| |
CAPITOLO
I
IL
TERRITORIO
ALL'INIZIO DEL SECONDO MILLENNIO
Sono molti gli autori che ci ricordano il míserevole
stato di abbandono in cui 1'intero territorio italiano si trovava
dopo la caduta dell'Impero Romano, a causa delle frequenti invasioni
dei barbari. E' facile convincersi che la maggior parte della terra
doveva essere incolta, non essendo la popolazione dell'epoca, sufficientemente
protetta durante il lavoro nei campi, dal pericolo causato dalle
innumerevoli a frequenti calate di orde barbariche. La fuga dalle
campagne dentro le mura delle città fortificate, che maggior
sicurezza davano alla gente, fece sì che prati e campi abbandonati
diventassero rigogliosi boschi. Il terreno fertile e 1'abbondanza
di acqua presente anche nella zona di Maddalene, favorì indubbiamente
la crescita di questi boschi, a la dimostrazione viene dalla denominazione
che aveva in quei tempi la nostra località: S. Maria Maddalena
de "gazo", termine che significava appunto, bosco.(1)
Tuttavia la terra coltivabile dentro le mura della città
cominciò ben presto a non essere più sufficiente a
sfamare la popolazione qui residente, costringendo gli stessi abitanti
a spostarsi piano piano fuori le mura, alla ricerca di nuove terre
da disboscare a da lavorare.
Grande benemerenza per il recupero di queste terre va ai frati Benedettini,
presenti anche a Vicenza, i quali scuotendo l'ignavia ed il timore
in cui era caduta parte della popolazione, riuscirono, con azioni
esemplari ad additare alle paurose genti la via della prosperità
materiale a della redenzione spirituale. Va attribuito quindi a
loro il merito di aver ridestato nella gente 1'amore per la terra
a di aver indicato il rimedio ai danni causati dalle invasioni barbariche.
La testimonianza dell'opera benefica svolta dai frati, sono i numerosi
monasteri, conventi, eremi sparsi un pò dovunque in tutto
il circondario esterno del comune di Vicenza, dove fungevano da
centri propulsori di energie, una sorgente di nuova vita ed una
cattedra di cultura dalla quale, mentre impartivano i comandamenti
della legge divina, si davano anche nozioni pratiche in materia
di agricoltura.(2)
Anche le terre attorno all'eremo di S. Maria Maddalena furono piano
piano disboscate, bonificate a rese fertili, con opere di contenimento
delle acque che in zona sorgevano spontanee a copiose, contribuendo
a rendere coltivabili i campi fino a qualche tempo prima ridotti
a malsane paludi. La pazienza ed il duro lavoro svolto dagli abitanti
in quegli anni, contribuì a dare al territorio quella fisionomia
che ancor oggi possiamo ammirare a che ci permette di goderne le
bellezze in ogni giorno dell' anno.
1 G. Mantese
"Memorie storiche ecc." pag. 382, paragrafo 78.
2 G. Giarolli
"Vicenza nella sua toponomastica" pag. XIV
| |