CAPITOLO XI
LA "COLTURA" DI SANTA CROCE FUORI DI VICENZA
Per meglio comprendere in quale modo sia
stato eseguito questo atto, redatto in data 29 dicembre 1793 dal
nodaro Giacomo Nichele, dobbiamo conoscere quale era, all'epoca,
la struttura amministrativa della città a della Coltura
(1)
Dobbiamo anzitutto ricordare che si stava esaurendo il tempo della
"Serenissima Repubblica Veneta", ma erano ancora vigenti
gli ordinamenti amministrativi da essa instaurati. La città
di Vicenza era territorialmente divisa in due zone: il Comune
vero a proprio, delimitato dalle mura e il Territorio del Comune,
fuori delle mura, formato da 11 villaggi denominati "colture".
Esse erano: Cavazzale, S. Croce, (un tempo chiamata coltura di
Portanova), Polegge, Campedello, Coltura di Camisano, Laghetto,
Povolaro, Lisiera, (ma fino al Tribolo), S. Vito, Casale, a ss.
Felice a Fortunato. (1)
Al vertice del governo cittadino c'erano due nobili veneti con
il titolo di Podestà l’uno a di capitano l'altro.
Altri due veneti nobili pure essi, nominati camerlenghi, presiedevano
la "camera del denaro". Tre assessori laureati in legge
e chiamati rispettivamente Vicario, Giudice del Maleficio a Giudice
delle cause puramente civili affiancavano il Podestà.
Il Senato Veneto ordinò al podestà che a fianco
degli otto deputati ad "utilia", eleggesse centocinquanta
cittadini, tra i migliori, includendo in detto numero un anziano
per ogni arte. Questi si affiancarono al Consiglio Maggiore dei
cinquecento a al Collegio dei Giureconsulti discendenti da famiglie
nobili a laureati in legge.
Il podestà era coadiuvato dal Capitano che aveva poteri
militari.
La città propriamente detta, con i Borghi a le Colture
costituivano la divisione fondamentale della città di Vicenza,
in quanto corrispondevano alle grandi tappe della sua storia.
Anche nel periodo in esame, i centri più importanti della
vita cittadina erano i borghi, ma anche le colture, un tempo occupate
da boschi a da paludi, si erano rinnovate a con il rinnovamento
economico venne affermandosi anche un rinnovamento demografico.
Il tutto è provato da una organizzazione propria consortiva
delle varie colture: una vera novità nella storia dello
sviluppo demografico e civile cittadina.
Fin dal primo seicento avevano dato vita ad una unione tra le
varie colture a protezione dei loro diritti ed anche per far valere
le proprie ragioni in occasione delle imposizioni fiscali: la
gente delle colture era la più povera tra la popolazione
cittadina. Così ad esempio, quando nei primi anni del '600
Venezia tassò tutti i Comuni vicentini per un contributo
alla costruzione della fortezza di Palma, le nostre colture opposero
un netto rifiuto adducendo il motivo della loro condizione particolarmente
misera. Furono condannate a Vicenza e a Venezia a nel 1611 si
trovarono di fronte ad una imposizione globale di ben 2900 ducati.
Sembra che i primi a cedere di fronte all'inesorabile fiscalismo
veneto siano stati "gli Huomini della Coltura di S. Croce
a Pusterla", i quali il 16 settembre 1611 si arresero alle
decise imposizioni. I motivi di opposizione sembra dipendessero
dal fatto che i nuclei abitati delle colture, equiparati nel caso
alle comunità del territorio, si sentivano messi in posizione
ingiusta. Infatti gli uomini delle colture facevano parte della
città e 1'organizzazione delle loro vicinie era molto diversa
rispetto alle vicinie dei comuni del territorio. Mentre nel territorio
ogni nucleo e comune costituiva una unità, i nuclei delle
colture si trovavano in qualche modo messi in fascio. Era difficile,
quindi, mettere questi ultimi nuclei sul piano delle comunità
del territorio, in una equa tassazione. (2)
L'organizzazione della Coltura aveva come rappresentante massimo
il "decano" (degan), coadiuvato dai governatori e consiglieri,
cui spettava la rappresentanza della Coltura e che dipendenvano
dalle autorità cittadine per quanto riguardava gli ordini
che queste impartivano alle Colture ed ai suoi abitanti, e ricalcava
la più antica organizzazione comunale del territorio, che
convocavano a presiedevano le "vicinie" .
Erano queste, riunioni dei capi famiglia della coltura, alle quali
erano ammessi tutti coloro che avevavo una età superiore
ai venti anni, a che venivano convocate di volta in volta per
deliberare su argomenti di pubblico interesse (3)
Tra le incombenze della popolazione della Coltura di S. Croce
vi era anche quella di tenere pulite a transitabili le strade
che conducevano alla città, ed inoltre dovevano, a turno
con le altre Colture provvedere a portare la sabbia necessaria
in piazza dei Signori in occasione di Giostre ed altre manifestazioni
simili (4).
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Un episodio interessante a al contempo significativo
del rapporto esistente tra governo cittadino a rappresentanti
della Coltura, meritevole di essere narrato, è quello avvenuto
nell'agosto 1751.
La strada "traversa" che dal Capitello portava a Rettorgole,
ovvero 1'attuale via Lobbia, si trovava in stato impraticabile
a causa delle numerose buche esistenti causate da una totale mancanza
di manutenzione. Il 26 agosto 1751 il conte Alvise Da Schio, "ingrossadore",
impose con una ordinanza al decano della Coltura di S. Croce di
ripristinare la detta strada entro dieci giorni dalla avvenuta
comunicazione. Questo significava costringere la povera gente
della Coltura a sobbarcarsi un altro onere non indifferente per
consentire ai cittadini di viaggiare con le loro carrozze per
spostarsi dalla città alla campagna senza troppe difficoltà.
I Governatori non si sentirono affatto obbligati ad eseguire i
comandi ricevuti e l’ 11 settembre seguente scrissero una
lettera al conte Da Schio dichiarando nullo, a loro modo di vedere,
il mandato del 26 agosto predetto, essendo la strada interessata
di dominio pubblico a non della Coltura. Con altra lettera del
23 settembre 1751, l’autorità cittadina riordinò
ai colturali di eseguire l’ordine loro impartito il 26 agosto
precedente. Ne seguì un'altro diniego da parte dei governatori
della Coltura di S. Croce.
La controversia finì davanti al Consiglio dei, quaranta
per la discussione a alla fine ottenne 23 voti a favore della
città a solo quattro a favore della Coltura. Non poteva
in effetti, andare diversamente la votazione, considerata la disparità
di forze rappresentate nel Consiglio che privilegiava spudoratamente
la popolazione della città a discapito di quella del territorio.
Non cedette tuttavia, la gente della Coltura a tale nuova imposizione
e anzi, il 10 ottobre 1752 scrisse nuovamente alla città
per negare l'obbligo di sistemare la strada traversa, sentendosi
la popolazione del luogo troppo oppressa da tali ingiuste ordinanze
(5)
Ciò nonostante, alla fine gli abitanti della Coltura furono
costretti a sottostare alle ordinanze loro impartite dal podestà
a avallate dal Consiglio dei Quaranta a ripristinarono, seppur
controvoglia, la strada di Lobbia.
1 G. Giarolli "Vicenza nella sua toponomastica"
prefazione
2 G. Mantese "Memorie storiche..." pag. 647 a seguenti
vol. IV
3 G. Mantese "Memorie storiche..." pag. 536 a seguenti
vol. IV
4 e 5 Biblioteca Bertoliana Colture della città buste n.
161 a 162