
per use nostro, con diverse case da lavoratori, et una teza da
fieno per bestiami, et questi lochi del piano patiscono molto
l'acqua perchè sono fra due monti, et si cava pochissima
in strada. Habbiamo sopra detti luochi quattro lavoratori, cioè
Domenego Tebaldo, Iseppo Tebaldo, Antonio Perozzo et Inocente
Baldin et il monte vien governato da Iseppo Tebaldo " (3)-
Queste terre sono state acquistate da Cecilia Contarini il 23
dicembre 1550 da tale Simone Rosa, con atto del notaio Francesco
Bianco. (4) Particolarmente interessante mi è sembrata
al riguardo, la ipotesi formulata da Giuseppe Ellero nel libro
"Palladio a Venezia",(5) laddove egli sofferma la sua
attenzione sugli stretti rapporti di amicizia intercorsi all'epoca
tra Giobatta Contarini ed il Palladio.
Nel capitolo della pubblicazione testè richiamata dedicato
agli "Interventi del Palladio sui luoghi pii" di Venezia,
Ellero riferisce dell'esito di una sua ricerca approfondita nell'archivio
dell'ospedale dei Derelitti di Venezia. A tirare il Palladio verso
1'interesse per la costruzione di un altare "iusta il dissegno
fatto da misier Andrea Palladio" fu Giobatta Contarini, scienziato,
filosofo, collezionista, uno dei due estensori del programma per
la decorazione del Palazzo Ducale dopo 1'incendio del 1577. Ora
è ipotesi plausibile a accreditata dagli studiosi del Palladio
che nel palazzo di Giobatta Contarini a suo fratello Giacomo a
San Samuele, che si trova di fronte a Palazzo Balbi, lungo il
Canal Grande, l'architetto soleva dimorare quando stava a Venezia.
Le ragioni dell'offerta al Palladio da parte dei Contarini per
la costruzione del predetto Altare, ha una sua ragione d'essere
se si considera le pressioni fatte per far entrare la Chiesa dell'Ospedaletto
nel numero delle Chiese stazionali che sarebbero state scelte
per la visita dei fedeli, le processioni a le indulgenze in occasione
del Giubileo del 1575. Ma nel gennaio del 1576 si ha la conferma
che la chiesa non è entrata nel numero di quelle del Giubileo.
Questa del Giubileo è una ragione preminente fra quelle
che devono aver spinto i governatori a Giobatta Contarini ad offrire
a Palladio il progetto dell'altare, data 1'urgenza del Giubileo.
La passione di Giobatta Contarini verso queste opere a il suo
impegno anche finanziario per realizzarle, fanno ipotizzare a
Ellero la possibílità che il Palladio possa essere
intervenuto, in qualche modo, anche nella loro casa "da patron"
di Maddalene. E' una ipotesi che suscita indubbiamente interesse,
a meriterebbe sicuramente un approfondimento da parte di esperti
a conoscitori dell'opera palladiana. Tuttavia, ad una attenta
osservazione sembrerebbe da escludere un intervento palladiano
sopratutto in quel loggiato tutt'ora esistente nella proprietà
Dal Martello, poichè la fattezza delle colonne, piccole,
poste sopra un muretto, sarebbero opere databili nel primo cinquecento
a quindi non del Palladio. Dunque è accertato che il primo
impegno per i Contarini fu la costruzione della nova dimora, situata
qualche decina di metri più in basso rispetto alla posizione
occupata dal modesto eremo dei capuccini, ancora occupato dai
frati al loro arrivo a Maddalene nel 1550.
La costruzione di quella che negli estimi dell'epoca viene definita
"casa dominicale" o "casa da patron" ha una
importanza rilevante: infatti qui avviene 1'amministrazione dei
beni a qui vivono i nobili durante i loro soggiorni a Maddalene
per verificare il lavoro dei contadini e la riscossione degli
affitti.
Sicuramente di questo stesso periodo è la costruzione di
quella spaziosa barchessa a stalla tuttora esistente a proprietà
della famiglia Dal Martello, posta a ridosso del brolo del convento
dei Girolimini: anche questo dato risulta infatti nella "condition"
sopra riportata del 1582.
La collaborazione tra Giobatta Contarini (che muore il 9 marzo
1599) e la pronipote Cecilia consente di iniziare un vero a proprio
lavoro di bonifica alle proprietà terriere da poco acquistate
a Maddalene, impegno di cui si trova interessante documentazione
nella "supplica" presentata ai Provveditori ai Beni
Inculti di Venezia il 30 agosto 1568 corredata da idoneo disegno,
al fine di ottenere 1'autorizzazione alla escavazione di un fossato,
che partendo dall'Orolo in località Motta, consentisse
di incanalare 1'abbondante acqua esistente, come più sopra
ricordato, a fare quindi in modo di rendere fertile quella loro
enorme estensione terriera.
Questo disegno, ancor oggi ben conservato, ci permette di avere
una visione di un certo rilievo di come era il borgo di Maddalene
in quei lontanissimi anni.
E' doveroso evidenziare che quello attualmente esistente è
una copia dell'originale, in cui si legge anche il nome dell'autore,
tale Hieronimo Dal Ponte, rifatta in occasione della contesa tra
i conti Repeta ed i frati di Maddalene a conclusasi nel 1708.
Dunque questa copia è stata eseguita sicuramente nel periodo
compreso tra il 1680 ed il 1703, pur se ripresa da quella eseguita
oltre un secolo prima per le ragioni precedentemente espresse.
Vale la pena trascrivere 1'atto di investitura rilasciato il 5
giugno 1589 dai provveditori Girolamo Dandolo, Agostino Nani a
Giacomo Morosini a che comincia così:
"Noi Giacomo Morosini, a Girolamo Dandolo a Agostino
Nani, provveditori Sopra Beni Inculti, udito il nobile Giobatta
Contarini fare per nome suo a fratello come erede della marchesa
Cecilia, domandante la concessione di quella quantità di
acqua del torrente "Loruolo ", di sotto però
della volta del signor conte Vincenzo Franceschini, per irrigar
li loro campi a pradi nella Villa della Maddalena, territorio
Visentino, giusta in tutto a per tutto la supplica presentata
sotto li 30 agosto 1568, la qual istanza udita da detti illustrissimi
signori provveditori, vista la supplicazione questa a la depositazione
dei periti, con disegno, a visto le lettere di proclama scritte
da nuovo il 22 marzo prossimo passato, a risposta del 5 aprile
medesimamente passato dal Magistrato Capo di Vicenza, ha inteso
che sopra detta supplicazione non si attrova alcuna contraddizione
a sentito anche l'avvocato fiscale dell'officio di potersi fare
la suddetta concessione, va facendone vedute tutte le scritture
in tal proposito accidenti nell'officio, considerato quanto si
deve. Tutti a tre, concordi per l'autorità concessagli
per più mano di parte prese dall'Ecamo Senato, sia concesso
al nobile Giobatta Contarini per nome suo e fratello, quadretti
due di acqua alla misura visentina, la qual acqua per la depositazione
dei periti deve restar nel nobile alveo, oltre li quadretti tre
altre volte concessi al conte Vincenzo Franceschini, restando
ferma l'oblazione delli signori Renaldi del 23 giugno 1571 et
contenta del nob. homo Giobatta dello stesso giorno, et millesimo,
per irrigar campi quattrocento circa; con questa obbligazione
di non potersi servire di altra acqua da esser estratta dalla
bocca del nobil signor conte Vincenzo Franceschini, dopo che detto
signor conte avrà cavato li suoi tre quadretti concessigli
per l'officio suo, come nella sua concessione appar et giusta
il disegno depositato dalli periti il 18 settembre 1568; la qual
bocca sia posta per li periti dell'officio a quello per il prezzo
di ducati trecento spettanti alli Ministri dell'Officio da esser
pagati la metà a San Martin prossimo venturo a l'altra
metà a San Martin seguente 1590. A comparire nell'officio
suddetto nelli termini suddetti a far la satisfazione del detto
prezzo. Li quali termini passati e non fatti li pagamenti, siano
e si intendano detti supplicanti incessi in pene di venti per
cento per esser quelli divisi giusto l'ordinario alli ministri
dell'officio; il fatto che sarà poi la satisfazione detta,
li sia fatto L'instrumento di investitura a siano tenuti li supplicanti
a pagare il doppio della stima delli periti li terreni sopra li
quali occorresse passare con i suoi canamenti per causa d'irrigazione
sopradetta giusta in tutta la parte dell'Ecc.mo Senato 6 febbraio
1556."
Come si può ben capire la concessione fu rilasciata a titolo
oneroso, dietro cioè pagamento di un prezzo e a condizioni
ben precise, quali ad esempio il divieto di prelevare più
acqua di quanto concesso. E' per questo, probabilmente, che nel
disegno in oggetto appare, all'altezza delle sorgenti della Seriola,
un fosso che serviva a portare altra acqua per le necessità
della estesa campagna. Tra le altre cose, da questo interessante
documento possiamo ricavare con sicurezza alcuni elementi, quali
1'origine del nome della roggia tutt'ora esistente al pian di
Maddalene e che attraversa le proprietà Dal Martello a
il periodo di escavazione della stessa, vale a dire dopo il 1589.
Viene da sé che per poter far lavorare questa estesa campagna,
i nobili Contarini abbiano avuto necessità di avere un
considerevole numero di lavoranti. Al riguardo, interessante è
stata la lettura delle polizze dell'estimo dei nobili veneti del
1655, in cui l'allora proprietario di queste terre Francesco Contarini
Bertuzzi, nipote della marchesa Cecilia, possedeva:
una pezza di terra prativa di campi 70; una possessione arativa
di campi 150;
una casa con fienile ed horto ad use di boaria; una casa con corte
ed orto abitata dal gastaldo; una casa separata da canali a appresso
li suoi confini'.
Rispetto alle proprietà possedute a dichiarate dalla marchesa
Cecilia Contarini nel 1587 balzano subito all'occhio alcune diversità
di notevole rilievo: anzitutto i campi dichiarati sono solo duecentoventi
a non più quattrocentoventi, a sopratutto non appartiene
più ai Contarini la "casa dominicale". Tuttavia,
scorrendo le dichiarazioni dei nobili veneti in Coltura di S.
Croce, balza subito all'occhio il nome di un altro notabile veneto:
Prospero Gozi, che dichiara possedere campi duecento a Maddalene
a sopratutto, la "casa dominicale". Cosa è successo?
Difficile rispondere, anche se è ipotizzabile un coinvolgimento
dei Gozi nella operazione di recupero a bonifica di queste terre,
operazione già sperimentata dai Contarini in Polesine con
i Priuli e i Donà.
E' una ipotesi a tale rimane, non avendo rinvenuto nel libro dei
"traslati" alcuna dichiarazione di acquisto da parte
di questa nuova famiglia veneziana nè analoga dichiarazione
di vendita da parte dei Contarini. Questo Francesco Contarini
Bertucci, nato a Venezia e sposatosi 1' 11 gennaio 1687 con la
nobildonna Marina Basadonna di Antonio, è lo stesso che
a partire dal 1655 in avanti offre il suo contributo per la costruzione
dell'altare di sinistra della Chiesa di Maddalene, detto della
Passione di N. S. G. C.8.
Questa certezza ci permette di fare una supposizione abbastanza
attendibile relativa al noto quadro detto "La flagellazione
di Cristo alla Colonna" a attribuito, secondo il Barbíeri,
a Gerolamo Da Ponte, ma dai Girolimini a jacopo Da Ponte.
Pur non avendo documenti certi, è assai probabile che questa
tela sia stata da Francesco Bertucci Contarini commissionata ai
Da Ponte e successivamente donata ai Girolimini di Maddalene.
Egli afferma, appunto, che 1'altare anzidetto è di sua
proprietà, a che per far celebrare messe in sua memoria,
lascia ai frati di Maddalene una possessione di campi quattro
nelle vicinanze del prà del Pelo.
Tra la documentazione consultata presso 1'archivio IRE a Venezia
vi è un dettagliato elenco di quadri appartenuti alla famiglia
Contarini e da questa fatti fare da illustri artisti dell'epoca,
compresi i Da Ponte di Bassano, con i quali intrattenevano buoni
rapporti. Trova quindi fondamento 1'ipotesi suaccennata, in considerazione
anche delle accertate amicizie dei Contarini con 1'altro grande
artista vicentino, Andrea Palladio. Questo ramo della famiglia
Contarini (molti altri, infatti ne esistevano all'epoca a sparsi
un pò dovunque, anche nel territorio vicentino) già
divenuto Contarini Bertuzzi per volere di Alberto Bertucci Contarini,
marito di Cecilia, rimane a Maddalene fino al .
In questo anno avviene infatti, la cessione delle loro proprietà
terriere ad un altro nobile vicentino, il conte Marchesini Lorenzo,
di cui ci occuperemo in altro capitolo.
1. E. Cicogna Delle Inscrízioni Veneziane
Bibl. Bertoliana Vicenza.
2. Archivio IRE Venezia fascicolo famiglia Contarini "Condition
del 27 agosto 1582".
3. Archivio IRE Venezia fascicolo famiglia Contarini.
4. Archivio IRE Venezia fascicolo F. "Beni a pesegia"
c. 36. L. Puppi "Venezia a Palladio" Edizioni Sansoni.
A.S.VE. Beni Inculti Investiture Busta n. 377. A.S.VI. Estimo
1655 Busta n. 621.
5. A.S.VI. Convento di S. M. Maddalena busta n. 151.
LA
FAMIGLIA GOZI O GOZZI
Di questo
cognome (1) si hanno notizie a partire dal 1428 nella Chiesa dei
Frari, a Venezia. Questa famiglia però, è di origine
bergamasca, e venne ad abitare a Venezia nel 1515. Da questa uscirono
quattro rami, i quali nel 1600 circa abitarono a S. Sofia, ai
SS. Apostoli, a S. Maria Mater Domini e a S. Cassiano. Possedevano
molti stabili dentro a fuori Venezia, ed in particolare merita
una menzione il nobile palazzo in villa di Sambughè vicina
al terraglio che va a Treviso. Come ricordato nel capitolo precedente,
dopo il 1600 questa famiglia approda a Maddalene, forse coinvolta
nell'opera di bonifica dalla famiglia Contarini, dalla quale riceve
metà dei beni posseduti a Maddalene. Tra questi beni vanno
ricordati quelli descritti nelle polizze dei veneti allibrati
nel territorio vicentino.
L'allibrato dell'estimo del 1665 si chiama Prospero Gozi e dichiara
di avere le seguenti proprietà a Maddalene:
La casa domicale situata "appresso il loco detto il Vignale,
montuoso, piantà de vigne, con teza, corte ed horto"
una casa in contra del pian affitata a Piero Tosato;
una casa con teza, orto a corte ad use di boaria abitata da Marco
Checato;
un'altra casa, corte, teza, orto affittata a Camillo Marola;
un'altra casa con teza, corte, orto posta in contra del piano
affittata a Mattio Tosato;
campi 46 circa arativi, sempre nella stessa contrà del
piano;
campi 24 arativi, piantà a vignà; campi 16 posti
in contrà del Monte;
il campo "negro", mezzo incirca, montuoso con vigne
nominato "il vignale";
una casa posta sopra il campo negro affittata a Vendema Francesco.
(2)
Questi dati confermano le ipotesi poc'anzi accennate, sopratutto
se confrontati con la dichiarazione resa dal Contarini nel 1587.
Troviamo infatti che alcuni fittavoli dichiarati dal Contarini
sono dopo un secolo circa passati sotto i Gozi.
Anche la casa "dominicale" risulta essere 1'abitazione
di Prospero Gozi a non più degli eredi Contarini, che avendo
altre case padronali sia a Padova, come nel Polesine o al Dolo,
potevano tranquillamente rinunciare a quella di Maddalene. Inoltre,
dalle mappe dell'epoca balza all'occhio la denominazione data
alla roggia Contarina, che viene infatti chiamata "roza Contarina
Gozi", a dimostrazione di una comproprietà dei beni
descritti. Questo Prospero Gozi conserva le sue proprietà
di Maddalene fino al 1716. Il 2 maggio di questo anno, infatti,
egli le cede tutte, ivi compresa la casa dominicale, ad Alberto
Morosini, anche questo, nobile veneziano. Tuttavia non deve essere
stato per lui un buon affare se dopo appena tre anni, il 10 febbraio
1719 le cede al marchese Antonio Sale.
Dichiara, infatti, costui, ai signori Provveditori alla scrittura
degli estimi '.'di aver fatto acquisto dal nobile Alberto Morosini
di campi duecento e la casa dominicale posti in Coltura di S.
Croce, contrà delle Maddalene, per conto del domino Lorenzo
Marchesini " (3).
Questo fatto ci consente di affermare con quasi assoluta certezza
che a Maddalene nel periodo a cavallo tra il 1665, in cui i Gozi
abitavano la "casa dominicale" a conducevano i duecento
campi posti al piano di Maddalene a il 1719, anno in cui Lorenzo
Marchesini entra in possesso anche di questi beni, vi sia stata
presente anche la famiglia Morosini, pur se per breve tempo.
Con il ritrovamento tra i traslati della comunicazione relativa
alla cessione delle proprietà dei Gozi ad Alberto Morosini
a poi, attraverso il marchese Antonio Sale a Lorenzo Marchesini,
si completa la successione delle varie proprietà di quella
estesa possessione posta al Pian delle Maddalene, fino alla attuale
della famiglia Dal Martello.
Anche un altro dato ci consente di verificare con sicurezza come
le proprietà Contarini a Gozi siano confluite tutte nella
famiglia di Lorenzo Marchesini: infatti tornano i conti con la
denuncia presentata da Giulia Marchesini all'inizio del 1800,
ultima discendente di Lorenzo, in cui dichiara di possedere oltre
la casa dominicale, posta sul Monte Crocetta, più di 400
campi al Pian delle Maddalene, quasi un secolo prima acquistati
dal suo avo Lorenzo. Il primo Gozi noto è del 1400, si
chiama Bonisolo Gozi, padre di Pezolo che nel 1445 con soldati
a spese proprie conservò alla Repubblica Veneta le terre
di Alzano Lombardo, difendendole contro 1'invasione dei Milanesi.
Pezolo generò due figli, Zanin a Bonisolo. Da Zanin venne
la linea veneta dei patrizi Gozi.
Fu Alberto Gozzi a versare centomila ducati per le necessità
della repubblica veneta angustiata per la guerra di Candia, ottenendo
in cambio, per la sua discendenza il titolo di patrizio veneto
il 26 agosto 1646.
Alberto possedeva molti bei quadri, fra i quali una "cena
del Signore" di jacopo Roberti. Tuttavia questa linea patrizia
durò solo fino all'anno 1698, non avendo avuto Alberto
Gozi eredi maschi.
Durò un secolo in più, invece 1'altra linea Gozi,
quella che iniziò da Bonisolo Gozi fratello di Zanin, ma
anche questa estintasi nel 1843 allorchè morì Giacomo
Gozi erede in linea retta del predetto Bonisolo Gozi.
1) E. Cicogna - Delle inscrizioni veneziane pag.
369-361 – Biblioteca Bertoliana di Vicenza
2) A.S.VI - Estimo 1665 busta 621
3) A.S.VI – estimo 1665 busta 700
LA FAMIGLIA MARCHESINI
Il conte Giorgio Marchesini (1) è il padre
di quel Lorenzo che nel 1702 acquista da Francesco Contarini Bertuzzi
a successivamente dai Morosini le proprietà terriere al
Pian di Maddalene.
Questi appartennero ad una nobile famiglia estintasi nei primi
anni dell'ottocento. Giovanni Dal Ferro fornisce notizie ed albero
genealogico della famiglia Marchesini che risulta appartenere
alla nobiltà vicentina dal 20 agosto 1724, quando venne
aggregata alla persona di quel Lorenzo anzidetto a Giorgio suo
nipote. (2)
Lo stemma araldico era "semispaccato partito, nel 1^ d'argento,
nel 2" di rosso, nel 3" d'azzurro ed un albero di verde
nello stesso attraversante sulla partizione a sinistrato da un
leone d'oro coronato dello stesso sull'azzurro, rampante contro
il fusto ed accompagnato in capo da una stella d'oro di otto raggi
(3). Si tratta di una famiglia benestante, di alto livello culturale
ed appartenente ad una nobiltà nuova attenta alle trasformazioni
sociali ed alle correnti intellettuali del tempo.
Ben inserito nell'ambiente vicentino, Giorgio Marchesini sposa
Cecilia Loschi Maria, il 28 gennaio 1739. Dal loro matrimonio
nasce Giulia, che andrà in seguito sposa ad Antonio Di
Thiene.
Secondo il Da Schio (4) Giorgio Marchesini, nipote del predetto
Giorgio, in quanto figlio di Giambattista Marchesini a Giulia
Celegari, fu uno dei primi massoni di Vicenza: il suo palazzo
in Busa S.Michele costituì per 1'appunto, la prima sede
della Loggia vicentina. Dal 1738 si usò a questo scopo
anche una delle case dei conti Velo in Carpagnon, vicino al Teatro
Eretenio. Questa Loggia massonica vicentina fu comunque sciolta
da Venezia il 9 maggio 1785, suscitando nell'ambiente colto di
Vicenza una approvazione incondizionata. A Vicenza il clima di
uguaglianza a impegno umanitario proprio delle adunanze massoniche
confluì, in un certo senso, nelle Accademie Agrarie, che
dal 1768 vennero costituite nell'ambito dell'Accademia Olimpica
a che miravano al miglioramento delle condizioni agricole del
paese.
Questa famiglia acquista i beni a Maddalene nei primi anni del
1700, con Lorenzo Marchesini. Il 23 giugno 1704 egli comunica
ai presidenti ai traslati di aver acquistato da Bertuzzi Contarini
le terre che questi possedeva a Maddalene. Ecco il testo: "Illustrissimi
signori presidenti ai traslati. Udito il signor Lorenzo Marchesini
esponente aver col mezzo di pubblico instrumento rogato dal signor
Carlo Gabrieli nodaro veneto fatto acquisto dal N.H. Bertuzzi
Contarini delli beni alla Maddalena, Coltura di S. Croce di Vicenza,
descritti alla sua partita di questa città ne nomi veneti
sotto il nome del n. h. Francesco Contarini suo zio paterno al
n. 48 tra li nomi omessi, come pure ha esposto haverne fatto seguir
il traslato dal Magistrato de X Savi in Rialto dalla condizione
a nome del N.H. Bertuzzi sopradetto alla condizione a nome di
detto signor Marchesini come dalla copia autentica dello stesso
traslato 23 giugno 1704 col fine et oggetto di farne il trasporto
alla sua condizione in detto estimo di questa città facendo
ciò venghi levata et abbolita essa partita Contarini al
n. 48 la colta ducale a traslato l'importo di essa interamente
a detto Marchesini n. 6306. Acciò fosse far abolire in
detto Magistrato ai X Savi il proprio nome con la regola di ogni
scrittura ovunque occorresse.
Dichiara Lorenzo Marchesini q. Zorzi di Vicenza e per Bertuzzi
Contarini netti dall'infrascritti aggravi et sono beni arativi,
prativi, a casetta posta in Villa della Maddalena, Coltura di
S. Croce sotto Vicenza, per quali paga la colta ducal all'estimo
di detta città il tutto come nella cond. S. Marco n. 1234
a traslato 1700 20 marzo sopra quali beni vi sono gli aggravi
da D. 12 nel ott. de Nosari di Vicenza; D. 1,2 Ca. Mont. di Montevialle
et D. 12 alla sig.ra Maria Zuanna pervenutagli in vigor di instrumento
di acquisto che à fatto da esso N. H. Bertuzzi Contarini
nelli atti del signor Carlo Gabrielli Nodaro Veneto 20 gennaio
1702. " (5)
Trascorrono alcuni anni a il 10 febbraio 1719 il marchese Antonio
Nícolò Sale, per conto del dottor Lorenzo Marchesini,
comunica ai Provveditori alle scritture agli estimi
"aver fatto acquisto dal nobile Alberto Morosini di campi
duecento con casa dominicale ed altre rurali con li seguenti affitti
attivi e passivi in Coltura di Santa Croce, contrà delle
Maddalene, arativi e prativi parte in monte, in più corpi,
e desiderando trasportarli dalla condizione Morosini in Veneti
n. 431 alla propria fece istanza che fosse dalle SS. Loro illustrissime
commesso a chi spetta che levar debbino tutti li beni e case descritti
in primo luoco come altresì campi 40 alli quaratasei arativi
descritti dopo le case rurali con la propria liquidazione registrata
fatta alle dette partite et ciò a fine di farli levare
dal Collegio Ecc, mo de X Savi dove stà copia della partita
si vedono in tanta quantità denonciati. Et perchè
al detto estimo Morosini si vede denonciato annuo affitto si dice
riscuotere da Rev.di padri delle Maddalene detti 12:15:6 che non
essendone stato venduto et, essendo in essere dovrà essere
cancellato a levato l'aggravio a Padri in quanto li havessero
passivamenrte denunciato al loro estimo onde resti totalmente
cancellata la partita Morosini e posto il tutto a detto signor
esponente con partita particolare con l'aggiunta delli campi suddetti
et affitti. La qual istanza per particolare per le SS.LL. illustrissime
hanno quella ammessa ordinandone l'esecuzione della scrittura
a fine che detti beni nella vera quantità siano traslati
da fuochi veneti. "
Il giorno seguente, 11 febbraio 1719, il dr. Lorenzo Marchesini
dichiara ai Presidenti ai Traslati:
"Sono comparsi in questa Cancelleria il signor Antonio
Nicolò Sale da una ed il domino Lorenzo Marchesini dall'altra
et hanno fatto istanza che della partita d'estimo d'esso Sale
formato il giorno di hieri al n. 8952 vengano levati li beni a
quella registrati in Coltura di S. Croce, contrà delle
Maddalene e vengano posti all'estimo di detto domino Marchesini
6306 regolando ovunque ricoresse le scritture. "
(6)
Questo Lorenzo Marchesini, una volta preso possesso dei beni acquistati
si mette subito all'opera con 1'intento di migliorare il fondo
agricolo a per queste ragioni egli, a più riprese presenta
numerose suppliche ai Provveditori ai Beni Inculti a Venezia per
ottenere investiture d'acqua della roggia Contarina Gozi, avendo
acquistato dai Contarini Bertuzzi a dai Gozi anche i diritti di
sfruttamento delle acque presenti nella campagna acquistata.
La prima supplica al Magistrato dei Beni Inculti viene presentata
proprio da Lorenzo Marchesini il 17 giugno 1716, seguita da una
seconda del successivo mese di agosto 1716. Ambedue le suppliche,
tendenti ad ottenere 1'investitura d'acqua per le necessità
dei campi, sono corredate da altrettanti disegni esguiti dal perito
Gornizai, riprodotti alle pagine seguenti, che ci permettono di
vedere come era quella vasta area all'inizio del XVII secolo.
In seguito alle suppliche suddette, Lorenzo Marchesini ottiene
le relative investiture il 10 aprile 1717 ed il 6 settembre 1720.
Dopo di lui, sarà il nipote Giorgio Marchesini ad inoltrare
altre richieste oltre cinquant'anni dopo.
Al riguardo, meritano di essere trascritte per intero le investiture
d'acqua ottenute dal conte Giorgio Marchesini, una il 23 marzo
1775 e 1'altra il 3 ottobre 1779.(7)
"Illustrissimi ed Ecc.mi signori Provveditori sopra Beni
Inculti.
Udita la lettura della supplica del signor conte Giorgio Marchesini
prodotta nell'Ecc.mo Collegio il 21 gennaio 1775, con la quale
fa umilmente esposto essere stati investiti li di lui auttori
con l'investitura degli anni 1589 5 giugno, 1717 10 aprile a 1720
6 settembre dell'uso delle acque provenienti da più luoghi
per irrigazione dei prati nella Coltura di S. Croce, contrà
Delle Maddalene, a come in dette investiture, ma come sopra, un
corpo di campi 90 circa detto "le muraglie" malamente
servono le acque stesse per essere il fondo medesimo palludoso
et il prodotto foraggio di pessima qualità, spererebbe
di poterli ridurre ad una conveniente fertilità quando
gli venisse concessa la facoltà di poterli ridurre ad use
di risare senza aumento delle acque investite a senza alterazione
dei condotti, a de scoli a come in detta supplicazione a disegno
formato dalli pubblici periti Steffano Codroippo perito ordinario
a Pietro Antonio Manton perito pubblico il 16 marzo 1775.
Sopra la quale supplica essendo state pubblicate le stride, come
appar da responsive del Reggente di Vicenza per detto nel tempo
delle quali non fu annotata alcuna contraddizione.
Veduta pertanto dalle SS.LL. il disegno suddetto a le allegate
relazioni dei periti nelle quali referiscono essere le acque investite
a li campi cinquanta supplicati a risara essere palludosi a coperti
di carezze a che l'implorata concessione non sarà per arrecar
alcun pubblico o privato pregiudizio e presente l'Ecc. mo Avvocato
Fiscale del Magistrato che con la azione dell'investiture concesse
negli anni 1717, 18 marzo a 1720 6 settembre alli auttori di detto
supplicante, come pure della giurata relazione del pubblico perito
Carlo Crestani 2 marzo 1775, che d'ordine del detto Podestà
a vice capitano di Vicenza di commissione del presente Ecc. mo
Magistrato, fù sopraluoco a rilevare la vera qualità
delli campi 50 suddetti, dalla quale risulta essere li beni detti
"le muraglie" di ragione del suddetto signor Conte Marchesini
posti come sopra di sua natura palludosi et il loro prodotto di
pessima qualità, referisce esso Avvocato fiscale aver detto
supplicante a seguito a quanto viene dalle leggi disposto per
sostener la terminazione favorevole ad essa supplica.
Le SS.LL. illustrissime hanno terminato, a terminando ordinato
che sia risposto favorevolmente ad essa supplica per la facoltà
di potersene servire esso signor conte Giorgio Marchesini delle
acque investite alli di lui auttori negli anni 1717 18 marzo a
1720 6 settembre per ridur a risare campi 50 palludosi posti come
sopra in tutto a per tutto a come nella di lui supplica e disegno
a giurate relazioni delli periti suddetti dovendo però
passare in recognizione della presente concessione depositar in
cassa pubblica del Magistrato ducati 120 v.c. con li soliti aggiunti,
et in cassa di lieve di pene di ducati 12 v. c. senza aggiunti,
a ciò per esser acque investite nel termine di giorni 15,
ovvero in detto tempo aver fatta libera renunzia dell'uso a facoltà
suddetta; altrimenti sia et s'intenda decaduto dal presente beneficio
ed incorso nelle pene comminate dalle leggi, fatto il qual deposito
saranno rilasciate le risposte.
Gasparo Moro Provveditore Zuanne Corner
Lancellotto Maria Reniero. "
La lettura di tale documento ci permette di stabilire con
assoluta certezza che fu il conte Giorgio Marchesini, a trasformare
in risaia quella vasta zona "paludosa" del pian di Maddalene,
corrispondente oggi, ai campi postí attorno alla attuale
sede della Centrale Elettrica. La mappa o disegno richiamato nel
testo sopra trascritto a visibile nella pagina seguente, ci permette
di verificare 1'attendibilità delle affermazioni testè
fatte a di immaginare 1'ampiezza della terra adibita a risaia.
Al lettore attento non sarà certamente sfuggita la data
del 5 giugno 1589 corrispondente alla investitura d'acqua concessa
dagli allora provveditori ai Beni Inculti a Giobatta Contarini.
Questa è la dimostrazione che i Contarini a Gozi, nel cedere
le loro proprietà terriere a Lorenzo Marchesini, gli avevano
ceduto anche i diritti per use d' acqua a suo tempo ottenuti.
Come si diceva poco prima, questo Giorgio Marchesini si adoperò
moltissimo per applicare alle terre di sua proprietà quei
concetti di innovazione che egli perseguiva frequentando I'Accademia
Agraria costituita all'interno dell'Accademia Olimpica. Ne è
la riprova anche quest'altra investitura ottenuta il 3 ottobre
1779 in seguito alla supplica presentata il 20 agosto 1779. (8)
Eccone il testo integrale:
"Illustrissimi ed Ecc.mi provveditori sopra li beni Inculti.
Udita la lettura della supplica del signor conte Giorgio Marchesini,
prodotto nel presente Ecc.mo Magistrato li 20 agosto 1779 con
la quale fu umilmente esposto essere stati investiti li di lui
auttori del presente Ecamo Magistrato negli anni 1589 5 giugno,
1717 10 aprile a 1720 6 settembre di alcune acque colatizie a
beneficio delli di lui beni posti in Coltura di S. Croce contrà
delle Maddalene, territorio vicentino, porzione del quale fu commutata
in use di risara in vigor di investitura 30 agosto 1775, in vicinanza
alla quale desiderando errigere sopra le acque investite una pilla
da riso con facoltà di potersene servire anco ad use di
macina da grano, quando la pilla non lavorerà, supplicò
perciò l'investitura della errezione della pilla suddetta
con promiscuo use come sopra a come in detta supplica a disegno
formato da domino Pietro Antonio Manton perito ordinario a da
Girolamo Soardi perito pubblico li 12 ottobre 1779. Sopra la qual
supplica essendo state pubblicate le stride come appar da responsive
del pubblico rappresentante di Vicenxa del dì 20 settembre
p.p. nel tempo delle quali non fu anco data alcuna contraddizione.
Veduto pertanto da SS.LL. il disegno suddetto a le giurate relazioni
di essi periti nelle quali refferiscono trattarsi dell'erezione
di una pilla sopra acque investite con facoltà di usarle
anco ad use di macina da grani, a che la presente concessione
non sarà per arrecar alcun pubblico o privato pregiudizio
e presente l'Ecc. mo Avvocato fiscale che con la visione delle
accennate investiture 1717 18 marzo a 1770 6 settembre a 23 marzo
1775 refferisce aver il suddetto Co. Marchesini adempiuto a quanto
viene dalle legge disposto per ottenere la presente investitura.
Mandano terminato, a terminando investono il signor Conte Giorgio
Marchesini della facoltà di poter errigere una pilla da
riso sopra le di lui acque investite nella pertinenza della Coltura
di S. Croce contrà delle Maddalene, territorio vicentino,
nel sito conotato in detto disegno con lettera A, con facoltà
di valersene anco ad use di macina da grani non lavorando della
pilla in tutto a per tutto come in detta supplica a giurate rellazioni
di essi periti, dovendo però prima in recognizione della
presente concessione pagar in cassa pubblica del Magistrato ducati
30 v. c. con li soliti aggravi; et in cassa di lieve di pene di
ducati 3 v.c. senza aggiunta nel termine di giorni 15, avendo
in detto tempo aver fatto libera renunzia dell'uso a facoltà
suddetta, altrimenti sia a s'intenda decaduto dal presente beneficio
et incorso nelle pene comminate dalla legge, fatto il qual pagamento
sarà rilasciato l'instrumento. Antonio vendramin
Andrea Morosini Zuanne Corner"
Ecco un'altra notizia di un certo interesse a che riguarda la
nostra zona oggetto di studio: la ben nota pila da riso, di cui
ancor oggi le persone più anziane hanno ricordi, fu realizzata
dal conte Giorgio Marchesini dopo il 1779, avendone ottenuta 1'autorizzazione
dal Magistrato veneziano dei Beni Inculti. Il disegno della pagina
seguente, evidenzia quanto dichiarato nell'atto di investitura.
Per consentire al lettore di localizzare il luogo di questa pila,
fatta costruire da Giorgio Marchesini, dirò che essa si
trovava alla confluenza di tre fossati dietro 1'attuale stalla
dei Dal Martello, la Roggia Contarina, la roggia Barchessadora,
a la roggia Rosa. Un dislivello creato apposítamente, consentiva
all'acqua dei tre fossati di avere la forza sufficiente a far
girare la ruota della pila da riso. Da qui, lungo la roggia Barchessadora,
che allora aveva il letto più largo di quello attuale,
con apposite barche il riso pilato veniva trasportato in quella
casa padronale con annesso porticato conosciuta come la "cà
nova" che si trova al pian delle Maddalene, nelle terre oltre
la fattoria dei Dal Martello, raggiungibile percorrendo un tratto
di strada del Pian delle Maddalene fino all'altezza della Centrale
Elettrica ed imboccando poi, la stradina bianca che svolta verso
destra. Qui, in un ampio "selese" il riso veniva essicato,
insaccato a quindi avviato al mercato.
Questa fattoria, ancor oggi ben conservata, sopratutto nell'ampio
porticato, appartiene oggi ad una famiglia Dal Martello.
Anche Giulia Marchesini, alla morte del padre Giorgio, si adoperò
per migliorare il fondo ereditato. Essa infatti il 3 dicembre
1785 presenta una nuova supplica al Magistrato Veneziano dei Beni
Inculti, tendente ad ottenere una investitura d'acqua per irrigazione
dei cinquanta campi adibiti a risaia, allegando il disegno elaborato
dal perito ordinario Steffano Foin a dal perito straordinario
provvisionale Gio Antonio Mattei il 4 maggio 1787. L'investitura
le viene concessa il 25 maggio 1787.
Questa nobildonna sposata con Antonio di Thiene, si trova dopo
pochi anni di matrimonio, da cui ha avuto un figlío, Leonardo,
vedova. Nonostante la disavventura, non abbandona il proprio impegno
verso i possedimenti di Maddalene, pur se oneroso, ed infatti
in un atto pubblico del 25 giugno 1814, con il quale vende a tale
Guzan Gaetano150 campi in comune di Bolzano Vicentino, ipoteca
i suoi beni di Maddalene che risultano essere:
82 campi arativi, prativi, a videgadi, con due case da Boaria
a tre da braccianti, situati nel circondario esterno del comune
di Vicenza, nella frazione Coltura di S. Croce, contrada delle
Maddalene, confinano a mattina con strada Marchesini, a mezzodì
strada consortiva ed a sera il seguente corpo, delineati essi
campi 82 nella mappa censuaria al n. 446; (questo mappale corrisponde
oggi, grossomodo alla campagna che dalla strada del pian di Maddalene
va verso sud fino all' attuale stradone Ambrosini; verso ovest
fino ai confini con il Comune di Monteviale, ovvero lungo la roggia
Dioma; a nord aveva come confine I'attuale stradina che porta
alla abitazione di Dal Martello conosciuta come "Ca Nova"
chiamata allora strada Marchesini.)
campi 129 circa prativi in detto circondario, a nella detta Coltura,
confinano a mattina il suddetto corpo, ed il seguente, Matteo
Bissari, e Francesco Ramanzin ed a sera il torrente denominato
la Dioma delineate in detta mappa censuaria al n. 447. (Questo
mappale confina a sud con il precedente mappale 446, ad ovest
con il comune di Monteviale, località Bagnara, a nord con
le proprietà dei conti Bissari e ad est con la attuale
strada comunale Monte Crocetta.) (n.d.a.)
campi 14 circa, arativi, in detto circondario a coltura con stalla
per 50 manze, stalla per due boarie a case per braciante, casa
da tre affitanze sopra, confina a mattina il seguente corpo, a
mezzodi a sera beni di questa ragione ed a tramontana comunali,
a Ramanzin suddetto, delineati in mappa al n. 448.
(Questo mappale corrisponde all'attuale breve tratto di terra
posto lungo la strada comunale di Monte Crocetta, partendo dalla
fattoria Dal Martello, fino alla vicina roggia Contarina.) (n.d.a.)
campi 81 circa arativi, piantati parte prativi ed anco brolivi
in detta sittuazzione a contrada, con casa sopra, confinano a
mattina Nono Luigi, Lago Giovanni Battista, Calgaro Silvestro,
a Mantovani Giordano, a mezzodì Checcato Giuseppe ed Andrea,
a sera il suddetto corpo primo, delineato in mappa essi campi
81 alli numeri 383, 435, 441, 442, 443, 444, 445 a 446.
(II mappale 383 è un tratto della parte più alta
dell'attuale Monte Crocetta; il mappale 435 è to stesso
un pezzo di Monte Crocetta, verso casa Dal Martello; i mappali
441, 442, 443, 444, 445, 446 sono tra loro vicini a corrispondono
alla attuale parte di Monte Crocetta posta attorno alla conosciuta
"Busa di Dal Martello". L'attuale casa di Dal Martello
era compresa nel mappale 445 ed era abitata dai lavoranti dei
Marchesini). (n.d.a.) campi 143 circa parte ad use di risaia,
parte arativi, situati nel comune di Monteviale nella contrada
Biron a della Bagnara con casa da Boaria, e barchessa grande da
riso, confinano a mattina con i fossi di confine
della Coltura di S. Croce, mappali n. 63, 66, 259 a 260.
La lettura di altri atti dello stesso periodo, mette tuttavia
in evidenza le crescenti difficoltà economiche in cui questa
nobildonna si dibatte, costringendola sovente ad ipotecare le
sue proprietà terriere per avere a prestito denaro.
Sembra di capire, leggendo questi documenti, che la causa principale
sia il figlio Leonardo, il quale, forse coinvolto nei turbinosi
avvenimenti di quegli anni, vive per un certo periodo a Milano,
senza riuscire a tornare dalla madre a Vicenza.
In un atto del 22 aprile 1816, la nobildonna Giulia Marchesini
ottiene da Fedele Lampertico un prestito di lire 150.000 che le
servono per sanare debiti contratti dal figlio Leonardo a dalla
moglie di questi Isabella Bonomo Muzan.ll
Per ottenere questa ingente somma, la vedova Di Thiene è
costretta a dare in garanzia le sue proprietà terriere
di Maddalene a non solo quelle, facendo intravedere una decadenza
inarrestabile.
In questo periodo alla nobildonna Giulia Marchesini subentra,
nel possesso delle estese proprietà di Maddalene, il figlio
Leonardo, il quale tuttavia il 31 marzo 1821 cede tutti i beni
terrieri ereditati, (circa 510 campi vicentini) a Tommasini Giobatta12
per la somma di 43.351 Napoleoni d'argento, per pagare i debiti
contratti durante la sua permanenza a Milano a tale Delmasi Giuseppe.
Finisce dunque miseramente la presenza dei Marchesini a Maddalene,
che pure avevano lavorato con impegno per rendere più redditizia
questa loro estesa campagna.
Passano solo pochi anni ed anche Gio. Battista Tommasini si trova
in gravi difficoltà economiche. I suoi possedimenti vengono
messi all'asta ed il 24 settembre 1829 il Tribunale provinciale
di Vicenza ne autorizza la vendita a tale Sabato Vivante, veneziano,
che viene anche a stabilirsi nella "casa dominicale"13.
Neppure quest'ultimo proprietario conserva tuttavia a lungo i
beni acquistati. Trova infatti acquirenti i conti Persico Matteo
a suo figlio Faustino, anche costoro veneziani a il 24 settembre
1844 lascia anche lui Maddalene.
Un ventennio più tardi, per la precisione
il 4 dicembte 1865 anche i conti Persico desiderano disfarsi dei
campi a Maddalene a trovano disponibilità all'acquisto
nel principe Giovannelli, anche questo veneziano, che dà
in affitto la campagna acquistata alla famiglia Dal Martello.
Questa stessa famiglia, sul finire del 1800 acquista a sua volta
quella stessa campagna fino ad allora lavorata per conto del principe
Giovannelli. is
La saga delle famiglie veneziane succedutesi in mezzo secolo termina
dunque con 1'arrivo a Maddalene della famiglia Dal Martello, i
cui eredi conservano tuttora notevoli proprietà terriere
(non tutte) che furono delle famiglie nobili sopra ricordate,
anche se divise per effetto delle spartizioni succedutesi fra
i vari membri della famiglia nel corso di questo secolo.
R. Menegozzo "Nobili a Tiepolo a Vicenza" pag. 73 a
segg.
Dal Ferro G. "Notizie ed albero genealogico della famiglia
Marchesini" ms 27.4.56 (3026) Vicenza Biblioteca Bertoliana.
S. Runmor Il Blasone Vicentino descritto ed illustrato Venezia
1899 pag. 173. G. Da Schio "Persone memorabili" ms 3387
3404 Vicenza Biblioteca Bertoliana.
A. S. VI. Libro dei traslati all'Estimo del 1665 busta n. 689.
A.S.VI. Libro dei traslati all'Estimo del 1655 busta n. 700.
A.S.VE. Beni Inculti Investiture busta n. 412.
A.S.VE. Beni Inculti Investiture busta n. 413.
A.S.VE. Beni Inculti Investiture busta n. 413. to A.S.VI. notaio
Pirani Giuseppe alla data. '1 A.S.VI. notàio Fantoni Giacomo
alla data a in data 13 maggio 1815. lz A. S. VI. notaio Tecchio
Francesco fu Sebastiano, alla data.
A.S.VI. notaio Tecchio Francesco fu Sebastiano, alla data. la
A.S.VI. Notaio Framarin Girolamo, alla data. is A. S. VI. Notaio
Framarin Girolamo, alla data.
I CONTI BISSARI GUALDINELLO
La famiglia dei conti Bissari Gualdinellol entra ufficialmente
in possesso del feudo di Costafabbrica il 26 novembre 1291, allorchè
Alberto Bibe di Padova, procuratore del Conte di Lozzo, ricevette
la rinuncia dei diritti sulla Villa di Costafabbrica a provvide
a nominarvi la famiglia Bissari Gualdinello. Questi dovette sborsare
al conte di Lozzo la somma di lire 4.250.
Nel 1070 il padre di Gualdinello aveva acquistato la Villa di
Sovizzo per la somma di lire 27.000. Questa disponibilità
di danaro a la capacità di compiere operazioni finanziarie
di vasta portata ci offrono chiare indicazioni sulla ricchezza
a potenza della famiglia. I cronisti ricordano infatti "la
famiglia Bissara come una delle più antiche famiglie di
questa città, nella quale sono stati Huomeni potenti di
ricchezze, d'amici a di fattione"2.
Originariamente i Bissari risiedevano a Vicenza nel centro storico,
in un edificio oggi inglobato nella Basilica Palladiana, poi in
corso Palladio, vicino a Porta Castello. Il Comune di Vicenza
acquistò nel 1220 il palazzo dei Bissari presso 1'attuale
Basilica, per destinarlo a residenza del Podestà, e nel
1226 La Torre della Piazza che fu poi per molto tempo ricordata
ancora come Torre Bissara.
Per quanto nobili a collegati agli ambienti civili ed ecclesiastici
non solo vicentini, i singoli componenti della famiglia Bissari
non ebbero mai la benchè minima esitazione nel prendere
posizioni radicali.3 Ne è un esempio 1'episodio che vede
come protagonista Guidone Bissari, figlio di Olderico. Insieme
con Giacomo Verlato, egli entrò dal governatore padovano
a to gettò dalla finestra. Fu per questo ricordato da alcuni
cronisti come il liberatore della Patria.
Nel '400, il personaggio della famiglia Bissari che più
si distinse, fu Matteo, oratore, giureconsulto a letterato. Nel
1425 egli fu scelto, assieme ad Antonio Loschi, per riformare
to Statuto della città.
Nel'500 i Bissari presero parte attivamente alla Accademia Olimpica.
Nel '600, tra le varie personalità di famiglia, emerse
quella di Pier Paolo Bissari. Egli si dedicò agli studi
di giurisprudenza, ma si interessò anche a quelli letterari.
Non si dedicò alla attività forense, preferendo
occuparsi della amministrazione del ricco patrimonio familiare.
Si legò sentimentalmente ad una donna già sposata,
a questo gli impedì di formare una famiglia regolare a
rinunciare per sè ed i figli al patrimonio dei Bissari,
che passò così al nipote Camillo, figlio di suo
fratello Ostilio.
Pier Paolo fu lodatissimo autore di opere teatrali a di testi
per melodrammi. La sua abilità di scenografo fu tale, che
fù chiamato alla corte di Ferdinando di Boemia, presso
la quale mise in scena numerosi spettacoli a curò anche
1'allestimento dei festeggiamenti per la nascita del primogenito
Massimiliano Emanuele. Per i suoi meriti fu da Federico nominato
gentiluomo di camera.
Alla fine del '700, Enrico, Mario, Pietro a Luigi Bissari, figli
di Girolamo Saverio, parteggiarono apertamente ed appassionatamente
per le nuove idee che spiravano dalla Francia rivoluzionaria,
in quel periodo che vide il crollo della Repubblica Veneta.
Sono proprio costoro che acquistano dal Magistrato Aggiunto sopra
Monasteri il 3 aprile 1792 le terre dell'ex convento di Maddalene
che vanno così ad ampliare le già vastissime proprietà
terriere della potente famiglia Bissarese. E sono sempre costoro
che all'indomani dell'arrivo delle truppe napoleoniche a Vicenza
cercano di trarre profitto dalla confusione in atto, non ottemperando
agli impegni assunti con la decaduta Repubblica Veneta per i pagamenti
da effettuare, come abbiamo avuto modo di leggere nelle pagine
precedenti.
Di questi figli di Girolamo Saverio, solo uno ebbe un erede maschio,
quel Girolamo Enrico Sforza, nato il 13 gennaio 1823 a che si
uccise a Torino, gettandosi da una finestra nel 1859.
Con la sua morte precoce, scompariva dalla scena la famiglia Bissari
ed il patrimonio fu diviso fra le varie discendenze, mentre il
castello andò a Gaudino Colleoni.
Anche questa illustre famiglia aveva notevoli proprietà
terriere sia al pian di Maddalene sia in una vasta zona al Moracchino,
a ridosso cioè dei confini con il comune di Vicenza.
Per ottenere migliori raccolti dalle loro terre, anche i conti
Bissari presentarono al magistrato veneziano dei Beni Inculti
alcune suppliche4 per investiture d'acqua, investiture che ottennero
in epoche diverse. Fra queste, ci sono sembrate degne di essere
riportate quelle rilasciate il 3 dicembre 1777 a la successiva
del 30 marzo 1789.5
Il testo della prima recita così:
"Illustrissimi ed ecc. mi Provveditori sopra li Beni Inculti.
Udita la lettura della supplica delli signori Conti Gualdinello
a E lli Bissaro prodotta nel presente ecamo Magistrato li 27 maggio
p.p. (1777) con la quale fu umilmente esposto goder essi signori
conti nei giorni festivi l'uso dell'acqua della roggia Arquà
sive Dioma con il mezzo della bocca Arquiello in vigor di confrirmazione
di possesso l3 luglio 1606 del presente ecc.mo Magistrato seguita
a favore del q. Co. Sforza Bissaro per nome suo a consorti per
l'irrigazione di 22 campi prativi in contrà del Moracchin,
Coltura di S. Croce, qual acqua servir potrebbe per ifgare anco
alcuni altri superiori beni di loro ragione situatti in dette
pertinenze, una come l'acqua medesima non sarebbe sufficiente
per irrigar gli uni a gli altri, supplicano l'investitura in
aggiunta dell'acqua stessa Belle acque scolatizie, cadenti da
beni del nobile signor Ferdinando Thieve, erede Franceschini,
adempiti gli usi investiti per valersene tanto sopra detti campi
22 ad use di irrigaxione, quanto sopra altri campi non divisi
in tre corgi a detto uso, a come in Betty supplica a disegno formato
dalli pubblici periti Domenico Rizzi, perito ordinario a da Domenico
Antonio Tomadelli perito estimatorio il 6 settembre 1777. Sopra
la qual supplica essendo state pubblicate le apposite stride come
appar da responsive del Responsabile di Vicenza del di 2 agosto
p. p. net tempo Belle quali essendo vats una contraddizione fù
quests volontariamente rimossa dally parte con costituto 25 settembre
1777.
Veduto pertanto da SS.LL. il disegno suddetto a le giurate relazioni
di detti periti, nelle quali refferiscono essere le acque colatizie
supplicate di onzie quattro che l'implorata concessione non sarà
per arrecar alcun pubblico 0 privato pregiudizio a presente l'avvocato
fiscale del Magistrato che riferisce aver detti signori Conti
supplicanti adempito a quanto viene dalle leggi disposto per ottenere
la presente investitura.
Le SS.LL. anno terminato a terminando investito li suddetti conti
Gualdinello a f.lli Bissaro delta facoltà di potersene
valere di onzie quattro Belle acque colatizie delta rozza Thieve
adempiti gli usi legittimi del signor conte Ferdinando Thieve
come pure Belle acque delta rozza Arquà sive Dioma per
use di irrzgaxione di campi nove di loro ragione in contrà
Belle Bianche divisi in tre corgi posti come sopra di potersene
service di ditte acque scoladizze unitamente alle predette acque
dell'Arquiello ad use di irrigazione sopra 22 campi detti il Morachin
posti in Coltura di S. Croce, configurati in possesso come sopra
a come in dette supplica, disegno a giurate relazioni di essi
periti ed obbligandosi con li costituti suddetti 25 a 26 settembre
1777 dovendo però prima in recognizione dells presente
concessione pagar in Cassa pubblica ducati 40 v.c. con li soliti
modi ed in cassa lieve di ducati 4 v.c... "
Queste terre sono identificabili attualmente come quelle poste
lungo la statale del Pasubio try quest'ultima arteria a il torrente
Orolo, località in cui scorre infatti la roggia Archiello
che va a finire net predetto torrente Orolo all'altezza dell'abitato
del Moracchino.
L'altra investitura, riguardava invece le terre dei Bissari poste
ai confini con le proprietà dei nobili Marchesini al piano
di Maddalene. Eccone il testo:
... Udita la lettura delta supplica delli signori Conti Camillo
a F.lli Bissaro q. Girolamo, prodotte net presente Magistrato
il 4 febbraio 1788, con la quale fù umilmente esposto possedere
essa famiglia nelle pertinenze di Costafabbrica, feudo di esso
territorio di Vicenza, in contrà Belle Maddalene campi
hove prativi, quali furono sempre irrigati con attune acque nascenti
nella campagna di loco ragione dette dell'Alberaria a d'altra
pots acqua di una " fontanella" che sorge in un fosso
divisorio che divide la campagna detta la "Fornasa"
di ragione di detti loro d'altra campagna detta la "Corte"
di ragione delli conti Gualdinello a Elli Bissaro; successi in
fatto de morti, nè ritrovando titolo dell'antico use a
possesso, umilmente supplicano che gli sia confirmato detto antico
use a possesso.
Dopo sentiti cinque testimoni firmati, le SS. LL. hanno terminato
e terminando confermano alli signori Camillo a Elli Bissaro q.
Girolamo l'antico use a possesso di tanta quantità d'acqua
nascente nella loro campagna detta "l'Alberaria" a della
fontana nascente nel fosso divisorio ... pagando ducati 14 v.
c. . . . "
Anche in questo caso, come in tutti i precedenti citati, le investiture
concesse sono a titolo oneroso, tuttavia calcolato sempre differentemente,
il che fa supporre, dipendesse sopratutto dalla quantità
d'acqua richiesta e anche presumibilmente dalla estensione terriera
interessata ad essere irrigata.
Le mappe o disegni delle pagine seguenti, consentono, di individuare
con approssimazione le zone interessate dalle domande di allora
con quelle oggi più conosciute.
1. Balistreri Lovato Vighy "Costabissara: Memorie
ecc." pag. 18 a 19.
2. B. Pagliarino "Croniche di Vicenza" Vicenza 1663
pag. 237.
3. Antonio Ranzolin "Una Antica famiglia di feudatari vicentini:
I Bissari" Vicenza 1985.
4. A.S.VE. Beni Inculti busta n. 413.
5. A.S.VE. Beni Inculti busta n. 413.
150